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Hans Carossa

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Targa commemorativa nella casa di Hans Carossa

Hans Carossa (1878 – 1956), scrittore e poeta tedesco.

Diario di guerra

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  • [Da una lettera del soldato Glavina] Sì; se andiamo in cerca di fatiche e pericoli, così come ci vengono incontro, ci prepariamo per fatiche più nobili, pericoli più reali. Io sono come un uomo d'azione che non conosce ancora la sua azione. «Rapisci la luce alle fauci del serpente!» Qual è la voce che mi grida a volte queste parole nel sonno profondo?» (Da Nota di diario del 16 ottobre 1916, p. 28)
  • Non son molti coloro che conoscono le inesauribili, sempre attive energie della parola viva. Quanti sanno che i poeti hanno strofe nate dal cuore, cariche della forza di intere generazioni, paragonabili agli elementi radioattivi, ma assai più meravigliose, perché mentre i loro autori sono già annientati attirano ancora le forze del mondo ed emanano onde che rinnovano e rigenerano? Alcune sono tanto potenti da rimettere in moto gli ingranaggi dell'anima più affranta, e forse per esse val la pena di sostare alquanto sulle montagne della morte, perché certo lassù esse echeggiano più pure e più vigorose. (da Nota di diario del 22 ottobre 1916, pp. 49-50)
  • In cospetto dei morti ogni parola non interamente vera, non interamente sobria, si spegne come in uno spazio senz'aria. In fondo ognuno percepisce dentro di sé un senso che si foggia una comunanza di pensiero e d'azione al di sopra di tutti i pianeti. Restiamo vigili entro il nostro cerchio più ristretto! Come può una stella errante essere avversa a chi dal proprio centro riconosce e risolve le cose più vicine e necessarie? Egli si è alleato allo spirito di tutti gli astri, e asseconda i moti dell'eterna vicenda. (da Nota di diario del 4 novembre 1916, p. 79)
  • Nel bel mezzo della zona mortale vedemmo dei tedeschi, feriti leggermente, che scendevano il pendio; alcuni pallidi, smarriti, altri pieni di petulanza, camuffati con cinture, panciotti, decorazioni di nemici morti, come di carnevale. Uno porta un grammofono preso nelle trincee rumene; ora gli viene l'idea di deporlo su un sasso e di caricarlo; il paggio delle «Nozze di Figaro» incomincia a cantare e la melodia di Mozart risuona come la voce di un demente in un mondo sconvolto. (da Nota di diario del 16 novembre 1916. Hallesul, alle falde del Runcul mare, pp. 103-104)
  • [Dalle note del soldato Glavina] «Come può risorgere ciò che non è mai stato sepolto? Andate attorno nell'ora dodicesima! Raccogliete tra le sorde macerie l'immagine umana sovente spezzata! Muratela segretamente sotto i nuovi edifici!» (da Nota di diario del 5 dicembre 1916, p. 147)
  • Prima di coricarmi ritorno a Glavina:
    «Su cortecce e su rupi, come i viandanti di altri tempi, voi lasciate dei segni, perfino sulla sabbia e sulla neve, e se la morte v'abbatte per via, trapassando allettate ancora con cibi e dolci invocazioni gli uccelli selvaggi del cielo, e scrivete sulle candide ali purpurei runi d'amore.» (da Nota di diario del 5 dicembre 1916, p. 149)
  • [Dalle note del soldato Glavina] Il sole, la grande anima, nulla sa di albe e tramonti, e non arde esso in noi? Non si compiono ad ogni ora, vicino e lontano, intrepidi atti d'amore? L'intimo-eterno, non alita sul mare da fronte a fronte, come un soffio? E non forse dai teneri zefiri cresce e si forma l'uragano di Dio? (da Nota di diario di Venerdì, 15 dicembre 1916, ore 3 3/4, p. 184)
  • [Dalle note del soldato Glavina] Sul confine fluttuante tra la luce e la notte primordiale, voi v'approssimate cantando. Colui che voi salutate, trasforma la sua vita. La vostra canzone celeste trapassa in ogni coscienza.
    Voi mutate le dure catene in tenui redini fatate. L'incatenato guida chi lo ha messo in catene, ed entrambi riconoscono la libertà. (da Nota di diario di Venerdì, 15 dicembre 1916, ore 3 3/4, p. 185)

Incipit di Adolescenza

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Nell'autunno del 1915, mentre eravamo al fronte, presso Becelaere, un compagno di guerra, al quale avevo chiesto dei libri, mi diede questi fogli. Cominciai a leggerli, ma non arrivai oltre la terza parte: trovavo fosse un po' troppo pretendere che, in mezzo agli scoppi delle granate e alle grida dei feriti, mi dovessi trasportare col pensiero nel mondo di un bambino pieno di ghiribizzi.[1]

Note

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  1. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia

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  • Hans Carossa, Diario di guerra, traduzione di Anita Rho, Sperling & Kupfer, Milano, 1941.

Altri progetti

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