Murasaki Shikibu

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Murasaki Shikibu (紫式部 Shikibu Murasaki?) (973 circa – 1014 circa o 1025), scrittrice e poetessa giapponese.

La storia di Genji[modifica]

Incipit[modifica]

Adriana Motti[modifica]

Alla corte di un Imperatore (che visse non importa quando) tra le molte gentildonne di Camera e Guardaroba, ce n'era una che, sebbene non fosse di altissimo grado, godeva molto più favore di tutte le altre; così che le Grandi Dame di Palazzo, ognuna delle quali aveva segretamente sperato di essere la preselta, guardavano con scherno e odio alla nobiluccia che aveva distrutto i loro sogni. Anche più amareggiate erano le sue antiche compagne, le dame meno ragguardevoli del Guardaroba, nel vederla tanto innalzata sopra di loro. Così la sua posizione a Corte, quantunque predominante, la esponeva di continuo alla gelosia e malevolenza; in breve, estenuata da queste meschine angherie, essa cominciò a deperire, facendosi sempre più malinconica e spesso ritirandosi in casa sua. Ma l'Imperatore, anziché stancarsi di lei ora che non era più sana né gaia, diventava di giorno in giorno più affettuoso, e non dava il minimo ascolto a chi lo biasimava, sicché la sua condotta divenne la favola di tutto il paese; e perfino i suoi baroni e cortigiani cominciarono a vedere di mal occhio un attaccamento tanto sconsigliato.

Maria Teresa Orsi[modifica]

Durante il regno di un certo Sovrano, non so bene quale, tra le numerose Spose Imperiali e dame di Corte ve n'era una che, seppure di rango non molto elevato, più di ogni altra godeva del favore di Sua Maestà. Le dame di alto rango, convinte com'erano di dover essere le prescelte, la guardavano dall'alto in basso e ne erano gelose. Quelle di uno stesso grado o di uno inferiore a maggior ragione si sentivano offese. Sera e mattina la sua presenza a Corte non faceva che esporla alla malevolenza delle altre e, forse per via del rancore che si riversava su di lei, ella si ammalò e in preda alla malinconia si ritirò più volte presso la famiglia di origine, ma il Sovrano, sempre più sollecito, seguitava a prendersi cura di lei senza prestare ascolto alle critiche di coloro che gli stavano attorno e suscitando chiacchiere a non finire. Dignitari e nobili dei più alti ranghi, coinvolti loro malgrado, mostravano il loro scontento distogliendo lo sguardo e mormorando che era un'infatuazione tale da turbare la vista e che nel regno dei Tang, per simili circostanze, il paese era caduto in preda a disordini e tumulti. Col passare del tempo, mentre anche nel resto del mondo la vicenda seminava malcontento e preoccupazione al punto che si citava l'esempio di Yang Guifei, non le erano state risparmiate umiliazioni, ma ella era riuscita a partecipare alla vita di Corte, confidando nell'affetto senza limiti che Sua Maestà le riservava. Il padre, che era stato Gran Consigliere, era morto, e la madre, appartenente a un'antica famiglia di tutto rispetto, convinta che la figlia non dovesse essere inferiore alle altre dame che grazie all'appoggio paterno avevano a Corte grande successo, le aveva fornito tutto quanto era indispensabile per ogni occasione ufficiale; pur tuttavia, essendo ella priva di un solido appoggio, in caso di bisogno non aveva nessuno sui cui fare affidamento ed era più sola e sperduta che mai.

Citazioni[modifica]

  • [...] non mi sembra meglio preoccuparsi troppo del lignaggio o della bellezza e purché una donna non sia intrattabile, ma possieda un carattere tranquillo e accomodante, la si potrà considerare il nostro punto di riferimento. Se poi a queste doti accompagna qualche talento o qualità particolare potremo esserne soddisfatti e qualora qualcosa in lei non ci convincesse pienamente, non sarebbe il caso di avere troppe pretese. Infatti, se il suo temperamento è affidabile e generoso, ella ne ricaverà un fascino esteriore del tutto naturale. (2012, p. 27)
  • Quando si comincia ad avere sospetti su di una persona che in quel momento ci è cara, che si apprezza per fascino e bellezza, la cosa può essere spiacevole. Se tuttavia ci si mostra disposti a considerare con generosità il suo comportamento, senza far nulla di cui ci si possa rimproverare, è probabile che l'altra si corregga, anche se in realtà non è sempre detto che ciò avvenga. (2012, p. 28)
  • Passiamo ora alla calligrafia: colui che, privo di una solida base, lascia correre qua e là il pennello con una certa ostentazione può in un primo momento dare l'impressione di possedere talento e originalità, mentre viceversa la sapiente scrittura di chi padroneggia l'arte del pennello può non rivelare a prima vista alcun pregio particolare, ma basta metterla a confronto con l'altra e subito se ne potrà riconoscere il valore autentico. Se ciò che ho detto vale per argomenti così leggeri, a maggior ragione, quando si tratti del cuore umano, penso che non ci si debba fidare di sentimenti superficiali e ostenati sul momento. (2012, pp. 29–30)

Bibliografia[modifica]

  • Murasaki Shikibu, Storia di Genji, il principe splendente. Romanzo giapponese dell'XI secolo, traduzione di Adriana Motti dall'edizione inglese di Arthur Waley, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2008.
  • Murasaki Shikibu, La storia di Genji (Genji monogatari), a cura di Maria Teresa Orsi, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2012. ISBN 978-88-06-14690-0

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]

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