Lucius Shepard

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Lucius Shepard nel 2011

Lucius Taylor Shepard (1947 – 2014), scrittore statunitense.

Citazioni[modifica]

  • Qualche anno fa, un mio amico, scrittore e professore di scrittura creativa, mi disse che le mie storie avevano la tendenza a farsi scappare il climax per troppa verbosità, e che le terminavo spesso con una morale, una tecnica che lui considerava antiquata. Aveva in gran parte ragione. Ma mi viene in mente che a volte una morale — chiaramente affermata o meno dal discorso — è ciò che ci fornisce il vero climax, quel buon peso che fa risuonare la storia oltre la misura della pagina. Così, in questo caso, andrò contro il consiglio del mio amico e vi dirò che cos'ho imparato, perché mi dà l'impressione che di applicarsi particolarmente alla coscienza americana, che è isolata da gran parte delle realtà dolorose, e anche perché è in correlazione con un processo d'indifferenza che ci pone tutti quanti in pericolo. (A Spanish Lesson, p. 51)
  • Sebbene questa storia sia vera, non vi chiedo di crederci. Secondo me, è vera a sufficienza, e se l'avete letta fino alla fine, allora avete manifestato adeguatamente la vostra fiducia. A ogni modo, è una realtà che la verità diventa falsità quando viene scritta, ed è l'arte della scrittura di spremere quanta verità possibile dal suo stesso tessuto di disonestà. Io non ho che una unica verità da offrire, una verità che mi colpì l'ultimo giorno in cui vidi Alise, una verità esterna sia alla storia sia all'atto di scriverla. (A Spanish Lesson, p. 50)

Incipit di alcune opere[modifica]

Occhi verdi[modifica]

...Vidi il mio primo "zombie" l'indomani del mio arrivo a Tulane, quando Ezawa mi invitò ad assistere a un collo­quio. Mi introdusse in un cubicolo contenente alcune sedie pieghevoli e attivò uno specchio a due direzioni. La stanza dietro lo specchio era arredata come un bordello di fine Ot­tocento: sedie e sofà di noce scolpito, tappezzati di velluto rosso, con piedi a zampa di leone e schienale a filigrana; urne di bronzo con piume di pavone; tendaggi color vinac­cia e carta da parati a strisce marrone; un candelabro spor­gente dal muro, sostenuto da una ragnatela di ferro battuto. La stanza era vivacemente illuminata, come lo studio di un fotografo. Anche se gli "zombie" (almeno, quelli a breve scadenza) non vedono chiaramente fino all'ultimo, reagi­scono ai colori e alle luci intense, e quel genere di arreda­mento serviva in definitiva ad aumentare la capacità di per­suasione del terapeuta.

Settore Giada[modifica]

Uno dei nuovi elicotteri pesanti del Primo Stormo Corazzato, un Sikorsky che recava le parole Bacio mortale dipinte sulla fiancata, trasportò Mingolla, Gilbey e Baylor dal Formicaio a San Francisco de Juticlan, una cittadina situata all'interno della fascia verde che le più recenti cartine militari definivano Territori Occupati del Guatemala Libero. A est della fascia verde, le stesse cartine riportavano una striscia gialla priva di indicazioni, che tagliava il paese dalla frontiera messicana ai Caraibi. Il Formicaio era una base di artiglieria dislocata sul margine orientale della striscia gialla; da lì Mingolla, un artigliere scelto di appena vent'anni, sparava cannonate in una zona riportata sulle mappe con segni topografici in bianco e nero. Per cui spesso Mingolla si considerava impegnato a salvare il mondo per i colori primari.

La resa[modifica]

Questi fiumi ormai li conosco, mi scorrono dentro come il sangue; questo tanfo tropicale mi ha pervaso le narici in dozzine di guerre, una miscela di calore, di febbre e di dissenteria, di cadaveri rigonfi che galleggiano nell'acqua verdastra; quegli uomini piccoli e scuri e le loro donne dai fragili corpi che ho visto martoriare centinaia di volte, come il ripetersi di un macabro rito. Sono solo un fottuto turista della guerra.

Solitaire Station[modifica]

Il modo in cui va il mondo, non i grandi avvenimenti di un'epoca, ma le cose ordinarie che ci rendono quelli che siamo: l'atroce incidente che è la nostra nascita; le banali lussurie che per capriccio o per questione d'orgoglio si trasformano in complesse tragedie d'amore; la crudeltà di ogni cambiamento; la folle dolcezza delle altre anime che intersecano le orbite delle nostre vite, viaggiano insieme a noi per un po', lungo la stessa rotta, quindi deviano allontanandosi nell'oblio, senza lasciarci nemmeno una forma definita su cui riflettere, né una traccia facilmente comprensibile da cui trarre un'illuminazione...

Bibliografia[modifica]

  • Lucius Shepard, Occhi verdi, traduzione di Riccardo Valla, Mondadori, 1986.
  • Lucius Shepard, Settore Giada, traduzione di Gaetano L. Staffilano, Mondadori, 1989. ISBN 88-04-32447-3
  • Lucius Shepard, La resa, traduzione di Daniela Rossi, in "Destinazione spazio 2", a cura di Donald A. Wollheim, Mondadori, 1991.
  • Lucius Shepard, Solitaire Station, traduzione di Anna Monaldi, Delos, 2006. ISBN 9788889096512
  • Lucius Shepard, A Spanish Lesson (Spagna: una lezione), traduzione di Stefano Carducci, Nova SF* 7, Perseo Libri, 1986.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]