Melchiorre Missirini

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Melchiorre o Melchior Missirini (1773 – 1849), letterato e biografo italiano.

Citazioni di Melchiorre Missirini[modifica]

  • [Giuseppe Calandrelli] Sempre che leggea il santo Vangelo, gli cadeano dagli occhi le lagrime. Sempre che assistea alle sacre funzioni era penetrato di un compungimento irresistibile. Solea dire, la settimana santa essere la sua stagione prediletta, e in quella tutto s'internava in sante meditazioni. mirabile domatore de' proprj appetiti. Ebbe tutti que' caratteri che dal grande istorico morale sono attribuiti all'uomo perfetto cioè pio, giusto, dabbene, sincero, moderato, e come si dice, di un petto santo, da cui pullulino i consiglj, e i giudizj bellissimi: in somma s'egli lasciò al mondo grandi e sottili dimostrazioni matematiche, ed astronomiche; la dimostrazione più nobile, più luminosa, e più utile lo aver fatto conoscere quella grande verità, cioè che il vero filosofo è il vero uomo virtuoso![1]

Antonio Morrocchesi[modifica]

  • [Antonio Morrocchesi] [...] avea tutti i vantaggi della persona, dell'atto, dell'intelligenza, del sentimento. Alto, e ben conformato di corpo: dignitosa, espressiva fisonomìa: Nobile, elegante, naturale muovimento: somma dilicatezza d'animo e molta altezza di mente. Con tali doni uniti ad una perseverante volontà, chi potea dubitare de' più splendidi effetti? (p. 11)
  • [...] il vero Attore debbe prima coll'espressione del volto, e coi moti della persona anticipare nel sagace spettatore, quanto è per manifestare colla parola: della qual verità si recaron persuasi gli Attori Latini sotto Augusto quando Pilade per tal via rappresentò la Tragedia, e Batillo la Commedia fra i plausi di ammirazione di tutta Roma. Né già si creda esser questa un'arte sterile, e un solo ozioso pascolo degli occhi. Allorché la Mimica è diretta a rappresentazioni utili al ben vivere, e che il popolo sia educato a comprenderla, è ottima instruzione. (pp. 11-12)
  • È fama (e molti ancora ci vivono che ne furono testimoni), che il medesimo Alfieri, per l'austerità dell'indole, e per la natura dei suoi studj così difficile alla lode; trovandosi presente ad una rappresentazione del Saul [di Antonio Morrocchesi], sorgesse pieno di compiacenza, e di gratitudini ad abbracciare l'attore, ch'Ei degnò poi fino alla morte della sua rara amicizia. (p. 14)

Incipit di Pericolo di seppellire gli uomini vivi creduti morti[modifica]

Fu già dettato da Archiloco, che fra tutte le calamità della vita umana la maggiore è la morte: nondimeno v'ha una sventura anche più spaventosa; ed è quella di essere sepolto vivo per morte apparente. Asclepiade, Aristotile, Celso e Quintiliano furono i primi ad avvertire al mondo questo pericolo; poscia una schiera d'animi generosi gridò sempre contro l'abuso di commettere al sepolcro i miseri creduti morti prima che presentassero prove certe della loro morte.
Tolse indi altri a dimostrare l'incertezza dei segni della morte; altri consigliò i soccorsi accomodati alla repristinazione della vita; chi si fondò sulle teorie, e chi i fatti miserabili avvenuti raccontò: ma niuno discorse veramente l'universale del subbietto. Mancava un lavoro che, raccogliendo le dottrine, le sperienze e gli esempii sparsi negli scritti di quanti tutelarono in questa parte il genere umano, abbracciasse tutta la materia mortuaria.
Noi osammo tentare un compendio cosi laborioso, spogliando i libri degl'insigni filosofi e medici che di questo tema ragionarono, e attenendoci religiosamente alla loro sapienza e autorità.

Note[modifica]

  1. Da Elogio di Giuseppe Calandrelli matematico ed astronomo, Tipografia Virgiliana, Roma, 1828, p. 22.

Bibliografia[modifica]

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