Fred Saberhagen

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Fred Saberhagen

Frederick Thomas Saberhagen (1930 – 2007), scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Berserker![modifica]

Il tenente Derron Odegard si appoggiò allo schienale della poltroncina anatomica solo per un attimo, in modo da asciugare il palmo sudaticcio sui pantaloni dell'uniforme elasticizzata e assestarsi un filino meglio il casco imbottito. Eseguì quei gesti con un certo nervosismo e senza staccare gli occhi dall'intricato diagramma verde che campeggiava sul grande schermo appena ricurvo che aveva di fronte. Poi si chinò di nuovo in avanti e riprese la sua sistematica ricerca del nemico.

Berserker: la morte azzurra[modifica]

Le chiare luci arancione dell'allarme cominciarono a lampeggiare, in un deliberato sincronismo con le prime note della solenne musica da cerimonia emesse dall'organo elettronico. Si trattava di una serie di fanali sistemati alla sommità del muro circolare alto circa tre metri che sosteneva il tetto a cupola della grande sala, e la loro luce si rifletteva sulla cupola stessa in modo che fosse impossibile non vederli. Ma più che allarmante, quel lampeggiare risultava misteriosamente affascinante sullo sfondo candido e fluttuante della materia nebulare che riempiva lo spazio esterno alla cupola.

I Berserker uccidono[modifica]

L'astronave era più intelligente delle persone che trasportava, e in diversi modi. Uno dei compiti in cui eccelleva la sua mente optoelettronica era il calcolo del modello esplorativo più efficiente da applicare all'interno dei confusi limiti della nera nebulosa e nelle loro immediate vicinanze. Quasi sempre in quei giorni l'astronave stabilì da sola cosa fare, senza alcun intervento umano, seguendo una rotta autoprogrammata, avanti e indietro, dentro e fuori le soffocanti volute e gli immensi abissi di milioni di chilometri che si aprivano tra le nubi di polveri e gas interstellari della nebulosa di Mavronari.

Il mondo dei Berserker[modifica]

Io, Terzo Storico della Razza Carmpan, in segno di gratitudine verso la razza dei discendenti dalla Terra che ha difeso il mio mondo, desidero fissare a loro beneficio in questo scritto la mia frammentaria visione della grande guerra da loro stessi condotta contro il nostro comune nemico.

Il pianeta Berserker[modifica]

La voce del passato emessa dalla radio risuonò chiaramente nella sala comune della Orion e nelle orecchie dei sei membri dell'equipaggio, i soli esseri viventi nel raggio di centinaia di anni luce. Ma non tutti ascoltavano allo stesso modo: alcuni lo facevano solo perché Oscar Schoenberg, proprietario dell'astronave e unico pilota di quel viaggio, aveva lasciato chiaramente intendere che a lui quel messaggio interessava.

Il trono dei Berserker[modifica]

I cieli di quel dolce e verde pianeta chiamato Salutai erano liberi dal terrore ormai da molti anni, e in quella radiosa giornata di mezza estate erano anche sgombri di nubi; il sole di mezzogiorno esaltava con la sua benefica luce i mille colori dei prati fioriti.

L'uomo Berserker[modifica]

"Bene", pensò Elly Temesvar con una certa solennità, "ci siamo battuti in modo efficace, meglio di come ci si poteva aspettare, considerate le dimensioni ridotte della nostra nave da combattimento".
Là fuori, in posizione perpendicolare rispetto alla superficie di una stella anomala, sporgeva qualcosa che assomigliava a uno zampillo appuntito di plasma, luminoso come la stessa stella, grosso come un pianeta maggiore, e così lungo da apparire sottile come un ago. Sulla superficie splendente e quasi incorporea di quel getto, la piccola nave biposto che Elly e il suo compagno avevano spinto in avanti aderiva come un microbo al tronco di un albero luminoso, nell'estremo sforzo di mimetizzarsi, per quanto fosse di fatto impossibile. Da qualche parte, sull'altro lato della splendente fontana di plasma, lontano centomila chilometri e più, il Berserker folle era ancora impegnato a inseguirli. I Berserker erano semplici macchine, naturalmente, tuttavia nelle sue raffigurazioni mentali più vivide Elly vedeva ognuno di loro come un pazzo. Percepiva quasi in modo olfattivo la follia suicida degli antichi e ignoti costruttori di quelle macchine.

