Dan Simmons

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Una copia di Hyperion

Dan Simmons (1948 – vivente), scrittore statunitense.

Citazioni di Dan Simmons[modifica]

  • Tanto detesto la morte, le buie porte dell'Ade, quanto detesto un uomo che con le labbra dice una cosa e nel cuore ne cela un'altra. (da Ilium. La Rivolta, traduzione di G. L. Staffilano, Mondadori, 2004)

La mia carriera di scrittore[modifica]

  • Qualche volta penso alle cose che mi piacerebbe scrivere. Vorrei fare un romanzo come un ologramma, un libro che, spaccato in quattro e aperto in ogni sua parte, continuasse a mostrare un'immagine intera e perfetta. [...] Detto in altri termini, il mio ideale sarebbe un romanzo "ipertestuale" senza il supporto tecnologico. (p. 5)
  • Se leggi un certo libro vuoi entrare in una certa atmosfera. [...] D'altra parte è molto piacevole sfidare regole e aspettative: non è una missione, ma personalmente provo una grande soddisfazione quando mi capita di leggere una pagina scritta da qualcuno che conosce perfettamente le regole del gioco e tuttavia le usa per scopi diversi, innovativi. Violare le convenzioni stabilite significa, in fondo, adoperarle in modo nuovo, e questo vale sia per il lettore che per lo scrittore. (p. 6-7)
  • La mia definizione dell'arte è semplice: è ciò che mi fa sentire inquieto, che in qualche modo mi provoca. (p. 7)
  • Penso che l'arte di un libro vada celata il più possibile, resa trasparente, in modo da non infastidire il lettore con la sensazione di una tecnica all'opera. Il primo livello di lettura dev'essere immediato, cristallino. Poi naturalmente viene il piacere di scoprire il "qualcosa in più" che c'è in ogni libro riuscito, il rombo sotterraneo della metropolitana, tanto per usare una metafora; ma il nostro piacere non dev'essere guastato dal fatto di non capire gli ulteriori livelli a cui l'autore lavora. E non alludo soltanto al simbolismo o all'allegoria, ma a livelli del tutto personali e poetici, ai quali magari non è facile arrivare. Ci basti intuire che esiste una vena più ricca, che volendo potremo tornarci, e ci sentiremo meglio. (p. 7)
  • A me dispiace terribilmente di dover morire perché so che non avrò ancora visto tutto. E del resto, anche chi ha visto tutto è ben lieto di ricominciare. (p. 9)
  • Di me si può dire questo: sono uno scrittore di fantascienza, uno scrittore dell'orrore e uno scrittore punto e basta. Mi rivolgo a tre tipi di pubblico che non s'incontreranno mai, e tuttavia ho cercato di presentarli l'uno all'altro perché si scambiassero almeno una stretta di mano. (p. 9)

[Dan Simmons, La mia carriera di scrittore, in Hyperion. La caduta di Hyperion, A. Mondadori, Milano, 1997. ISBN 8804425040]

Hyperion[modifica]

Incipit[modifica]

Nella loggia della sua astronave color ebano, il Console dell'Egemonia suonava, su uno Steinway antico ma ben conservato, il Preludio di Do diesis minore di Rachmaninoff; in basso, fra le paludi, enormi creature verdi simili a sauri si agitavano e mugghiavano. A nord s'addensava un temporale: nuvoloni d'un nero livido facevano da sfondo a una foresta di gimnosperme giganti; stratocumuli torreggiavano a nove chilometri d'altezza nel cielo violento. Più vicino alla nave, vaghe sagome a forma di rettile urtavano di tanto in tanto il campo d'interdizione, mandavano un grido e s'allontanvano rumorosamente nella nebbia color indaco. Il Console si concentrò su un difficile passggio del Preludio, senza badare al temporale e alla notte in arrivo.

Citazioni[modifica]

  • Mark Twain, nel suo modo familiare, espresse questa opinione: "la differenza fra la parola giusta e la parola quasi giusta è la differenza tra il fulmine e la lucciola". Una definizione azzeccata, ma incompleta. Durante quei lunghi mesi in cui su Porta del Paradiso iniziai i Canti scoprii che la differenza fra trovare la parola giusta e accettare la parola quasi giusta era la differenza fra l'essere colpito da un fulmine e assistere semplicemente alla sua caduta. (cap. 2, p. 174)

Explicit[modifica]

Proprio dove iniziava l'oscurità, il sentiero diventava più largo. Il Console si spostò a destra, Kassad gli si accostò, Sol Weintraub riempì lo spazio vuoto: anziché in processione, i sei avanzarono gomito a gomito. Brawne Lamia prese nella sua la mano di Sileno, con l'altra strinse quella di Sol.
Continuando a cantare a voce alta, procedendo di pari passo, senza guardarsi indietro, scesero nella valle.

