Luca Rastello

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Luca Rastello (1961 – 2015), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Luca Rastello[modifica]

  • A distanza di anni capita ancora che qualcuno ti chieda perché devi occuparti di questa gente e di quella guerra, e tu non sai trovare una risposta convincente: «Sono così vicini, sette o otto ore di viaggio da qui...». L'interlocutore tace perplesso e speri – con molta voglia di scappare – che non tiri fuori la solita frase imbarazzante che suona sempre più o meno così: «Siete da ammirare». «Ammirare», nel suo senso letterale, significa «guardare con meraviglia». E la meraviglia è riservata a ciò che si allontana da quel che è familiare, quotidiano. Come mostro capace di suscitare meraviglia ti senti a disagio. (dalla Premessa di La guerra in casa, Einaudi, 1998)
  • Ci son più cose in un'impresa di pulizie di quante se ne sognino nella tua filosofia. E speriamo che queste pagine piene di storie pazze lo dimostrino. Vi si trovano fantasmi, clown, dandy, macchine fantaschientifiche, bambini-medusa, semidelitti, mostri mutanti, maghi, canzoni, gente che dorme in piedi, periferie, ricette per la santità, imitazioni di sonetti e altre assurdità, eppure sono tutte storie vere. E, soprattutto, sono storie legate a un progetto che ha preso corpo lungo tre decenni nell'ostinata ricerca di un orizzonte civile in grado di dare senso all'esperienza quotidiana del lavoro. Niente di meno. (da Dizionario per un lavoro da matti, L'ancora del Mediterraneo, 2010)
  • Il cecchino è la figura che incarna in maniera esemplare il carnefice. L'uomo invisibile e freddo che spara da un tetto o dalla finestra di un appartamento in alto. Selvaggio ma professionale, abituato alle sofisticate tecnologie che danno al tiro la precisione di un destino ineluttabile: il cecchino è la minaccia oscura che segna i passi di quegli uomini stanchi con una tanica d'acqua in mano, di quelle donne condannate a correre curve al riparo di lenzuola strappate e sporche. È il nemico dei bambini e di chi è debole, ama colpire l'asilo, la scuola, l'ospedale.
    L'essere privo di volto lo rende invincibile, il colpo secco a distanza lo fa vile [...]. (da La guerra in casa, Einaudi, 1998)
  • Il lavoro dei commissari [per profughi richiedenti asilo] è davvero difficile. Come si fa a capire se uno mente? Come si fa ad approfondire in mezz'ora un discorso, una mezza ammissione, una reticenza che invece potrebbero essere fondamentali? Anche le differenze culturali pesano spaventosamente: come si reagisce davanti a una persona che afferma, per esempio, di essere perseguitata con la magia? In genere dichiarandola inattendibile; eppure Haiti, l'Africa occidentale e mille altri casi dovrebbero testimoniare che la parola «magia» ha mille significati in mille culture diverse e spesso indica uno strumento di feroce dominio politico, di coercizione e minaccia. (da La frontiera addosso. Così si deportano i diritti umani, Editori Laterza, 2010, p. 136)
  • Ipotesi: l'infinito è una cosa penultima? A differenza del finito, che esibisce in effetti tutte le patenti per cui potremmo contarlo fra le ultime? È un'ipotesi che può deprimere molto, la sostanza del nichilismo. (da Undici buone ragioni per una pausa, Bollati Boringhieri, 2009)
  • La memoria è un balcone da cui osservi in maniera critica il mondo. (dall'intervento al Premio Sila '49, 2014)
  • Poi, magari, ti assale un pensiero: sono gli oggetti che ti sopravviveranno. Un giorno tu sarai morto e nel solito vecchio pettine ci sarà ancora impigliato qualche tuo capello.
    E un giorno, dopo che se ne sono stati lì tutta la vita, quando i tuoi nervi si allentano e vorresti affidarti all'abitudine, gli oggetti ti prendono alle spalle. La loro ribellione ha la crudeltà dei giovani verso i vecchi, che non ha bisogno di agire, semplicemente le basta essere. Dimostrano che le tue mani, i tuoi occhi, il tuo passo. Con la fredda logica dell'irreparabile, loro dimostrano. E tu lì, con le mani di pasta e quasi senza ginocchia. Sarai tu a fermarti alla loro soglia, con calma, indebolito.
    È l'ora delle caffettiere, delle lampadine che esplodono, delle maniglie che non girano, delle chiavi che ridono, là sotto, nelle tasche. (da Piove all'insù, Bollati Boringhieri, 2006)
  • Via Asti è un nome dall'eco sinistra a Torino, un lungo isolato silenzioso in un quartiere elegante che la sera – come le contrade dei ricchi – appare quasi disabitato. Era una caserma, il quartier generale delle brigate nere durante la guerra mondiale: c'è chi, passando, ha ancora la sensazione di udire le gride dei torturati, capita soprattutto ai vecchi. La caserma è abbandonata da tanto tempo, intorno si svolge la vita ordinata di poche famiglie privilegiate. «Un'oasi», così definiscono il loro quartiere gli abitanti: «per favore, non guastatecela». Chi vuole guastare l'oasi? L'uomo nero: sta per arrivare, occupare gli stanzoni che furono carcere per partigiani e antifascisti, viene a portare il disordine, minacciare la convivenza. (da La frontiera addosso. Così si deportano i diritti umani, Editori Laterza, 2010, p. 10-11)
  • Alla fine quello che ci è dato è un museo (magari interattivo): tanto meno spazio c'è per partecipazione, democrazia, convivenza, diritti, cittadinanza, quante più sale virtuali e ben allestite ci sono offerte per contemplare (sotto teche di sicurezza) "Partecipazione", "Democrazia", "Convivenza", "Diritti", "Cittadinanza". Rassicurati dall'ammissione al circolo dei virtuosi, dalla gradevolezza della narrazione, dalla rappresentazione della speranza e dall'offizio della memoria. Cosa fa allora lo "Scrittore" per la "Democrazia?": enuncia valori che non è possibile non condividere (talora cadendo nella tautologia). Arroccato nel nobile balcone da cui osserva il mondo, rassicura la sua platea: ciò che pensate è giusto, ve lo garantisco, e il modello in cui siete immersi è in fin dei conti tollerabile, perché ammette critiche, prevede un ruolo per persone come me, in grado di dire coraggiosamente verità scomode. Segue applauso, e talvolta linciaggio dei dubbiosi. (da Democrazia: Cosa può fare uno scrittore?, con Antonio Pascale, Codice Edizioni, 2011)

Citazioni su Luca Rastello[modifica]

  • Sia nei libri narrativi sia nei saggi Rastello è stato un sismografo della realtà. (Roberto Saviano)
  • Sulla figura e l'opera di Luca Rastello si dovrà tornare spesso, nei prossimi tempi, perché sono tra le più belle e più esemplari tra quelle che hanno agito in questi anni e hanno cercato di investigarne le tensioni, gli interessi, le brutture e disgrazie e le pochissime grazie. (Goffredo Fofi)

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