Parabola del banchetto di nozze

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La parabola in una illustrazione di John Everett Millais, 1864

Citazioni sulla parabola del banchetto di nozze.

  • Il destino dell'invitato indegno è rappresentato come qualcosa di davvero penoso. Ma egli non viene respinto e dimenticato semplicemente perché il Signore suggella il tutto con le parole: poiché molti sono chiamati... il destino di questo invitato indegno è appunto stare nella chiamata, ma non nell'elezione. [...] Si mescola tra coloro che riconoscono il Signore e pretende per sé il privilegio di non riconoscere e di non volere. Come Dio ha lasciato la risposta agli invitati – qualcosa che chiede loro un «merito» perché da chiamati divengano eletti – così a questo invitato indegno lascia la certezza di essere stato chiamato. Sì, la certezza di avere in qualche modo risposto di sì, ma nella menzogna, di aver detto un sì, che però significa un no. È quel figlio che risponde di sì al padre, ma la cui condotta è un no. E poiché egli sa della propria vocazione, lo stridore dei suoi denti sarà il segno della sua non elezione. Eppure, se è desolante non essere stato scelto, allora non è del tutto desolante essere stato chiamato, dal momento che l'essere respinti non è la fine della vocazione, ma funzione della non elezione. L'uomo è previsto nella storia del re, che parla ancora del suo caso e se ne ricorda, dal momento che è già stato gettato fuori. Egli dunque vive ancora per Dio. (Adrienne von Speyr)
  • Il re aveva di diritto di attendersi che gli ospiti si presentassero con un abbigliamento degno. Il paragone si allarga così all'invito alla Santa Comunione, a cui l'uomo deve presentarsi con un'anima pura, dopo aver ricevuto l'assoluzione. Bisogna indossare un abito degno del Signore, l'abito della grazia. E noi possiamo immaginarci come il Signore guardi i suoi, prima di donarsi a loro nell'Eucaristia. (Adrienne von Speyr)

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