La caduta di Hyperion[modifica]

Incipit[modifica]

Nel giorno in cui la flotta di astronavi partì per la guerra, nell'ultimo giorno della vita così come noi la conosciamo, fui invitato ad un party. C'erano party dappertutto, quella sera, su più di centocinquanta mondi della Rete, ma il mio era l'unico che contasse. Per mezzo della sfera dati comunicai che accettavo l'invito, controllai che il mio migliore abito da sera fosse pulito, me la presi comoda a farmi il bagno e la barba, mi vestii con cura meticolosa e all'ora fissata adoperai il diskey usa-e-getta contenuto nel chip d'invito, per teleportarmi da Esperance a Tau Ceti Centro. In quell'emisfero di TC² era tardo pomeriggio. Una luce bassa e intensa illuminava le alture e le valli del Parco dei Cervi, le torri grigie del complesso amministrativo più a sud, i salici piangenti e le splendide pirofelci lungo le rive del fiume Teti, i bianchi colonnati della stessa Casa del Governo. Gli ospiti arrivavano a migliaia, ma il personale del servizio di sicurezza accoglieva ciascuno di noi, confrontava con gli schemi DNA i codici d'invito e indicava con un gesto cortese come raggiungere bar e buffet. "Signor Joseph Severn" confermò la guida, in tono educato. "Sì" mentii. Severn era il mio nome, allora, ma non la mia identità.

Citazioni[modifica]

  • "Fiori" mormorò Keats poco dopo, appena Hunt accese la lampada sul cassettone. Teneva gli occhi spalancati e fissava il soffitto, con un'espressione di pura meraviglia infantile. Hunt lanciò un'occhiata in alto e vide le sbiadite rose gialle dipinte in riquadri azzurri sul soffitto. "Fiori... sopra di me" mormorò Keats, fra gli sforzi di respirare. Hunt, fermo alla finestra, fissava le ombre al di là della Scalinata Spagnola, quando il respiro rauco e penoso vacillò, si bloccò, e Keats ansimò: "Severn... alzami! Muoio". Hunt si sedette sul letto, sollevò il poeta. Il calore fluì dal piccolo corpo che pareva pesare niente, come se la reale sostanza dell'uomo fosse stata bruciata via. "Non spaventarti. Fatti forza. E ringrazia Dio che sia giunta!" ansimò Keats. E il terribile respiro rauco cessò. Hunt aiutò Keats a distendersi in posizione più comoda, mentre il respiro tornava a un ritmo normale. Cambiò l'acqua nel catino, inumidì uno straccio pulito e tornò al letto, solo per trovare Keats morto. (cap. 43, p. 450)

Explicit[modifica]

Brawne sentì il vento caldo tirarle i capelli. Alzò il viso verso il cielo e agitò il braccio, senza cercare di nascondere o di asciugare le lacrime, continuò a salutare con forza, ora che la splendida nave puntava la prua e saliva al cielo, con la sua vivida scia di fiammma azzurra e, come un urlo distante, creava un improvviso bang sonico che increspò il deserto ed echeggiò contro i picchi lontani.
Brawne non cercò di trattenere le lacrime e salutò di nuovo e continuò ad agitare il braccio al Console che partiva e al cielo e ad amici che non avrebbe più rivisto e a una parte del proprio passato e alla nave che s'innalzava come una perfetta freccia di ebano scagliata dall'arco di un dio.
Sfolgorò ancora...

