Pasquale Borrelli

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Pasquale Borrelli (1782 – 1849), giurista e filosofo italiano.

Elogio funebre dedicato alla memoria di Domenico Barbaja[modifica]

Incipit[modifica]

Illustre e folta assemblea qui veggio riunita – Un mesto raccoglimento spira da tutti gli occhi, in tutti i volti è dipinto. E quali eran dunque i grandi pregi dell'uomo che tanti e sì degni deploran perduto? Cadon di giorno in giorno le migliaja de' viventi nell'oscurità dei sepolcri: e di se non lascian orma nel campo della vita. Muojono nel potere, nell'opulenza, nel fasto i prediletti della sorte: e quasi prima che la terra, li copre l'obblio. Pur coloro, in cui rifulsero la dottrina e l'ingegno, possono alcuna volta dipartirsi dal mondo, senza che la taciturna indifferenza del popolo ne sia punto alterata. E che mai dunque può sospingere l'interesse del pubblico anche al di là dell'abisso ch'è spalancato dalla morte? Che mai, se non quelle virtù sociali, cui la natura dié forza di attirare e tener salda la benevolenza degli uomini? Esse appunto, o Signori, amavamo in Barbaja: e sono esse l'origine delle impressioni penose che ne an seguita la perdita.

Citazioni[modifica]

  • Milanese per origine, Napolitano per iscelta fu il nostro Barbaja: ed assai meglio è meritare la nazionalità co' servigi che averla in dono dal caso.
    Fu umile la condizione, in cui egli nacque – Ma che mai è per le anime intraprendenti e vigorose l'umiltà de' natali? Signori, è lo spazio che la natura fa lor prendere per islanciarsi più in alto. (p. 11)
  • Agile di membra, caldo d'ingegno, vispo, arrischievole, ei cercò la fortuna nelle scommesse, nelle corse, e nell'appalto autorizzato di quei rapidi scontri dell'umana avidità, che la consuetudine mantella sotto il nome di giuochi. La frequenza degli stranieri che per que' tempi avvivano la capitale della Lombardia, agevolò la riuscita delle sue intraprese: ed in breve i suoi averi si slargarono in guisa, da superar le speranze. (p. 11)
  • [...] non contrasto che talvolta i suoi modi furon rozzi, impetuosi ed ancora più franchi, di quel che fosse convenevole alle delicatezze dell'uso. Ma che è mai un tal difetto in confronto alle egregie qualità del carattere? Signori, è la polvere che copre l'oro antico – Sotto altro aspetto, è la prova, che la virtù di Barbaja non vegetava nel suo animo, come l'albero modificato dalla roncola del giardiniere; ma come quello che prospera in su 'l ciglione delle alpi. (p. 22)
  • Non bastava per lui la puntualità più precisa ne' pagamenti promessi: poiché non basta alla virtù adempire i suoi obblighi. Anticipare gli onorari a chi ne avesse mestieri; ministrar de' soccorsi all'ammalato derelitto; aprir la porta del carcere al debitore impotente; somministrare un impiego a' figliuoli di coloro che lo avevano servito; eran queste le sue cure più frequenti e più dolci, i più familiari de' suoi esercizi. (p. 23)
  • Ancora vegeto, forte, e dopo aver oltrepassato di soli tre anni il dodicesimo lustro, ei cedé in poche ore alla forza dell'apoplessia. Ei mancò nel 18 ottobre del 1841. (p. 26)
  • A voi, benigni uditori, non sarà limitata la memoria di lui – Allorché per avventura i tumuli fastosi che ricopron delle ossa o maledette o spregiate, andranno in rovina; allorché saranno cancellate le inscrizioni menzognere che l'adulazione v'impresse; la riputazione dell'uom dabbene dirà al tempo: io rimango. (p. 27)

Incipit di Principii della scienza etimologica[modifica]

Uno degli argomenti più difficili ed insieme più turbati dalle prevenzioni degli uomini è quello di cui scrivo. V'à di coloro i quali stimano che in fatto di etimologie non sia da sperare certezza; e che le stesse congetture d'ordinario sien frivole, sovvente contraddittorie e qualche volta ridevoli. Altri pensa che se ancora l'intendimento dell'uomo potesse avanzarsi tant'oltre da scoprire in fine le origini di quasi tutti i vocaboli; la grandezza della fatica che gli converrebbe sostenere, non sarebbe compensata dall'utilità del successo. Divulgata e favorita è finalmente la sentenza che ricerche di tal fatta sien minute, meschine e degne appena che un grammatico le onori di accoglienza. Si leggon quindi scrittori che necessitati ad indagarle, il fanno quasi ritrosi, e chiedendo venia del tedio che saran per apportare a' lettori.

Bibliografia[modifica]

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