Marco Lodoli

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Marco Lodoli (1956 – vivente), scrittore e giornalista italiano.

  • Anche quest'anno è andato tutto bene. Io ho avuto un paio di cravatte, un libro, l'ennesimo rasoio elettrico. I bambini hanno cominciato a giocare sul tappeto con i loro attrezzi elettronici, mentre mia moglie faceva girare gli aperitivi. A tavola, come al solito, abbiamo un po' litigato parlando di politica, esattamente come ogni anno. La più grande delle mie nipoti, ha quasi diciott'anni ed è ribelle e arrabbiata come lo ero io, vorrebbe un mondo in cui tutti fossimo in pace, senza poveri, senza esclusi. Questa vita è ingiusta, ha detto, butta via la gente, la fa morire. Nessuno dovrebbe morire, ha gridato. Per riportare un po' d'allegria a tavola, mio cognato ha raccontato come sempre due barzellette. Una era la stessa dello scorso Natale, ma nessuno l'ha interrotto. Dopo il panettone e il caffè, ci siamo sistemati sui divani per continuare a chiacchierare e bere un cognac. E dopo mezz'ora le parole sono iniziate a mancare ed è scesa la malinconia che segue la festa, qualche bambino sbadigliava tra i fogli accartocciati dei regali, e allora io ho acceso la televisione.[1]
  • C'è un clima affettuoso, antico, cordiale: si parla da tavolo a tavolo, degli gnocchi e di tutto, si ride come bambini, perché la vita a volte è bella, se mamma ha fatto i gnocchi.[2]
  • Il mondo non è un posto adatto agli esseri umani, ci stiamo dentro sognando altro, e altro non c'è. E allora facciamo il nostro spettacolino, poi un inchino e ciao.[3]
  • «Ridi ridi, che mamma ha fatto i gnocchi»: così, ancora oggi, ci si rivolge ai bambini invasi da una gioia tanto irrefrenabile quanto incomprensibile. L'unico motivo per spiegare quella felicità potrebbe essere un bel piatto di gnocchi, ergo – come dicevano i sillogisti in vena di sofismi – gli gnocchi sono il massimo bene possibile.[2]
  • Veniva un macellaio da un paese vicino, apriva un panno nero e apparivano i coltelli, scintillavano sul panno come fulmini. E intanto il maiale gridava nel porcile, sapeva già tutto, sentiva già la lama nella giugulare, sentiva che la vita è una cosa breve e assurda. Gridava come un matto, con una voce che non era quella di un animale, era una voce che lo traversava sbucando dalla terra e salendo verso il cielo, faceva orrore.[3]

Note[modifica]

  1. Da Natale; in Anche quest'anno è andato tutto bene, Repubblica.it, 26 dicembre 2006.
  2. a b Da Domenico e gli gnocchi del Pigneto, la Repubblica.it, 29 dicembre 2012.
  3. a b Da Vapore, Einaudi, Torino, 2013.

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