Endymion[modifica]

Incipit[modifica]

Sono sicuro che leggi questo scritto per la ragione sbagliata.
Se lo leggi per imparare che cosa si prova a far l'amore con un messia, il nostro messia, allora non dovresti proseguire nella lettura, perché sei poco più d'un voyeur.
Se lo leggi perché sei un appassionato dei Canti del vecchio poeta e muori dalla voglia di sapere quale fine hanno poi fatto i pellegrini su Hyperion, rimarrai deluso. Non so che cosa sia accaduto alla maggior parte di loro: vissero e morirono quasi tre secoli prima della mia nascita.
Se leggi questo scritto per capire meglio il messaggio di Colei Che Insegna, anche in questo caso rimarrai forse deluso. Ero interessato a lei come donna, lo confesso, non come maestra o come messia.
Se lo leggi infine per scoprire il destino di lei, o addirittura il mio, leggi il documento sbagliato. Per quanto il suo e il mio destino sembrino inevitabili e prestabiliti come per qualsiasi persona, non ero con lei quando si compì il suo, e il mio attende l'atto conclusivo proprio mentre scrivo queste parole.
Già mi sorprenderebbe il semplice fatto che tu legga questo scritto. Ma non sarebbe la prima volta che gli eventi mi sorprendono. Gli ultimi anni sono stati per me una successione di eventi improbabili, ciascuno più straordinario e, a quanto pare, inevitabile del precedente. Scrivo infatti per condividere con altri questi ricordi. Forse non proprio per condividerli (lo so, è molto poco probabile che qualcuno trovi i miei scritti) ma soltanto per mettere sulla carta la serie di eventi, in modo da darle nella mia mente forma compiuta.

Citazioni[modifica]

  • I miei pensieri erano come mercurio... scivolavano sempre via, prima che potessi afferrarli o sagomarli in forma coerente.

Explicit[modifica]

Un bell'oggetto è gioia per sempre: | la sua bellezza aumenta; per sempre | non cadrà in nulla, ma manterrà | dimora quieta per noi e sonno pieno | di dolci sogni e salute e quieto respiro.

E così, Raul Endymion, finché non c'incontreremo di nuovo sulle tue pagine, in folle estasi, ti dico adieu...

Tu figlio adottivo di silenzio e lento tempo, | storico silvano che può così esprimere | un fiorito racconto più dolce dei nostri versi: | quale leggenda frangiata di foglie tormenta la tua forma | di divinità o di mortale, o d'entrambi, | in Tempe e nella storie d'Arcadia? | Che uomini o dèi sono questi? Che riluttanza di fanciulle? | Che folle ricerca? Che lotta per sfuggire? | Che flauti e tamburelli? Che folle estasi?

Per ora, amore mio, ti auguro dolci sogni e salute e quieto respiro.

Il risveglio di Endymion[modifica]

Incipit[modifica]

«Il papa è morto! Lunga vita al papa!»
Il grido echeggiò per tutto il cortile vaticano di San Damaso, subito dopo la scoperta, negli appartamenti papali, del corpo senza vita di papa Giulio XIV. Il Santo Padre era morto nel sonno. Nel giro di qualche minuto la notizia si diffuse nel gruppo di edifici male assortiti tuttora noto come Palazzo Vaticano e poi si sparse fuori, in tutto lo Stato del Vaticano, con la velocità di una scintilla elettrica in un ambiente di ossigeno puro. La notizia della morte del papa esplose nel complesso di uffici del Vaticano, balzò dalla gremita porta di Sant'Anna al Palazzo apostolico e all'adiacente Palazzo del governo, trovò orecchie attente tra i fedeli nella basilica di San Pietro, tanto da spingere l'arcivescovo celebrante la messa a girare la testa per scoprire la causa di quei bisbigli e mormorii senza precedenti nella folla di fedeli; poi si riversò con i fedeli fuori della basilica e si diffuse nella più fitta folla in piazza San Pietro, dove da ottanta a centomila visitatori, turisti e funzionari della Pax, reagirono come una massa critica di plutonio spinta alla fissione.

Citazioni[modifica]

  • "Tu non capisci, Raul, ma loro capiscono! Già parlano di me come di un virus. Hanno ragione: è esattamente ciò che potrei essere per la Chiesa. Un virus, come l'antico ceppo HIV sulla Vecchia Terra o come la Morte Rossa che imperversò nei pianeti della Periferia dopo la Caduta. Un virus che invade ogni cellula dell'organismo e ne riprogramma il DNA... o almeno infetta un certo numero di cellule, per cui l'organismo crolla, vieno meno... muore." (cap. 8, p. 130)

Explicit[modifica]

