Herbie Brennan

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Herbie Brennan nel 2015

James Herbert Brennan, generalmente abbreviato in J.H. Brennan o Herbie Brennan (1940 — vivente), scrittore irlandese.

L'ultima profezia di Nostradamus[modifica]

  • Non sono mai stata in Francia. Praticamente posso dire di essere diventata americana da quando mamma e papà hanno divorziato. I californiani non vanno mai da nessuna parte, se non in altre parti degli Stati Uniti.
  • -Chi sei?- Gli chiese Em, serio. A quel punto soltanto uno sciocco non avrebbe ancora capito che Victor non era di certo un disperato morto di fame, al di là di dove aveva dormito nell’ultimo periodo.
    […]
    -Non ci troveremo mica in una situazione del tipo “se mi dici chi sei, poi sarai costretto a uccidermi”?
    Victor sorrise per la prima volta. –Qualcosa del genere.
    -Sei un agente segreto?-si lasciò sfuggire Em. Sembrava quasi la scena di un film, e proprio mentre pronunciava quelle parole, lui stesso non ci credeva, anche se non era così improbabile, almeno non più di tutte le altre assurdità che gli erano successe da quando suo padre era morto.
    Victor scosse il capo. –Non sono un agente segreto. Diciamo semplicemente che lavoro per un organismo che si chiama Sezione 7. Si tratta di qualcosa di un po’ più segreto rispetto ai Servizi Segreti.
    Em spalancò gli occhi. –Più segreto dei Servizi Segreti?
    -Trovi l’indirizzo dei Servizi Segreti nella rubrica del telefono, hanno persino un sito web. – disse Victor.- Non mi pare ci sia molto di segreto in tutto ciò, o sbaglio? Invece la Sezione 7 non la troverai elencata da nessuna parte, e se tu cercassi di persuadere qualche autorità a parlarne, non farebbero altro che negare la nostra esistenza.
    -Perciò questo è tutto ciò che mi dirai e nulla di più?
    -A dire il vero, no, non è tutto. Se mi dai il tempo di preparare il caffè, ti racconto molte altre cose. Comprese alcune che persino i Servizi Segreti non conoscono.

Explicit[modifica]

Em si lasciò sprofondare di nuovo nel letto e chiuse gli occhi. — Almeno la prossima volta io non verrò coinvolto. — Avvertì una calda carezza e aprì gli occhi: Charlotte gli aveva preso una mano. Gli stava sorridendo, e aveva un'espressione strana nello sguardo che sembrava quasi...maliziosa, come se stesse nascondendo un segreto.
Victor tossì. — Bé, non si sa mai dove ti può condurre la vita — commentò con aria misteriosa. "Stanno architettando qualcosa" pensò Em all'improvviso, e si chiese se questo qualcosa avesse per caso a che fare con la sezione 7. Chiuse gli occhi di nuovo, mentre le sue stesse parole gli riecheggiavano nella mente: "Almeno la prossima volta io non verrò coinvolto."
Forse aveva parlato troppo presto.

Incipit di Il dilemma di Benedetto XVI[modifica]

Entrando nel museo, Steinmann si sentiva ancora turbato dal suo sogno di Sarai. L'edificio era quasi deserto, poiché, ovviamente, nelle belle giornate attirava pochi visitatori. Steinmann indugiò ad ammirare le ricostruzioni in miniatura di tombe etrusche finché l'orologio non gli disse che mancavano tre minuti alle undici. Allora si avviò senza fretta lungo la Galleria Egizia. Dopo un poco trovò la stele di Rosetta vicino al sarcofago di una mummia del Medio Impero. Secondo le istruzioni ricevute, aspettò fingendo di leggere il cartiglio su cui era tradotta l'iscrizione. Continuava a pensare a Sarai, cercando di mettere in rapporto quel rigurgito emotivo con la situazione o l'ambiente, quando una mano gli sfiorò il braccio: — Dottor Steinmann?
Steinmann si voltò, annuendo. — Sì. — L'uomo era certamente un italiano, molto bruno e molto snello, sui cinquantacinque.

Bibliografia[modifica]

  • Herbie Brennan, Il dilemma di Benedetto XVI, traduzione di G. Rosella Sanità e Beata Della Frattina, in "Il dilemma di Benedetto XVI", Mondadori, 1978.

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Opere[modifica]