Hany Abu-Assad

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Hany Abu-Assad (1961 – vivente), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico palestinese con cittadinanza israeliana, naturalizzato olandese.

Citazioni di Hany Abu-Assad[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Alla fine io faccio film, voglio solo raccontare le mie storie, non voglio rappresentare una bandiera né una causa. Ma durante la campagna promozionale degli Oscar, sono diventato una sorta di leader politico ed è una cosa che odio.
In the end, I am a filmmaker, I just want to make my stories, not represent a flag or a cause. But during the Oscar campaign, I became a sort of political leader or spokesman, and I hated it.[1]
  • [A proposito di Adam Bakri] Lo richiamai tante volte per metterlo alla prova sotto ogni aspetto possibile, volevo proprio vedere se era emotivamente capace di sopportarlo. E penso che fu davvero la scelta migliore, non ho alcun ripensamento. Aggiunge un'ampia dimensione al film. [..] È difficile saper comunicare forza e vulnerabilità allo stesso tempo e lui è stato capace di farlo in modo molto convincente.
I called him back several times to test him from every possible angle. I really wanted to see how he was able to emotionally carry this for me. And he really was the best choice, I think. I have no regrets in choosing him. He adds such dimension to the movie. [...] Showing both strength and vulnerability is difficult, and he was able to do that in a very convincing way.[2]
  • Quando stavamo girando Paradise Now, pensavo ci fosse una spia nella troupe che stesse passando informazioni all'esercito israeliano. Forse era vero, forse no, ma iniziai a sospettare della mia stessa squadra perché ovunque andassimo, qualsiasi piano avessimo, l'esercito era lì. Forse era un caso, forse era il loro compito trovarsi lì, ma iniziai a dubitare della gente ed è una sensazione orribile – un incubo. [...] Quando diventi paranoico inizi a credere all'impossibile.
When we were shooting Paradise Now, I thought there was a traitor inside the crew giving the army information. Maybe it was true, maybe wasn't, but I started to suspect people in my own crew. Because wherever we went, whatever plan we had, the army was there. Maybe by accident, maybe it's the army's job to be there! But you start to suspect people, and it's a very horrible feeling – a nightmare. [...] When you become paranoid, you start to believe the unbelievable.[3]

Note[modifica]

  1. (EN) Dall'intervista di Larry Rohter, Hany Abu-Assad on "Omar" and Strange Coincidences, The Carpetbagger, NyTimes.com, 11 dicembre 2013.
  2. (EN) Dall'intervista di R. Kurt Osenlund, Interview: Hany Abu-Assad Talks Omar, SlantMagazine.com, 21 febbraio 2014.
  3. (EN) Dall'intervista di Nicolas Rapold, Interview: Hany Abu-Assad, FilmComment.com, 24 febbraio 2014.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]