Agitammo il braccio in un ultimo addio. Toccai i fili di volo. Il tappeto vecchio di secoli si alzò a cinquanta metri, volò sopra la vagabonda fetta di città e la torre di pietra, girò intorno alla nave spaziale del console, nera come ebano, e ci portò lontano, a ponente. Già fiduciosi nella stella Polare come guida, discutendo a bassa voce di un possibile posto per accamparci su terreno rialzato alcuni chilometri più a ovest, sorvolammo la tomba del vecchio poeta dove il silenzioso Shrike stava di sentinella, passammo sopra il fiume dove le increspature e i mulinelli luccicavano agli ultimi raggi del tramonto e prendemmo quota, guardando in basso i prati rigogliosi e le meravigliose foreste del nostro nuovo terreno di gioco, il nostro antico mondo, il nostro nuovo mondo, il nostro mondo primo e futuro e più bello di tutti.

Incipit di alcune opere[modifica]

Drood[modifica]

Mi chiamo Wilkie Collins. Poiché è mia volontà che questo documento venga pubblicato cent'anni dopo la mia dipartita, è probabile che il mio nome non vi dirà niente. Ma c'è chi mi definisce un giocatore, e chi lo dice non sbaglia. Scommetto dunque che tu, Caro Lettore, non avrai mai letto né sentito parlare dei miei libri e delle mie opere teatrali. Forse voialtri britannici o americani da qui a centoventicinque anni non parlerete neanche inglese. Magari vestirete come ottentotti, vivrete in grotte illuminate a gas, vi sposterete con il pallone aerostatico e comunicherete mediante pensieri telegrafati, senza l'impaccio di una lingua scritta o parlata.

Flashback[modifica]

1.01
Zona Verde Giapponese sopra Denver, venerdì 10 settembre

«Probabilmente si sta chiedendo perché le ho chiesto di venire qui oggi, signor Bottom» disse Hiroshi Nakamura.
«No» disse Nick. «So perché mi ha fatto portare qui.»
Nakamura sbatté le palpebre. «Ah sì?»
«Sì» disse Nick. Cazzo, pensò. Ormai ci sei dentro. Nakamura vuole ingaggiare un detective. Mostragli che sei un detective. «Vuole che le trovi la persona o le persone che hanno ucciso suo figlio, Keigo.»

Gli uomini vuoti[modifica]

Bremen lasciò l'ospedale e la moglie morente, e prese verso est, in direzione del mare. Le strade erano intasate dalla gente di Filadelfia che fuggiva la città per quell'insolitamente caldo weekend pasquale, e lui fu costretto a concentrarsi sul traffico lasciando nella mente della moglie solo un esile contatto.

Hard as nails. Un caso d'acciaio[modifica]

Il giorno in cui si beccò una pallottola nel cranio, le cose stavano andando stranamente bene per Joe Kurtz. Anzi, erano già varie settimane che le cose andavano bene, contrariamente al solito. Riflettendo a posteriori, si disse che era logico attendersi che l'universo gli presentasse il conto.
Ma un conto ancora più salato lo pagò la donna che si trovava con lui in quel momento.

Hardcase. Un caso difficile[modifica]

Martedì, tardo pomeriggio. Joe Kurtz bussò alla porta dell'appartamento di Eddie Falco.
— Chi è? — intimò Eddie all'interno, addossato contro la porta.
Kurtz arretrò di qualche passo, mormorò qualche parola concitata e indistinta.
— Come? — ringhiò Eddie. — Chi cazzo c'è là fuori?

Il grande amante[modifica]

Mezzanotte nel letto dell'entropia[modifica]

Eravamo da poco usciti da Denver, durante l'ora di punta del venerdì. Ci stavamo arrampicando sulla prima grande collina e Caroline aveva appena chiesto a che cosa serviva lo svincolo d'emergenza per i mezzi pesanti, quando notai un autoarticolato che doveva avere dei guai, nella direzione opposta alla nostra. Al momento pensai solo che correva troppo, per una pendenza del sei per cento e una rampa di una decina di chilometri, ma l'indomani mattina, a Breckenridge, vidi la foto del rottame sulla prima pagina del Denver Post e del Rocky Mountains News: l'autista del camion era sopravvissuto, ma tre donne erano morte su una Toyota che il pesante automezzo aveva investito e schiacciato contro il guardrail di cemento.

