Krzysztof Charamsa

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Krzysztof Olaf Charamsa (1972 – vivente), teologo e presbitero polacco cattolico.

Citazioni di Krzysztof Charamsa[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l'astinenza totale dalla vita d'amore, è disumana.[1]
  • Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell'incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant'anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali.[1]
  • La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei "omogenitali". Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all'epoca.[1]
  • Denuncio l'esasperata, spesso paranoica, omofobia dei nostri ambienti. Devo dire alla mia Chiesa che non possiamo più odiare minoranze sessuali perché così odiamo l'umanità, odiamo una parte dell'umanità. E io ho vissuto sulla mia pelle questo esasperato, paranoico odio. (da una conferenza stampa in Vaticano, 3 ottobre 2015[2])
  • Il gay per la Chiesa è peggio della donna. L'omofobia è l'altra faccia della femminofobia. Sono due violenze che spesso non trovano espressione.[3]
  • Io ho odiato me stesso per moltissimi anni, mi inventavo che si trattava di un'allucinazione mia. Se odi te stesso inizia a odiare gli altri uguali a te stesso.[3]
  • L'omofobia non è solo il problema di qualche prete ma è la caratteristica strutturale dell'insegnamento della Chiesa Cattolica. È un'arma che la Chiesa usa per affermare la propria identità. Il clero, struttura gerarchica che governa la Chiesa, ha profondi problemi con le donne. Molti miei colleghi non sanno come stare con una donna, hanno un complesso della femminilità. La donna va bene quando è sottomessa a noi e ci serve. La visione della donna nel subconscio della mentalità cattolica è un essere inferiore, è un essere che tutto sommato è fatto per il servizio dell'uomo. Non aiuta la teoria del genio femminile di Giovanni Paolo II ma, anzi, aggrava la situazione, perché come la donna fu vista inferiore ora viene messa su un altare da dea che deve fare nascere figli: "ti adoriamo ma stai zitta".[3]

Note[modifica]

  1. a b c Da Elena Tebano, La rivelazione di monsignor Charamsa: «Sono gay e ho un compagno», corriere.it, 3 ottobre 2015.
  2. Visibile in Charamsa: «Denuncio l’omofobia paranoica della Chiesa», corriere.it, 3 ottobre 2015.
  3. a b c Da Roberto Schinardi , Krzysztof Charamsa: "Benedetto XVI gay? Sarebbe fantastico!", gay.it, 29 febbraio 2016.

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