Pasquale Natuzzi

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Pasquale Natuzzi (1940 – vivente), imprenditore italiano.

Citazioni di Pasquale Natuzzi[modifica]

  • A casa eravamo in sette figli e c'era sempre lotta per sopravvivere. La mamma aveva una piccola latteria e io aiutavo anche lei nelle consegne. A undici anni mio padre mi disse: non andare più a scuola, ho bisogno di te in laboratorio.[1]
  • [Sul suo primo divano] Lo battezzai "Ballerina", perché aveva le forme di una danzatrice classica.[2]
  • Ho reingegnerizzato il divano, dando sfogo alla mia creatività e inventandomi uno stile. Pensi che se avessi brevettato tutte le tecniche che ho messo a punto sarei diventato più ricco di quelli della Coca Cola.[2]
  • Io il mio lavoro l'ho sempre amato e ho avuto fortuna di trasmettere questo amore a chi lavora con me. Ecco che cos'è la cultura del lavoro: fare proprie le difficoltà e i successi a cui l'azienda va incontro.[3]
  • Mi piace lavorare dal mattino alla sera per questa terra, rincorrere le occasioni di affari in giro per il mondo e poi tornare qui, nel posto di sempre, su queste colline dove l'autunno è dolce come la primavera e la gente ha la mia stessa faccia.[4]
  • Sul mio Blackberry mi sono fatto inserire una frase che chiude tutti i miei messaggi email: TEAM – Together Everyone Achieves More. Sono convinto che in un'azienda sia possibile creare qualcosa di valido e duraturo solo se si impara a far parte di un team. I risultati arrivano quando si comprende di essere parte di qualcosa di più vasto del proprio orizzonte personale: è solo con il lavoro di squadra che si possono raggiungere grandi obiettivi.[5]
  • Il bello rende felici. In cinquantaquattro anni di lavoro, questa convinzione non mi ha mai abbandonato, né tradito. Per me il divano deve essere curato tanto nei dettagli estetici quanto nel comfort. Il design sofisticato e fine a se stesso, che prescinde dal comfort e dalla funzionalità, non ha mai rappresentato per noi un tema da esplorare.[6]
  • La funzione educativa dell'azienda risiede nella sua capacità di dimostrare con i risultati la propria efficienza e di comunicare con trasparenza – nei confronti di tutti gli stakeholder – i risultati conseguiti nel rispetto della legalità, dell'etica e della responsabilità sociale.[7]
  • Il fattore di differenziazione è rappresentato da come le aziende si rapportano ai temi del la sostenibilità ambientale, dell'etica e della responsabilità sociale.[7]
  • Dell'azienda ho sempre avuto un rispetto religioso.[7]
  • Ci siamo assegnati il compito di "creare valore con integrità".[7]
  • Negli anni '90, quando iniziò la nostra crescita, inventammo uno slogan per esprimere la nostra missione sociale: "Io lavoro, io creo lavoro". Vuoi dire: chi lavora bene, con motivazione e onestà, non toglie lavoro a nessuno, anzi "crea sempre lavoro", per sé e per gli altri. Questo è il messaggio che vorrei passasse, sul nostro territorio e in tutto il Paese[8]
  • O vince la legalità e il sommerso soccombe, o vince il sommerso a scapito della legalità, della sopravvivenza delle aziende oneste, delle conquiste di civiltà e dignità dei lavoratori, degli stessi interessi dei consumatori. Noi non ci daremo pace fino a che non avrà prevalso la prima.[9]
  • Non c'è bisogno di manager per capire che sarebbe più facile chiudere tutto e produrre in Cina. Questo lo so già, lo sapevo dieci anni fa. Non ho voluto e non voglio farlo. Il difficile è studiare strategie per continuare a dare prospettive all'azienda sul territorio.[10]
  • La coerenza è stata il nostro punto di forza. La coerenza paga sempre.[11]
  • Dobbiamo prendere atto che il mondo è cambiato e che a fronte di una situazione nuova occorre trovare soluzioni nuove. Solo così riusciremo a cogliere  le grandi opportunità connaturate a ogni fase di profondo cambiamento.[12]

Note[modifica]

  1. Citato in Francesco Palladino, Taranto a Tokyo, ho reso a tutti la vita più comoda, Oggi, n. 26, 2 luglio 1997.
  2. a b Citato in Mauro Castelli, Questa Italia siamo noi – storie di imprenditori di successo, Il Sole 24 Ore, 2000.
  3. Citato in Lello Parise, Santeramo, dove nasce la "cultura del lavoro", La Gazzetta del Mezzogiorno, 1997.
  4. Dall'intervista di Salvatore Tropea, Il signor "Divani & Divani" tra i mandorli e New York, la Repubblica, 23 novembre 2000.
  5. Dall'intervista di Patrizia Catalano, In scena la pelle, Interni, luglio 2013.
  6. Dall'intervista Il bello rende felici, ADtoday, 10 maggio 2013.
  7. a b c d Citato in Giulio Sapelli, Giorgio Vittadini e Giorgio Fiorentini, Imprenditore: risorsa o problema? Impresa e bene comune, Rizzoli, 2014.
  8. Dall'intervista di Andrea Turi, Natuzzi: «Il lavoro nero sporca anche i divani», L'Avvenire, 18 luglio 2015.
  9. Dalla Lettera aperta al Sen. Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, Il Sole 24 Ore, La Gazzetta del Mezzogiorno, 4 dicembre 2013.
  10. Dall'intervista di Rossano Cervellera Natuzzi: non andrò mai via, La Nuova del Sud, 14 novembre 2007.
  11. Dall'intervista di Felice de Sanctis Natuzzi, investimento nel futuro, La Gazzetta del Mezzogiorno, 6 marzo 2015.
  12. Dall'intervista di ​Cinzia Peluso, Natuzzi, il re dei divani: «Serve creatività per affrontare la crisi», ilMattino.it, 1 giugno 2016.

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