Morgan Tsvangirai

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Tsvangirai nel 2008

Morgan Richard Tsvangirai (1952 – vivente), politico zimbabwese.

Citazioni di Emmerson Mnangagwa[modifica]

  • Abbiamo vinto, ma la prova più difficile inizia adesso.[1]
  • Fino a ieri nessuno mi chiamava. Ora tutti vogliono sapere cosa farò da presidente. Scelgo il silenzio: la lotta per essere liberi è solo all' inizio.[1]
  • Il potere tace. Significa che, ancora una volta, non intende accettare la volontà popolare. Sappiamo che i brogli possono spostare almeno 3 milioni di voti. Se Mugabe annuncerà la propria vittoria, il Paese potrebbe aver bisogno di un altro sforzo da parte della gente. Per un nuovo inizio serve un nuovo sacrificio.[1]
  • Il problema non è trascinare i giovani a morire in piazza. Il punto è che il popolo, e mi riferisco anche ai generali, o ai membri della nomenklatura, non sopporta più di essere oppresso e preso in giro alle elezioni. Non c' è bisogno di nuovi martiri: ma oltre un certo limite nessuno può frenare la rabbia della massa.[1]
  • La maggioranza dello Zimbabwe chiede il cambiamento. Per ottenerlo dobbiamo unire le forze, prepararci a lottare pacificamente, anche a lungo.[1]
  • Una dittatura vive di terrore e di falsità e queste elezioni sono lo specchio di Mugabe. Ma questa volta non basta. Anche lo "Zanu-Pf" sa che altri 5 anni di Mugabe condannerebbero la nazione alla dissoluzione e ad una guerra civile.[1]
  • Mi appello ai generali, ai capi di polizia e servizi segreti. Confido che non arriveranno a colpire la loro gente, i loro stessi figli. I militari non rispondono ad una persona, ma al Paese: se saranno saggi non salteranno teste.[1]
  • Il presidente ha diritto ad un processo giusto, ad Harare o all' estero. Non ci saranno vendette. Il nuovo Zimbabwe ha bisogno di giustizia e libertà, non di odio e delitti.[1]
  • Non si creano nemici esterni per ricattare gente povera e schiava. Lo Zimbabwe vuole essere una nazione del mondo, normale, trattata alla pari da tutti. Dobbiamo uscire dall' isolamento e ricominciare a vivere.[1]
  • Non è un nemico, così come non è indiscutibile. Rappresenta la civiltà prevalente del mondo contemporaneo: lo Zimbabwe, con la propria identità africana, non intende essere escluso dal suo tempo.[1] [riguardo l'Occidente]
  • La gente si illude che cambiare presidente equivalga a diventare ricchi subito. Non basteranno sei mesi. Per ricostruire il Paese occorrono almeno dieci anni.[1]
  • Tutti i cittadini dello Zimbabwe hanno pari diritti e pari doveri. Per salvarci dal fallimento, da un conflitto civile, c' è bisogno del contributo onesto di tutti.[1]
  • Lo Zimbabwe chiede l' uscita di scena di Mugabe. È un fatto incontrovertibile, potremmo dire addirittura biologico.[1]
  • Se è possibile vi chiediamo di non votare oggi. Ma se siete costretti a votare per Mugabe di fronte a minacce alla vostra vita, allora fatelo. Qualunque cosa accada i risultati delle elezioni del 27 giugno non verranno riconosciuti dalla comunità internazionale.[2]

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l m Citato in Tsvangirai, il Walesa di Harare La prova più difficile inizia ora, Repubblica.it, 31 marzo 2008.
  2. Citato in Zimbabwe, seggi aperti per il voto. Tsvangirai: "Giorno di vergogna", Repubblica.it, 27 giugno 2008.

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