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Maria Giuseppa Guacci

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Maria Giuseppa Guacci Nobile (1807 – 1848), poetessa e patriota italiana.

Citazioni di Maria Giuseppa Guacci[modifica]

  • Bisogna dunque contare dal diciannovesimo anno il cominciamento degli studi miei, e nemmeno liberamente, imperocché dovevo far sempre da copista al mio povero babbo, e per me non rimaneva che la notte. (citato in P. Papa, Giuseppina Guacci Nobile ed un suo carteggio inedito, in Rivista contemporanea, 3−5−6 1888)
  • [Parlando del padre] Essendo fatto della buona pasta antica, la quale ora del tutto è perduta, nulla pose mente all'educazione delle sue figliole, sicuro che potesse essere assai ad esse il fare di cucina, e l'intendere ottimamente all'economia della casa e in specialità di me voleva fare una buona massaia. (citato in P. Papa, Giuseppina Guacci Nobile ed un suo carteggio inedito, in Rivista contemporanea,3−5−6 1888)[1].
  • Quando la maggior parte delle madri sarà sufficiente all'educazione dei figli, la società cambierà aspetto. (citato in A. Balzerano, Giuseppina Guacci Nobile nella vita, nell'arte, nella storia del Risorgimento, Di Mauro Editore, 1975)
  • Sentirsi piena di idee nobilissime e non poter vestirle di parole perché la cucina vi aspetta è uno strazio che voi non avete provato e non proverete mai, spero. (da lettera di Maria Giuseppa Guacci a Irene Ricciardi)

Rime[modifica]

  • Zefìro spira, ed asserena il giorno | E fa più chiare fiammeggiar le stelle, | Apre le verdi frondi tenerelle | E desta mille fiori intorno intorno. | Eppur fia breve il suo dolce soggiorno | Del Tirreno alle sponde apriche e belle; | Ch'ei volerà fiorendo erbe novelle | Sin del vasto universo all' altro corno. (da ''Zefiro spira, ed asserena il giorno..., p. 317)

Canzone alle donne sebezie[modifica]

Incipit[modifica]

Oh compagne, oh sorelle,
Che di vostre bellezze innamorate
Questa del mondo più serena parte,
Poiché natura al nostro suol comparte
Tranquille aure odorate
Ed amoroso fiammeggiar di stelle,
Dritto ben è che d'opre chiare e belle
Suoni il fiorito nido,
Il qual ne accolse dal materno grembo
E i nostri anni nudri sì dolcemente;
E il ciel puro e lucente
Cui rado turba procelloso nembo,
E il quieto mare, e l'ospital suo lido
Che, per antico grido,
Già di sirene albergo il mondo chiama
Or si rallegri di novella fama
.

Citazioni[modifica]

  • Nudi i monti e le valli | Del lauro onde si cinse Italia e Roma, | Per coronare allo straniero la chioma. (p. 319)
  • E voi, cortesi e venerande donne | D'ogni valor colonne, | Il materno sermon teneste a vile: | Sparso di gentilezza il bel tesoro, | E il poetico alloro | Venne inculto e negletto, e le camene | Sospirando lasciar l'onde tirrene. (p. 320)
  • Dunque il sereno viso | Levate al cielo, e gli amorosi labri | Ogni estinta virtù traggan di Lete; | E poiché aprire e governar potete | I cor più rozzi e scabri | Col volger de' begli occhi o col bel riso | E far di questa terra un paradiso. (p. 320-321)
  • Negli occhi vostri avanza ogni valore; | E così Dio largì del suo splendore | Alcuna parte in terra | Che allumi e guidi le terrene menti. (p. 321)

Explicit[modifica]

Cortesemente, o mia canzon, saluta
Quante donne vedrai,
E di lor tua ragione e l'esser mio:
E s'odi che tuo vol poco alto sale,
Di', che t'impiuma l'ale
La sola carità del suol natio,
E che la patria con pietosi lai
Lor s'accomanda omai,
Perché il nemico del suo mal non rida,
E tutta sua speranza a lor confida
.

[Maria Giuseppa Guacci, Rime, Stamperia del Fibreno, Napoli 1832; citato in Giornale arcadico di scienze, lettere, ed arti, Volume 52, Stamperia di Antonio Boulzaler, Roma 1831-32]

Citazioni su Maria Giuseppa Guacci[modifica]

  • L'italica dignità splendeva in ogni suo atto e l'amore che portava a questa sventuratissima Italia alimentava il suo spirito. E ben di lei si poteva dire che viveva nella patria, niente altro sperando ogni suo detto, niente altro non esprimendo le gentilissime sue rime. (da elogio funebre di Maria Giuseppe Guacci composto da Bruto Fabbricatore)

Note[modifica]

  1. lettera di Maria Giuseppa Gaucci spedita nel 1832 a Carlo Muzzarelli