Luciano Magrini

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Luciano Magrini (1885 – 1957), giornalista e politico italiano.

Citazioni su Luciano Magrini[modifica]

Mario Borsa[modifica]

  • Egli faceva inchieste scrupolose; sapeva avvicinare tutti quanti – re, principi, generali, statisti, rivoluzionari – sapeva far parlare tutti quanti; entrava nel vivo delle questioni, le sviscerava, le penetrava a fondo. I suoi lavori sulla Cina, sul Giappone, sull'India, sulla Russia, sulla Germania, sul Brasile, per citare solo alcuni dei quindici o venti che ha pubblicato, fanno bella testimonianza del suo metodo e del suo ingegno. Non vedeva mai uomini, paesi e problemi, con occhi superficiali. Il suo studio sull'India – tradotto anche in tedesco come lo furono parecchi altri – è una bella, acuta, indagine sul ghandismo e su altre manifestazioni del pensiero indiano. Il suo Delitto di Saraievo è indubbiamente la più singolare documentazione delle tenebrose origini di quello storico avvenimento.
  • Il Magrini ebbe una giovinezza dura e avventurosa. Triestino, studiosissimo, mazziniano, animato da un grande fervore italiano e da un alto idealismo morale, cominciò a scrivere a quindici o sedici anni nel giornale locale l'Indipendente e a frequentare la compagnia sospetta dei più accesi patrioti irredenti. La polizia austriaca non tardò molto a mettere gli occhi su di lui e un brutto giorno piombò in casa sua per arrestarlo.
  • Non badava a fatiche, a privazioni, a pericoli. Seguì i serbi durante la prima guerra mondiale nella loro tragica ritirata. Era il solo giornalista italiano, ma aveva a compagni alcuni giornalisti inglesi, americani e francesi. Incredibili furono le difficoltà del viaggio attraverso monti e fiumi, per strade impervie e regioni disabitate, sotto la pioggia incessante, senza un ricovero e quasi senza viveri. I suoi colleghi ad uno ad uno rimanevano indietro, vinti dalla fatica, dai disagi e dalla fame. Ma il Magrini avanti, di giorno e di notte, sprovvisto di tutto, sostenuto dalla sua passione giornalistica e dal suo amore per il giornale. Arrivato a Salonicco, prima di riposare e di prendere cibo, stese un telegramma di tremila parole e perché non aveva più un soldo in tasca corse dal Console italiano e si fece prestare la somma occorrente per spedirlo. Da giorni, anzi da settimane, nessuno aveva saputo più nulla dell'esercito serbo: fu il telegramma del Magrini che fece improvvisamente la luce sulla sua drammatica anabasi. Ebbe un grande successo qui, in Francia e in Inghilterra.

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