Morire a Bangkok[modifica]

Ritorno in Asia nella tarda primavera del 1992: dopo essermi lasciato alle spalle una Città degli Angeli che ha appena esorcizzato i suoi spiriti maligni in un'orgia di saccheggi e di fiamme, arrivo in un'altra dove i demoni del sangue si addensano all'orizzonte come le scure nubi del monsone. La mia città natale di Los Angeles era esplosa in incendi e in folli saccheggi il mese prima; Bangkok, nota localmente come Krung Thep, "Città degli Angeli", si prepara a massacrare i propri figli nelle strade attorno al Monumento alla Democrazia.

Donne con i denti[modifica]

Lei mi deve ascoltare, perché quest'oggi voglio parlarle di qualcosa di importante.
Finora non ho mai raccontato questa storia, e non credo che avrò il tempo e la forza di raccontarla una seconda volta prima di morire. Perciò, se vuole sentirla, mi ascolti.

Flashback[modifica]

Carol si svegliò, scorse la luce del mattino — il vero mattino, tempo reale — e dovette compiere uno sforzo per non prendere l'ultima dose da venti minuti di flashback. Invece di farlo, si girò dall'altra parte, si coprì con il cuscino la faccia e cercò di ritornare al suo sogno per non lasciarsi sopraffare dai tremori del tempo reale. Non ci riuscì. All'ora di addormentarsi, la sera prima, si era rifatta tre ore del suo secondo viaggio alle Bermude con Danny, ma in seguito il sogno era divenuto caotico e disordinato. Come la vita.

Il grande amante[modifica]

PREMESSA DEL CURATORE,
RICHARD EDWARD HARRISON III

Quello che segue è il diario di guerra segreto del poeta James Edwin Rooke, "scoperto" tra i documenti dell'Imperial War Museum di Londra nel settembre del 1988. In effetti, il diario era stato correttamente registrato e catalogato come uno delle varie migliaia di diari della Grande Guerra, trovati o donati al museo quasi settanta anni prima, ma era stato erroneamente inserito tra documenti di scarso interesse per gli studiosi di quei primi decenni. Una volta "scoperto", però, la reazione suscitata negli studiosi è stata addirittura sensazionale.

Ilium. La rivolta[modifica]

Ira.
Canta, o Musa, l'ira d'Achille, figlio di Peleo, micidiale, omicida, destinato a morire; canta l'ira che costò agli achei tanti bravi uomini e che tante anime vitali e vigorose mandò alla tetra Dimora della Morte. E già che ci sei, o Musa, canta l'ira degli dèi stessi, così potenti e petulanti, qui, nel loro nuovo Olimpo; e l'ira dei post-umani, seppur morti e scomparsi, e l'ira dei pochi umani veri rimasti, seppur egocentrici e inutili. Mentre canti, o Musa, canta anche l'ira di quelle creature riflessive, senzienti, serie, ma non del tutto umane, che sognano sotto i ghiacci di Europa, che muoiono nella cenere sulfurea di Io e che sono nate nei gelidi crepacci di Ganimede.

L'estate della paura[modifica]

La Vecchia Central School era ancora in piedi, decisa a tenere dentro di sé i propri segreti e i propri silenzi. La polvere di ottantaquattro anni di gessetti da lavagna flottava ancora nei rari raggi di luce che filtravano all'interno, così come le reminiscenze di otto decenni di riverniciature, che risorgevano dalle scale buie e dai pavimenti scuri e che pennellavano d'odore di mogano – odore di bara – l'aria intrappolata all'interno. I muri della Vecchia Central School erano talmente spessi da poter assorbire qualsiasi suono, mentre le alte finestre, con i vetri ormai chini e aggobbiti dalla vecchiaia e dalla gravita, tingevano l'aria di una spossatezza color seppia.

L'inverno della paura[modifica]

Quarantuno anni dopo che ero morto, nel corso di un inverno molto rigido, il mio amico Dale tornò alla fattoria dove ero stato assassinato.
So cosa state pensando. C'è quel vecchio aneddoto giornalistico relativo a quando William Randolph Hearst ebbe bisogno di qualcuno che andasse a fare un servizio sull'inondazione avvenuta a Johnston e mandò un giovane reporter alle prime armi, per il quale quella rappresentava la grande occasione della carriera. Il giorno successivo il novellino telegrafò al giornale di Hearst le seguenti parole: OGGI DIO SEDEVA SU UNA COLLINA SOLITARIA AL DI SOPRA DI JOHNSTON, INTENTO A CONTEMPLARE ADDOLORATO LA VIOLENTA DISTRUZIONE OPERATA DALLA NATURA.

