Marien Ngouabi

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Ngouabi nel 1972

Marien Ngouabi (1938 – 1977), politico congolese.

Citazioni di Marien Ngouabi[modifica]

  • L'idealismo e il sogno non sono atteggiamenti rivoluzionari, ma solo incoscienza e opportunismo, perché le rivoluzioni non si fanno da sonnambuli.[1]
  • Il partito riunì quadri di diversa estrazione: intellettuali, militari, pochi operai. Erano quelli che potevano veramente far qualcosa. Ma bisognava capire la serietà degli ostacoli da superare. Vi sono nel nostro paese forze che letteralmente si oppongono all'opzione e che non l'accettano se non gliene sì mostrerà la giustezza. Vi sono i cattolici. Vi sono il tribalismo e l'opportunismo, legati alle strutture del passato. Bisognava determinare il carattere della fase attuale, identificare la contraddizione principale, il nemico contro cui possono battersi tutti.[2]
  • L'intellettuale può tradire. Ma può anche essere semplicemente staccato dalle masse, dalla realtà, da una etica rivoluzionaria. Gli errori degli uomini sono propri dei partiti giovani, come il nostro. Ora, però, abbiamo abbandonato il terreno delle improvvisazioni. Abbiamo un programma e siamo decisi ad applicarlo. Non vogliamo essere un partito di intellettuali ma il partito degli sfruttati. Entro l'anno avremo effettivi importanti, migliaia di militanti. Andremo avanti, sulla strada buona.[2]
  • Il nostro paese non può permettersi il lusso di un esercito che si occupi soltanto della guerra o della sicurezza. Certo, abbiamo bisogno di questo. Ma l'esercito dovrà anche integrarsi nel lavoro del popolo, nella produzione. Per arrivare a questa integrazione è necessaria una formazione politica e ideologica. È indispensabile. Non possiamo fare altrimenti.[2]
  • Non voglio fare un bilancio di grandi successi o di grandi conquiste. Abbiamo cercato di creare l'unità nazionale attorno al partilo e abbiamo compiuto un passo avanti con il programma, che interessa tutti, perché è un programma di liberazione economica. Le aziende di Stato sono importanti, ma ci sono le grosse imprese straniere, che sfruttano le nostre risorse, e siamo tuttora costretti a importare per i nostri consumi. Per quanto riguarda i compiti, essi sono quelli di tutte le rivoluzioni: fare capire a tutti i problemi dello sviluppo, assorbire la disoccupazione, rendere redditizio il settore statale, sviluppare l'agricoltura in modo da far fronte ai consumi alimentari. Fino ad oggi, l'ostacolo principale è stata la mancanza di capitali. Ma il petrolio ce ne fornirà. È vicino il momento in cui cesseremo di essere un paese povero.[2]
  • Ciò che bisogna considerare essenziale, in queste riflessioni di un militante, è che i rivoluzionari congolesi devono avere il coraggio di lottare e di vincere, senza però scivolare nell'"ultrarivoltizionarismo" e nel "gauchisme". Ci si deve convincere che nessuna tappa è realizzabile senza risolvere la questione del Potere, il problema di costruire uno Stato realmente democratico, rivoluzionario e popolare. Poi, bisogna capire bene che nazionalizzare non significa socializzare, che realizzare il capitalismo di Stato non è una compromissione e che le due operazioni non sono incompatibili. Tutto sta nel sapere che non è necessario nazionalizzare "tutto" durante la tappa di transizione, ma che accettare il predominio di un settore capitalistico straniero che controlla tutta l'economia nazionale è un compromesso inammissibile.[3]
  • [A Muʿammar Gheddafi] Ho riflettuto a lungo sulla vostra proposta, caro fratello. Non posso diventare musulmano perché io sono già marxista.[4]
  • Il fatto è... che io non sono soltanto marxista scientifico. Sono anche ateo.[4]

Note[modifica]

  1. Citato in L'indipendenza condizionale, L'Unità, 11 luglio 1970
  2. a b c d Citato in Il partito, l'esercito, il popolo, L'Unità, 6 febbraio 1974
  3. Citato in Il cammino della liberazione, L'Unità, 9 febbraio 1974
  4. a b Citato in Angelo Del Boca, Gheddafi, una sfida dal deserto, Editori Laterza, 2010, p. 128, ISBN 978-88-420-9381-7

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