La furia dei Berserker[modifica]

Un devastante colpo dopo l'altro scuoteva la piccola astronave spia, con le esplosioni che si susseguivano così rapidamente da sovrapporsi. Fronti d'onda radioattivi generati dalla deflagrazione delle bombe s'infrangevano su campi di forza difensivi sempre più deboli e su uno scudo quasi fuso. Pochi minuti prima, nella fase esplorativa dell'attacco, l'astronave aveva dovuto abbandonare la mascheratura rivelando la forma ovale del suo scafo solariano ai sensori optoelettronici del killer, il computer berserker che comandava l'attacco da mille chilometri di distanza. Da quel momento in poi il lancio di raggi e missili era stato furioso e senza soste, come se il berserker fosse al contempo adirato e trionfante. Come se un automa potesse provare delle emozioni mentre snidava il velivolo solariano abitato da unità organiche ostili.

La nave fortezza[modifica]

La macchina era una immensa fortezza che non conteneva vita umana, costruita dai suoi padroni morti molto tempo prima, per uccidere qualunque forma vivente. Quella e un altro centinaio identiche erano l'eredità lasciata alla terra da guerre combattute da sconosciuti imperi stellari in un tempo difficilmente ricollegabi­le a qualunque calendario terrestre.
Una macchina simile poteva incombere su di un pianeta colo­nizzato dagli uomini e in due giorni ridurne la superficie ad una nuvola senza vita di polvere e vapore, profonda centinaia di mi­glia.
Questa macchina in particolare aveva fatto proprio questo.

Le ali nere del tempo[modifica]

Jake Rezner non aveva mai avuto un orologio, ma questo raramente lo preoccupava e non intendeva certo preoccuparsene adesso. Os­servando con occhi socchiusi il riverbero dei primi raggi del sole mattutino, oltre una collina a oriente, si disse che anche quel giorno il sole gli avrebbe indicato l'ora in modo soddisfacente. Al massimo sarebbe tornato al campo troppo tardi per la cena: nulla di grave per lui. No, l'unica cosa a cui doveva stare attento era di non farsi sorprendere dal buio, in mo­do da poter seguire agevolmente i sentieri del canyon. Trascorrere la notte fuori, o comunque rientrare tanto tardi da spingere i suoi supe­riori a organizzare una spedizione di soccorso, significava con tutta probabilità dover rispondere a un sacco di domande su dove fosse stato.

Le guerre dei Berserker[modifica]

INIZIO TRASMISSIONE.
RELAZIONE SULL'ARCHIVIO APPARTENENTE ALLO STORICO DEL TERZO CICLO.
Il presente documento propone la storia della galassia in un numero limitato di pagine.
Modalità di trasmissione: catena di impulsi tripli.
Codice: Chiocciola XIII
TX Data: 7645.11.0
Da: Archivista Ingli, coordinatore della missione.
A: Coordinatore generale degli archivi terrestri.
CC: Supervisore generale alla Difesa.

Hal: ci troviamo sul posto, circondati da amichevoli Carmpan che usano il riguardo di comparirci davanti da soli o al massimo in due, tenendosi al riparo di una barriera fisica, anche se alquanto parziale e simbolica.

L'elmo alato[modifica]

Le braccia levate al cielo, la lunga barba grigia e il mantello nero sciolti al vento, la figura di Nomis si ergeva sulla superficie liscia di uno sperone di roccia nera largo due volte un uomo, cinquanta metri sopra la spuma ribollente della risacca. Bianchi gabbiani puntavano decisi su di lui sfruttando abilmente il mutare dei venti e risalendo infine con urla da anime in pena. Attorno al suo monolite nero, svettavano altri blocchi enormi della pietra basaltica che componeva quel tratto di costa; davanti a lui, solo l'immensa energia del mare.

La ballata delle stelle[modifica]

Aprirsi un varco attraverso la nebulosa nera Tynarius era costato loro tre astronavi da guerra; poi furono letteralmente sommersi dai feriti della lunga battaglia necessaria per espugnare Inferno. Tutti i computer sfornavano previsioni angoscianti e anticipavano la distruzione da parte dei berserker della struttura che gli uomini avevano appena invaso, in una sorta di "ultimo giorno" che avrebbe annichilito le armate di entrambi.

