Pier Giorgio Perotto

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Pier Giorgio Perotto (1930 – 2002), ingegnere elettronico e informatico italiano.

Citazioni di Pier Giorgio Perotto[modifica]

  • Le attività di manutenzione non pretendono di trasformare il mondo, i loro obiettivi non sono esprimibili in modo semplice, non hanno il fascino mozzafiato di attività che producono oggetti con prestazioni elevatissime, vanno continuamente e periodicamente ripetute, se hanno successo il loro effetto non si vede.[1]
  • [Parlando della Programma 101] Sognavo una macchina amichevole alla quale delegare quelle operazioni che sono causa di fatica mentale e di errori, una macchina che sapesse imparare e poi eseguire docilmente, che immagazzinasse dati e istruzioni semplici e intuitive, il cui uso fosse alla portata di tutti, che costasse poco e fosse delle dimensioni degli altri prodotti per ufficio ai quali la gente era abituata. Dovevo creare un linguaggio nuovo, che non avesse bisogno dell'interprete in camice bianco.[2]
  • Tenga presente che si sono avuti anche casi di sviluppo generati da persone singole. Linus Torvald è un esempio con il suo Linux, ora diffuso in tutto il mondo e utilizzato anche dalle grandi compagnie. Trovo che l'open source sia un elemento in grado di condizionare lo strapotere dei big, anche se devo riconoscere che la Microsoft è stata in grado di creare uno standard mondiale molto utile.[3]
  • Fui impressionato dall'emozione con la quale anziani progettisti, tecnici della produzione, commerciali, persone che avevano contribuito con il loro lavoro e la loro competenza a fare grande l'Olivetti, vennero a vedere la macchina, sentendo che con essa un'epoca si chiudeva. Molti si chiedevano quale sarebbe stato nel futuro il valore della loro professionalità accumulata in tanti anni; l'elettronica avrebbe spazzato via tutto? Io ero profondamente contento che la macchina fosse il frutto del lavoro cooperativo di tanti tecnici con competenze diverse, che avevano accettato di fornire il loro contributo in un clima di assoluto volontarismo e di un'assoluta libertà, attratti solamente dal fascino di un'idea. Ebbi vivissima l'impressione che lo spirito di Adriano [Olivetti] rivivesse in quel prodotto e che la Divisione Elettronica da lui voluta non fosse stata vendita, ma si reincarnasse in tutti quei valorosi progettisti. [4]
  • Il non aver più nulla da perdere fa prendere molte volte la strada giusta.[5]
  • Infine ci giunse la notizia che la NASA ne aveva comprato molte unità, per utilizzarle nelle sue ricerche spaziali. Mai prima di allora, in un prodotto commerciale, tanta potenza di calcolo era stata concentrata in un volume e in un peso così piccoli.[6]
  • Mi auguro, infine, che la storia della "Programma 101" contribuisca a motivare tanti giovani dotati di capacità creative ad osare e a rischiare, senza lasciarsi condizionare dai benpensanti del momento, che nel nostro paese in troppi casi sono portatori di quella cultura della rinuncia e della pavidità, che fa correre il rischio al nostro sistema-nazionale di restare escluso dall'affascinante compito di edificare la società del ventunesimo secolo.[7]

Note[modifica]

  1. Da Il paradosso dell'economia. Manuale di rivoluzione culturale, Franco Angeli, Milano, 1993; citato in AA. VV., Cultura di manutenzione, Volume 6 di Il processo edilizio, a cura di D. Ladiana, Alinea Editrice, 2007, p. 112. ISBN 8860552311
  2. Citato in Giorgio De Rienzo, Il pc? Il primo passo lo fece un italiano, Corriere della Sera, 14 agosto 2001, p. 15.
  3. Dall'intervista di Daniele Passanante, Il 1° pc è italiano, Libero.it, 28 agosto 2001.
  4. Da Programma 101 L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata, Sperling & Kupfer Editori, 1995, p. 62.
  5. Da Programma 101 L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata, Sperling & Kupfer Editori, 1995, p. 41.
  6. Da P101, Edizioni di Comunità, 2015, p. 75.
  7. Da Pc, una invenzione italiana. Sintesi di Pier Giorgio Perotto, StoriaInformatica.it.

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