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Massimo Gadda

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Massimo Gadda (1963 - vivente), allenatore di calcio ed ex calciatore italiano

Intervista di Gianmarco Minossi, tuttoc.com, 20 febbraio 2022.

  • Sono andato al Milan che avevo 13 anni, facendo poi il percorso nel settore giovanile. La mia sfortuna è stata quella di vivere probabilmente gli anni più difficili di quella società, anche se parliamo sempre del Milan. Nel settore giovanile ho avuto grandi maestri, come Fabio Capello e Italo Galbiati: è stata un'ottima palestra di vita, non solo calcistica. Ho giocato in Serie B e in Serie A: non ho rimpianti, nella mia carriera da calciatore ho ottenuto il massimo. Il Milan è stata un'esperienza bellissima, oltretutto nella squadra di cui era tifoso mio padre.
  • Ad Ancona, sul piano calcistico, ho provato emozioni incredibili, con due campionati vinti e una finale di Coppa Italia: a questo si aggiunge un fortissimo legame con la città, perché i miei due figli sono nati lì, quindi per me si tratta di una seconda casa. Avevo anche pensato di chiudere lì la carriera alla soglia dei 30 anni, ma non è stato possibile: ad oggi Ancona è stata la tappa più importante della mia carriera calcistica.
  • [Sulla stagione 1991-1992] Avevamo una buona squadra, ma non pensavamo di riuscire ad andare in Serie A. Poi man mano che passavano le giornate abbiamo preso consapevolezza e fiducia, facendo una cavalcata incredibile con il seguito di tutta la città. La cosa che più mi è rimasta nel cuore è il trasporto con cui Ancona ci seguì quell'anno: avere dodicimila tifosi al seguito il giorno della promozione fu incredibile. Fu un risultato che ci colse tutti di sorpresa, infatti subimmo l'impatto della Serie A.
  • [Sulla stagione 1993-1994] Quello fu l'anno più difficile, ma forse anche il più bello e il più importante: non era semplice ripartire col gruppo storico, perché ci portavamo ancora dietro le scorie della retrocessione. Invece facemmo un buon campionato, potevamo secondo me ancora lottare per la promozione in A, ma il cammino in Coppa Italia ci tolse qualcosa. L'avventura fu però meravigliosa, perché per una squadra di Serie B arrivare a giocarsi la finale contro la Samp fu unico: non cambierei nulla, però secondo me fu qualcosa che penalizzò il nostro cammino in campionato.

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