Ultimi avvenimenti al radiante dei Templari[modifica]

Tutti quegli anni di lavoro, e il suo intero futuro, dipendevano solo dall'esito di quel momento.
Sabel era in piedi e indossava il lungo e disordinato camice blu che qualche volta usava in laboratorio. Alle sue spalle, solo una sedia dimenticata in un angolo della stanza.

Ali nell'oscurità[modifica]

Giuliano Acunzoli[modifica]

Nel primo e unico contatto che Ian Malori ebbe col nemico, quest'ultimo gli apparve sotto l'aspetto di un prete abbigliato come si usava su Yaty, e più precisamente come i sacerdoti della sua nazione in occasioni particolari. In quella specie di sogno, che nascondeva dietro a simboli lo svolgimento di un vero duello, Malori riconobbe subito la figura immobile dietro a un diabolico pulpito, con occhi irradianti malvagità e le braccia, avvolte nel lungo abito cerimoniale, levate al cielo come ali predatrici.
[Fred Saberhagen, Ali nell'oscurità, in "Le guerre dei Berserker", traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1992]

Stefano Pellegrini[modifica]

Durante la prima ed unica missione di combattimento di Malori, il berserker lo affrontò sotto le spoglie di un sacerdote della setta di cui Malori aveva fatto parte sul pianeta Yaty. In una visione allucinatoria che adombrava un combattimento anche troppo reale, vide il sacerdote su un pulpito mostruoso: i suoi occhi fiammeggiavano di malignità, e ogni volta che agitava le braccia i suoi paramenti scompigliati davano l'impressione che avesse le ali.
[Fred Saberhagen, Ali dall'ombra, traduzione di Stefano Pellegrini, in "Hallucination Orbit. La psicologia nella fantascienza", Editori Riuniti, 1985]

Il sorriso[modifica]

L'attacco berserker su S. Gervase era terminato ormai da più di quattro mesi quando la grande e lussuosa astronave privata del tiranno Yoritomo comparve tra le dense nubi di polvere e di vapore acqueo che ancora coprivano quel cielo senza vita. Dall'astronave uscirono due ricognitori dalla forma vagamente simile a quella di una vespa, che si diressero senza esitazioni verso l'area devastata dove una volta sorgeva la capitale del pianeta.

Lo spazio in faccia[modifica]

Trascorsi cinque minuti senza nessun cambiamento apparente, Karlsen capì che gli restava ancora un po' di tempo da vivere. E non appena la sua mente osò... diciamo aprire gli occhi, lui cominciò a vedere le profondità dello spazio che lo circondava come realmente erano.

Bibliografia[modifica]

  • Fred Saberhagen, Ali dall'ombra, traduzione di Stefano Pellegrini, in "Hallucination Orbit. La psicologia nella fantascienza", Editori Riuniti, 1985.
  • Fred Saberhagen, Berserker!, traduzione di Maura Arduini, Mondadori, 1990.
  • Fred Saberhagen, Berserker: la morte azzurra, traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1994.
  • Fred Saberhagen, I Berserker uccidono, traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1995.
  • Fred Saberhagen, Il mondo dei Berserker, traduzione di Maura Arduini, Mondadori, 1991.
  • Fred Saberhagen, Il pianeta Berserker, traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1995.
  • Fred Saberhagen, Il trono dei Berserker, traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1993.
  • Fred Saberhagen, L'uomo Berserker, traduzione di Maura Arduini, Mondadori, 1990.
  • Fred Saberhagen, La furia dei Berserker, traduzione di Giuliano Acunzoli, 1998.
  • Fred Saberhagen, La nave fortezza, traduzione di M. Cristina Pietri, in "I guerrieri delle galassie", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1986. ISBN 884290595X
  • Fred Saberhagen, Le ali nere del tempo, traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1996.
  • Fred Saberhagen, Le guerre dei Berserker, traduzione di Giuliano Acunzoli, Mondadori, 1992.
  • Fred Saberhagen, Lo spazio in faccia, traduzione di Mario Galli, Mondadori, 1967.

Voci correlate[modifica]

Hallucination Orbit

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]