James Arthur Baldwin

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James Arthur Baldwin

James Arthur Baldwin (1924 – 1987), scrittore statunitense.

Citazioni di James Arthur Baldwin[modifica]

  • È un brutto colpo scoprire, all'età di cinque o sei anni, che in un mondo di Gary Cooper tu sei l'indiano. (dal discorso alla Cambridge Union, 17 febbraio 1965; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
  • Il futuro è come il paradiso – tutti lo esaltano ma nessuno ci vuole andare adesso. (da Nessuno sa il mio nome)
  • Il paradosso dell'istruzione è proprio questo: quando si diventa consapevoli si esamina la società nella quale si riceve l'istruzione. Lo scopo finale dell'educazione è formare in una persona la capacità di vedere il mondo individualmente, di compiere le proprie decisioni [...] Ma nessuna società desidera davvero avere in giro questo tipo di persona. Quello che le società vogliono davvero, idealmente, è una cittadinanza che semplicemente obbedisca alle regole della società. Se una società ci riesce, è vicina al deterioramento. L'obbligo di chi si considera responsabile è di esaminare la società responsabile è di esaminare e di cercare di cambiarla e combatterla – a tutti i costi. Questa è l'unica speranza che ha la società. Questo è l'unico modo in cui le società cambiano.
The paradox of education is precisely this – that as one begins to become conscious, one begins to examine the society in which he is being educated. The purpose of education, finally, is to create in a person the ability to look at the world for himself, to make his own decisions [...] But no society is really anxious to have that kind of person around. What societies really, ideally, want is a citizenry which will simply obey the rules of society. If a society succeeds in this, that society is about to perish. The obligation of anyone who thinks of himself as responsible is to examine society and try to change it and to fight it – at no matter what risk. This is the only hope society has. This is the only way societies change. (da A Talk to Teachers, The Saturday Reviewer, 21 dicembre 1963[1])
  • La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà, uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo. (da Nessuno sa il mio nome)

Incipit di alcune opere[modifica]

Se Beale Street potesse parlare[modifica]

Mi guardo allo specchio. Il mio vero nome è Clementine e quindi sarebbe naturale che mi chiamassero Clem, o addirittura Clementine, visto che mi chiamo così. E invece no: mi chiamano Tish.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Un altro mondo[modifica]

Da dove si trovava, in Times Square, fronteggiava tutta la Settima Avenue. Era mezzanotte passata e dalle due del pomeriggio cosa aveva fatto? Niente: stare al cinema, in galleria, ultima fila. Un paio di volte l'avevano svegliato le aspre voci del film, italiano; una volta la maschera e poi, un altro paio di volte, ambigue dita che lo frugavano, lungo i pantaloni. E lui era stanco morto, ridotto al punto di non saper più nemmeno provare rabbia: tanto, ormai, gli avevano portato via tutto – Il meglio ti sei preso, perché dunque non prendere il resto? – eppure, senza neanche aprir gli occhi, aveva dato un grugnito, scoperto i denti bianchi sulla sua faccia nera e accavallate strette le gambe. Poi la galleria s'era mezzo svuotata, il film italiano stava per finire, e lui, incespicando, era sceso per quella gradinata interminabile giù, giù, fino in strada. Aveva fame. E una bocca disgustosa.

Bibliografia[modifica]

  • James Arthur Baldwin, Un altro mondo, traduzione di Attilio Veraldi, Casa Editrice Le Lettere.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

  • (EN) Citato in James Baldwin: Collected Essays, Library of America, 1998,pp. 678-9.