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Ignaz von Döllinger

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Ignaz von Döllinger (1860 circa)

Johann Joseph Ignaz von Döllinger (1799 – 1890), presbitero, teologo e storico tedesco.

Favole del Medioevo intorno ai papi

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  • La papessa Giovanna non ha ancora perduto l'interesse che per la singolarità della cosa ha destato nel campo della critica storica. La letteratura se ne occupò sino a questi ultimi tempi. Negli anni 1843 e 1845 vennero fuori sopra tale argomento due memorie di due dotti Fiamminghi, l'una del professore Rist, nello scopo di dimostrare come la papessa Giovanna abbia realmente esistito, l'altra molto diffusa del professore Wensing in Warmond, nell'intento di confutare l’opinione del Kist. [...]. In Germania fra le persone versate nella storia non havvi più chi sostenga ancora sul serio il racconto relativo alla papessa; sarebbe un farsi beffa d'ogni regola critica riguardo alla storia. Però col semplice relegare la cosa nel regno delle favole non è ancora tutto finito, rimane pur sempre a sciogliersi l'enigma, come mai questa strana favola abbia potuto formarsi. (La papessa Giovanna, p. 7)
  • [...] tutte le collezioni dei manoscritti del medio evo che trovansi in Europa sono state esaminate con una diligenza non usata per lo innanzi, ogni angolo delle biblioteche è stato rovistato, si è tratta in luce una quantità meravigliosa di documenti storici sinora sconosciuti, [...] eppure non è stato scoperto un unico cenno della favola della papessa il quale sia anteriore al fine, o tutto al più, alla metà del secolo XIII. Noi sappiamo ora precisamente che la letteratura cosi occidentale come bizantina dei quattro secoli trascorsi dall'anno 850 all'anno 1250 non contiene neppure la più leggiera allusione al fatto della papessa. (La papessa Giovanna, p. 11)
  • Possiamo dunque stabilire quale cosa di fatto, che la favola della papessa cessò dall'essere un puro racconto orale e venne accolta negli scritti storici soltanto circa l'anno 1240 o 1250. Trascorsero però ancora parecchi decennii prima che essa fosse realmente diffusa. (La papessa Giovanna, p. 13)
  • Sino alla metà del secolo VIII non si può scoprire alcuna traccia di quella donazione, diventata in seguito così celebre, in virtù della quale Costantino, subito dopo il battesimo e in riconoscenza della salute ricuperata per mezzo di Silvestro, avrebbe dato a questo Papa e a' suoi successori molti diritti estesissimi ecclesiastici e civili, al clero romano molti privilegi di onore, inoltre al Papa Roma e l'Italia. (Donazione di Costantino, p. 65)
  • L'autore dell'atto di donazione [di Costantino] pone evidentemente grande importanza in ciò che si riconosca nei Chierici romani il diritto di ornare i loro cavalli di bianche gualdrappe. Perfetta rispondenza collo spirito del tempo e del luogo, quando tal cosa era considerata di non comune importanza, privilegio prezioso dei chierici romani ad esclusione di tutti altri. (Donazione di Costantino, p. 77)

La religione di Maometto

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Da che esiste il mondo nissun altro mortale al pari dell'arabo Maometto esercitò sulla specie umana una così sterminata influenza religiosa, morale e politica. Quest'uomo per fermo non era uno di quei geni singolari che suole talvolta suscitare la provvidenza onde cangiare le sorti del mondo: ma era più presto uno spirito assai limitato; e per fondare una nuova religione, ben povero d'idee. Non dimeno sono dodici secoli da che ha gettata sopra cento milioni d'anime la rete semplice ma resistente della sua dottrina; le radici della quale penetrarono profondamente nel più intimo dell'uomo, hanno assorbita e dominata ogni vita ed hanno scolpito un impronto uniforme ai pensieri ed alle gesta così delle generazioni come degl'individui.

Citazioni

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  • Un secolo prima di Maometto si levò nella Persia il mago Mazdak che adottando la dottrina de' Manichei relativa ad un dualismo assoluto l'associò coi principii di una severa continenza da una parte, e dall'altra di un indifferentismo che sopprime ogni moralità. Proibì di uccidere animali e di mangiarne la carne, stabilì una eguaglianza politica universale, introdusse la comunità delle donne e dei beni, non permise di vestirsi se non se di abiti rozzi, prescrisse i cibi più semplici, ed approvò i matrimoni colle persone più intime di sangue. (p. 254)
  • I Pauliciani ebbero il carattere bellicoso, fiero, distruttore e sanguinario che distinse i Karmatiani[1], ed infuriarono contro la chiesa greca e suoi seguaci colla stessa acerbità colla quale i Karmatiani pugnarono contro il califato ed i Musulmani ortodossi[2]. (pp. 279-280)
  • Come tra gl'Ismaeliti così anco tra i Catari e li Albigesi si riscontra la stessa predilezione per l'incesto, la stessa dottrina intorno alla preesistenza dell'anima, negazione della risurrezione e dell'inferno, il sentimento che sia lecito di fingere o di dissimulare la fede quando trattisi della propria sicurezza, il metodo d'interpretare allegoricamente i sacri libri e l'abrogazione della religione positiva. (p. 281)

Note

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  1. Carmati, gruppo ismailita millenarista dell'Arabia orientale.
  2. Il paragone è forse un po' esagerato, ed a parer mio non ha esistito nissuna setta cristiana, che fosse feroce o sanguinaria per istinto, come successe nelle sette musulmane; e se alcune lo furono, divennero tali, in conseguenza delle persecuzioni che patirono dai loro nemici. [N.d.T.]

Bibliografia

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Altri progetti

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