Orcagna

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Orcagna: tabernacolo della chiesa di Orsanmichele a Firenze

Andrea di Cione di Arcangelo soprannominato l'Orcagna (1310 circa – 1368), pittore, scultore e architetto italiano.

Citazioni sull'Orcagna[modifica]

  • Due soli, forse, fra i maestri di questa età, se non raggiungono la potenza di Giotto, le si avvicinarono almeno. L'uno [l'altro è il Giottino] è Andrea Orcagna, che nella cappella Strozzi a Santa Maria Novella, figurando l'inferno ed il paradiso, riprodusse quella forma ampia e solenne e quella vita che aveva trasfusa nelle sculture del meraviglioso Tabernacolo di Osanmichele; conferma anche questa di quanto conferirono l'una all'altra le due arti sorelle. (Alessandro Chiappelli)

Adolfo Venturi (storico dell'arte)[modifica]

  • Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'Orcagna, compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, musaicista, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti.
  • Nel rappresentare [nel tabernacolo di Orsanmichele] una scena solenne, come quella dell'Assunzione, ricordò d'essere non solo scultore, ma anche musaicista, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la Fede dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli angioli presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa.
  • Niuna delle figure [del tabernacolo di Orsanmichele] ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione.

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