Hans Hellmut Kirst

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Hans Hellmut Kirst

Hans Hellmut Kirst (1914 – 1989), scrittore tedesco.

Dio dorme in Masuria[modifica]

Incipit[modifica]

«Tu terrai la bocca chiusa, Frieda,» disse l'omone che stava facendo la prima colazione in terrazza. «Parlare non resuscita i morti. E lasciamolo in pace per poter vivere in pace anche noi qui. Hai capito?»
«Io non mi chiamo Frieda,» rispose la donna che stava di fronte all'uomo, seduta sull'orlo di una sedia.
«Io mi chiamo Elfriede.»
L'omone fece una smorfia e rise silenziosamente. Raccolse dal piatto una forchetta di uovo al tegame e la portò alla bocca spalancata. Il boccone non gli andò di traverso; soltanto, cessò il ritmico sussultare della pancia. L'omone masticava di gusto, guardando quasi affettuosamente il prosciutto affumicato che aveva davanti, sulla tavola.

Citazioni[modifica]

  • Noi viviamo nell'ultimo angolo del paradiso che sia rimasto all'umanità. Dobbiamo conservarcelo. (p. 7)
  • Tutti quanti noi abbiamo a volte ore in cui saremmo capaci di uccidere; e non di rado vorremmo uccidere noi stessi. (p. 8)
  • Una cavalla è più sensibile di una donna, specialmente se è una cavalla di razza. (p. 20)
  • Noi sosteniamo le autorità che ci sostengono. Anche lo Stato e le altre autorità sono voluti da Dio, così come proprietà e inifluenza degli uni e povertà e nessuna importanza degli altri. (p. 22)

08/15 La vittoria finale del tenente Asch[modifica]

Incipit[modifica]

«Da questo momento assumo il comando io,» disse il colonnello, che si chiamava Hauk, o almeno si era presentato come «colonnello Hauk». Si era presentato con la gelida cortesia del superiore sicuro di essere il superiore.
Il colonnello Hauk volse lo sguardo sugli ufficiali raccolti intorno a lui nel boschetto di betulle. Il suo viso senza rilievo, dalla pelle grigiastra, non mutò espressione. Nei suoi occhi si leggeva stanchezza, non disgiunta da una certa nobiltà.
«Mi hanno inteso?» domandò il colonnello, con una sfumatura d'impazienza nella voce.

Citazioni[modifica]

  • Noi non siamo mai caduti così in basso in tutta la nostra storia, Ciò che abbiamo visto, nessuno lo dimenticherà mai. Nessun popolo si è inferto ferite così profonde. Ora occorre una sola cosa: guarire, guarire, guarire. (p. 130)

Bibliografia[modifica]

  • Hans Hellmut Kirst, Dio dorme in Masuria (Gott schlaft in Masuren), traduzione di Mario Merlini, Aldo Garzanti Editore, 1972.
  • Hans Hellmut Kirst, 08/15 La vittoria finale del tenente Asch (Null-acht fünfzehn bis zum Ende), traduzione di Mario Merlini, Garzanti, 1967.

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