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La concessione del telefono - C'era una volta Vigata

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La concessione del telefono - C'era una volta Vigata

Immagine Vevtelefon på Don Quijote, Engelbrektsgatan 22 (1975).jpg.
Paese Italia
Anno 2020
Genere storico, drammatico, commedia
Regia Roan Johnson
Soggetto dal romanzo di Andrea Camilleri
Sceneggiatura Andrea Camilleri, Leonardo Marini, Francesco Bruni, Valentina Alferj
Interpreti e personaggi

La concessione del telefono - C'era una volta Vigata, film TV del 2020 con Fabrizio Bentivoglio, Corrado Guzzanti e Ninni Bruschetta, regia di Roan Johnson.

Frasi

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  • I quadriciplo dà prestigio. Io poi se vajo a vendere, sai i cristiani che dicono? Ah, chiddu non sta bene perché sta falliendo picchì jè all'acqua o cùoddu. (Pippo)
  • [Scrivendo una lettera a Sasà] Sapemo che con iddro nun si babbìa quann'é che ci girano i cabasisi (e sta volta ci fumavano). (Pippo)
  • Vengo allo scascione della mia visita. Sugno ca per su frate Sasà, voglio avvertirlo che c'è qualcuno che lo cerca per levarci u pilo. (Pippo)
  • Ma io mi dico e mi addomando, ma frate benedetto ma... ma proprio dove c'è il foco che ci va a posare le pere? (Giacomo La Ferlita)
  • [leggendo una lettera del Prefetto Marascianno per il Questore Monterchi]: Attento dunque al suo prossimo comportamento: 56, 50, 43. Vittorio Marascianno Prefetto di Montelusa. (Vice Prefetto Parrinello)
  • [Consultando il volumetto del cavaliere De Cristallinis]: 56: guerra. 50. 50 ehm... nemico. Speriamo nel 43. 43, 43, 43... socialista... (Vice Prefetto Parrinello)
  • Ma riesce a immaginare che accadrebbe se lasciassimo liberi questi farabutti? Liberi d'infettare? 12, 72, 49! (Prefetto Marascianno)

Dialoghi

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  • Prefetto Marascianno: Se lei fosse napoletano come me, basterebbe dirle 59, 17, 66, 37 e 89. Ma lei invece non mi ha capito, è vero Signor Questore?
    Questore Monterchi: Onestamente no.
    Prefetto Marascianno: Agostina, la mia seconda moglie, essendo più giovane di me, ben presto mi fu infedele. Dunque 59. Con un falso amico: 17. Perpetrando alle mie spalle l'odioso tradimento: 66. Ora, essendo io stato trasferito da Salerno, la fedigrafa per non lasciare il suo drudo prese la fuga, 37, rendendosi irreperibile e questo fa 89.
  • Prefetto Marascianno: Innanzitutto questo laido individuo, scambiando con la "P" la "M" del mio cognome, in realtà allude...
    Questore Monterchi: Allude?
    Prefetto Marascianno: Eh, allude.
    Questore Monterchi: A cosa?
    Prefetto Marascianno: Eh, allude a cosa... Forse lei non sa, lei non sa che nel nostro vernacolo "Parascianno" o talvolta "Paparascianno" intende il barbagianni. Ha capito? Ora non solo usa sopranomarsi così persona ritenuta vecchia e noiosa, ma nel gergo in uso alla malavita napoletana, si definisce così il membro virile. Quindi questo individuo finisce sostanzialmente per appellarmi come una grandissima testa di cazzo.
    Questore Monterchi: Sono desolato, Eccellenza.
    Prefetto Marascianno: E poi perché in chiste lettere accentua un manifesto servilismo nei miei confronti. In quale tranello mi vuole trascinare? Eh? E poi perché vuole una concessione del telefono? Signor Questore, quale onesto cittadino vorrebbe mai volere una linea telefonica?
  • Pippo: Haju u gargarozzo attuppato, il cibo non ce passa.
    Taniné: Ma che fu? Ti raffreddasti?
    Pippo: Non è malattia di corpo, Taniné, ma di animo.
  • Questore Monterchi: Ma in ufficio come si comporta?
    Vice Prefetto Parrinello: Che le devo dire? Sta calmo, due o tre giorni, sta calmo... Poi di colpo scatascia.
    Questore Monterchi: Scatascia?
    Vice Prefetto Parrinello: Scoppia. Si mette a dare i numeri. Letteralmente, sì. Certe volte con me si esprime con la smorfia. Solo a numeri.
    Questore Monterchi: E lei come fa a capirlo?
    Vice Prefetto Parrinello: Minchia, ho questo volumetto stampato a Napoli una ventina di anni fa, del cavaliere De Cristallinis e mi arrabbatto.
  • Pippo: Commendatore, pechì mi talia accussì? Mi sta facennu avvìeniri i sudori friddi.
    Don Lollò: Io? E picchì?
    Pippo: Nun u sacciu, ma la sua voce trovo un tono rimbambìo, sconcico.
    Don Lollò: Pisci dentro l'urinale, Signor Giovanni...
  • Don Lollò: Mi staiu facennu persuaso che tu e Sasà La Ferlita vi siete appattati pi pigliarmi pi u culu.
    Pippo: Madonnuzza bìedda, pi l'anima r'i morti a tìesta mi firrìa.
    Don Lollò: Ti cunveni nun fari tantu teatro con mia.
  • Padre Macaluso: Dì da quant'è che non ti confessi, Taniné?
    Taniné: Da quanno che mi maritai, Parrì Macaluso.
    Padre Macaluso: Così tanto? E perché? Tuo marito ti dice di non venire in Chiesa?
    Taniné: Nonsi! Però una volta che stavu niscennu pi vìeniri ca, mi disse: "Vèni chi te li do iu i Sacramenti che ti servono".
    Padre Macaluso: Tuo marito se ne andrà a bruciare nelle fiamme dell'Inferno con tutti i vestita.
  • Padre Macaluso: Piuttosto, assolvete al dovere coniugale?
    Taniné: Ma... Nun sacciu, chi ve haju diri.
    Padre Macaluso: Fare quello che fanno marito e mugghìera.
    Taniné: Ah, quello non ammanca, Parrì.
    Padre Macaluso: Lo vedi spesso?
    Taniné: Tri, quattru vùote.
    Padre Macaluso: A la simana.
    Taniné: Babbìa? O jornu, Parrì.
    Padre Macaluso: Satanato e pigghiaru di un diavolazzo! Povera Taniné!
    Taniné: Picchì povera? A me mi piace.
    Padre Macaluso: Taniné, cosa vogliamo fare? Ci vogliamo giocare l'anima? Non ti deve piacere!
    Taniné: Parrì, se mi piace che ci posso fare?
    Padre Macaluso: Fai in modo che non ti piace. Provare piacere non è cosa da femmina onesta.

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