Michel de Certeau

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Michel de Certeau (1925 – 1986), storico gesuita francese.

La scrittura dell'altro[modifica]

  • Il citato è frammentato, riutilizzato e maneggiato in un testo; vi è alterato. Ma in questa posizione in cui non ha più un suo specifico, esso resta suscettibile di riportare, come in un sogno, un'inquietante estraneità: potere surrettizio e e alterante del rimosso.
  • In questo luogo sconsacrato [Nei territori dei nativi americani], abbandonato dalla credenza, la teoria ha tuttavia la forma di una storia che non si confessa. Essa vi si produce come autonoma, ma negando la storicità "credente" di cui prende il posto e da cui dipende ancora.
  • La struttura interna del discorso fa chicane. Produce un tipo di lettore: un destinatario citato, identificato e istruito proprio dal fatto di essere posto nella situazione della cronaca di fronte a un sapere. Organizzando lo spazio testuale, essa stabilisce un contratto e organizza uno spazio sociale. Da questo punto di vista il discorso fa quello che dice. È performativo.
  • La teoria non ha luogo nel tempo e nello spazio. È un non-luogo. L'origine è una forma (una rete di rapporti formali) e non una data, un personaggio o un libro della storia. Consiste più in ciò che la ricerca scientifica si dà come regole di lavoro che in ciò che riceve come legge di una storia.

La debolezza di credere[modifica]

  • Il legno della croce, corpo immobile nel silenzio notturno, sarà ricoperto domani dalla gloria del risorto. Allora sarà l'ora del riposo.
  • L'atteggiamento del raccoglimento corporale, non più che la «stazione» in piedi, non è un arredo dell'anima o un semplice commentario fisiologico.
  • La preghiera privilegia alcuni aspetti e alcune manifestazioni della vita psicologica; costruisce in questo modo, grazie ai resoconti di tanti itinerari spirituali, una «carta» analoga alle «carte del paese dell'amore» disegnate seguendo le avventure amorose.
  • Le mani, anch'esse, dicono la preghiera. Fatte per l'aratro, la macchina da scrivere o la fresatrice, come potrebbero non continuare, nell'orazione, a legare l'uomo a ciò che lo circonda?
  • Se la preghiera aspira ad incontrare Dio, l'appuntamento è sempre fissato sulle terre dell'uomo, all'incrocio del suo corpo e della sua anima.

Bibliografia[modifica]

  • Michel de Certeau, La scrittura dell'altro, traduzione di Silvana Borutti, Raffaello Cortina, Milano 2005.
  • Michel de Certeau, La debolezza di credere. Fratture e transiti del cristianesimo, Città aperta, Troina (EN), 2006.

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