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Petronilla Paolini Massimi

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Petronilla Paolini Massimi

Petronilla Paolini Massimi (1663 – 1726), poetessa italiana.

Canzone[modifica]

Incipit[modifica]

Vergine, agli occhi nostri
Quanto di grazia mar più vasto, e quanto
Più siete abisso d'ogni laude degno,
Tanto men si dà vanto
D'una in altr'onda andar de' pregi vostri
La navicella del mio basso ingegno:
Ma se dall'alto sempiterno Regno
Un raggio in me de' vostri rai volgete,
Che mi sia guida al glorioso fine;
Oltre l'uman confine
Su le penne de' venti ir mi vedrete;
E se non tutte, in parte
Dirò vostre bellezze alme e divine
In queste prive d'ogni studio, ed arte,
Ma a voi divote ossequiose carte.

Citazioni[modifica]

  • Qual nella casta mente | Pensier vi nacque al grand'annunzio, ond'era | Per farsi in voi Verginità feconda! Come con salda e vera | Fede attendeste, e di bel zelo ardente | L'alto Concetto in umiltà profonda! (p. 98)
  • Vide, e n'ebbe stupor pari all'evento, | Sul fior intatto maturar il frutto; | E trar dolce alimento | Dalla materna vostra amabil cura | Infante, e nudo il Creator del tutto. (p. 99)
  • Volle, che il naturale | Materno duol, che non soffriste allora | Quando il gran Figlio partoriste in terra, | Maggior per la dimora, | E 'n guisa di nemico aspro e mortale | Sul Golgota ascendesse a farvi guerra. (p. 101)

Explicit[modifica]

Allor mille fur viste errar tra noi
Alme risorte dal profondo oblio,
Per far fede quassù del suo Signore,
E nel più cupo orrore
Del cieco Inferno un grido alto s'udio
Di chi tardi s'accorse
Esser voi Madre del Figliuol di Dio,
Né più ponendo sua ruina in forse,
Ambo le labbia per furor si morse.
Canzon, dicesti assai; vanne a Maria,
E pregala, ch'io sempre abbia in me stessa
L'alta memoria di sue pene impressa.

Bibliografia[modifica]

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