La scomparsa dell'Erebus[modifica]

70° 05' latitudine nord, 98° 23' longitudine ovest
Ottobre 1847

Il capitano Crozier sale in coperta e vede che spettri celestiali hanno preso d'assalto la sua nave. Sopra di lui, sopra la Terror, luccicanti spire di luce si lanciano in affondi e poi subito si ritirano, come le colorite braccia di fantasmi aggressivi, ma alla fin fine titubanti. Scheletriche dita ectoplasmatiche si protendono verso la nave, si allargano, si apprestano a ghermire e si ritraggono.

Nefasto gioco di morte[modifica]

Nina voleva farsi attribuire la morte di John, il Beatle. Mi sembrò che fosse una cosa di cattivo gusto. Nel suo dossier, aperto sul tavolino di mogano, ogni ritaglio di giornale era disposto in ordine cronologico, e i titoli cubitali di ogni incidente mortale erano la testimonianza di ogni suo Assorbimento. Il sorriso di Nina era radioso, ma nei suoi occhi di un azzurro slavato permaneva una luce glaciale.

Vulcano[modifica]

Dapprima solo il vento urla.
Il vento di ponente ha soffiato senza impedimenti sopra seimila chilometri d'oceano deserto, incontrando solo onde incappucciate di bianco e di tanto in tanto un gabbiano sperduto, per poi colpire i neri dirupi di lava e i tondeggianti massi, simili a orridi doccioni, che fiancheggiano la semideserta costa di sudovest dell'Isola Grande, nelle Hawaii. Raggiunto questo ostacolo, ora il vento urla e ulula fra rocce nere e il suo frastuono quasi soffoca il continuo schiantarsi dei frangenti contro le scogliere e lo stormire di fronde nell'artificiale oasi di palme dentro il guazzabuglio di lava nera.

Bibliografia[modifica]

  • Dan Simmons, Drood, traduzione di Anna Tagliavini, Elliot Edizioni, 2010. ISBN 9788861921573
  • Dan Simmons, Endymion, traduzione di G. L. Staffilano, A. Mondadori, Milano, 2000. ISBN 8804483040
  • Dan Simmons, Flashback, traduzione di Gabriele Giorgi, Fanucci, 2012. ISBN 9788834719121
  • Dan Simmons, Gli uomini vuoti, traduzione di José Campanella, Mondadori, 1995. ISBN 880440809X
  • Dan Simmons, Hard as nails. Un caso d'acciaio, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 2008.
  • Dan Simmons, Hardcase. Un caso difficile, traduzione di Sergio Altieri, Mondadori, 2003. ISSN 11205083
  • Dan Simmons, Hyperion. La caduta di Hyperion, A. Mondadori, Milano, 1997. ISBN 8804425040
  • Dan Simmons, Hyperion, traduzione di G. L. Staffilano, A. Mondadori, Milano, 1993. ISBN 8804376147
  • Dan Simmons, Il grande amante (Lovedeath); Vulcano, traduzione di G.L. Staffilano, Mondadori, 1998. ISBN 8804420499
  • Dan Simmons, Il risveglio di Endymion, traduzione di G. L. Staffilano, A. Mondadori, Milano, 2000. ISBN 880447498X
  • Dan Simmons, Ilium. La rivolta, traduzione di G.L. Staffilano, Mondadori, 2004. ISBN 8804524626
  • Dan Simmons, L'estate della paura, traduzione di Riccardo Valla. Mondadori, 1994. ISBN 8804385219
  • Dan Simmons, L'inverno della paura. traduzione di Annarita Guarnieri, Gargoyle, 2008. ISBN 9788889541159
  • Dan Simmons, La caduta di Hyperion, traduzione di G. L. Staffilano, A. Mondadori, Milano, 1998. ISBN 8804394242
  • Dan Simmons, La scomparsa dell'Erebus, traduzione di G.L. Staffilano, Mondadori, 2008. ISBN 9788804580027
  • Dan Simmons, Nefasto gioco di morte, traduzione di Lydia Di Marco, in "Inverno Horror 1992. Vampiri", a cura di Ellen Datlow, Mondadori, 1992.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]