Louis Blanc

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Louis Blanc

Louis Jean Joseph Charles Blanc (1811 – 1882), storico e politico francese.

Citazioni di Louis Blanc[modifica]

  • Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni.[1]
  • Per ogni povero che impallidisce di fame, c'è un ricco che impallidisce di paura.[3]

Origine e causa della rivoluzione francese[modifica]

Incipit[modifica]

Tre grandi principii sono nel mondo e nella storia: L'AUTORITÀ, L'INDIVIDUALITÀ, LA FRATERNITÀ.
Egli è necessario, per ben ravvisarli, per seguirne le tracce frammezzo alle tante commozioni e sventure che il loro cozzo produsse, distinguerne esattamente i caratteri e offerirne l'impronta.
Ne si perdoni per ora l'aridità di alcune definizioni; il dramma sanguinoso sarà pur troppo sollecito e raccapricciante.
il principio dell'autorità fonda la vita delle nazioni sopra credenze ciecamente ammesse, sul rispetto superstizioso della tradizione, sull'ineguaglianza; e servesi della forza come strumento di governo.
L'individualità considerando l'uomo fuori della società il costituisce solo giudice di sé e di quanto il circonda; gli dà un'idea esagerata de' suoi diritti senza indicarne i doveri; l'abbandona a sé stesso, e intronizza come unico governamento il lasciar fare.
La fraternità, infine, risguardando come solidari i membri della grande famiglia mira ad organizzare la società, opera dell'uomo, sul modello del corpo umano, opera di Dio, e fonda la forza del governo sulla persuasione e sul libero consentimento.

Citazioni[modifica]

  • [Dopo aver esposto i punti principali del Codice della natura[4] di Morelly] Utopia, si esclamerà! Sogno d'un pensatore che senza dubbio meditava in disparte! Morelly difatti sembra aver poco figurato nella storia del suo tempo, sia per timore delle persecuzioni, sia per disdegno filosofico. Ma è notevole che la sua utopia fu pur quella di un uomo, che avendo maneggiati i pubblici affari, vi aveva spiegata una rara abilità. (tomo II, cap. III, p. 205)
  • Mably dunque pensava, d'accordo in questo colla ragione di Morelly e il sentimento di Gian Giacomo[5], che gli uomini sono ineguali in facoltà ed in bisogni; ma eguali in diritti; egli pensava che ciascun d'essi avendo ricevuto da Dio la legge d'essere utili e di vivere, tutti hanno un diritto[6] eguale a sviluppare le loro facoltà ed a godere delle condizioni di esistenza. Faceva consistere la giustizia nell'esigere molto da quegli che può molto, e nel dare molto a colui cui la natura impose maggiori bisogni. Se la mia forza è duplice, io debbo portare un doppio peso. Se io tengo come superfluo quanto è necessario al mio vicino perché esercita il suo diritto di vivere, non solamente sostituisco all'idea della società l'idea di guerra, ma mi oppongo al compimento della legge divina, e sono un empio. (tomo II, cap. III, pp. 206-207)
  • Morelly e Mably erano d'altronde convinti che, lungi dal rendere impossibile la gerarchia, il loro sistema di fraterno accordo era il solo mezzo di basarla su fondamenti solidi, inespugnabili. Quale interesse avrebbe la mediocrità a brogliare per i primi impieghi, quando il potere avesse a cessare d'essere una sorgente di privilegi, e senza più produrre vantaggi imporrebbe i più grandi doveri? non v'è a dubitare che ciascuno sarebbe inclinato a classificarsi secondo la sua vocazione naturale e le sue abitudini quando tutte le funzioni sarebbero riguardate come egualmente onorevoli, e pesate sulla medesima bilancia. (tomo II, cap. III, p. 208)

Note[modifica]

  1. Citato in Maria Grazia Meriggi, L'invenzione della classe operaia, FrancoAngeli, Milano, 2002, p. 92 (in nota).
  2. Citato in Rivista internazionale di scienze sociali, vol. 55, Università Cattolica del Sacro Cuore, 2000, p. 47.
  3. Da Organizzazione del lavoro.
  4. Code de la nature, ou Le véritable esprit de ses lois de tout temps négligé ou méconnu, 1755.
  5. Jean-Jacques Rousseau.
  6. Nel testo "dritto".

Bibliografia[modifica]

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