Robert Poulet

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Robert Poulet (1893 – 1989), giornalista, critico letterario e scrittore belga.

Il mio amico Céline[modifica]

Incipit[modifica]

Un villino in stile Luigi-Filippo, messo di traverso sotto il molle pendio di Meudon. Il suono del campanello scatena una muta urlante che si avventa sulla strana rete di filo spinato. Un anziano giardiniere, intento a trasportare letame, vomita ingiurie spaventose all'indirizzo dei molossi. Ma quanti cani saranno? Sei? Dieci? Il più piccolo ha la taglia di un San Bernardo. L'atmosfera della casa: urla e frasi minacciose; ma, sotto sotto, un'estrema bontà e generosità.

Citazioni[modifica]

  • Il presunto giardiniere veste una sudicia pelandrana, ha il viso scavato, da anacoreta stanco, dove la bocca dolorosamente contratta contraddice gli occhi socchiusi e attraversati da una fiamma dura. Si tratta del dottor Destouches, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Louis-Ferdinand Céline, autore del più clamoroso successo letterario d'anteguerra, creatore di quel Bardamu cui somiglia fino a sembrarne il sosia, aggiungendovi forse una maggiore sciatteria, volgarità, pittoresca misantropia (e invincibile candore). (p. 21)
  • Molti guerrafondai erano ebrei. L'autore del Voyage non aveva nulla contro Israele. Anzi, aveva sempre mantenuto ottimi rapporti con molti israeliti. Nei suoi due primi romanzi non c'è un solo spauracchio col naso adunco. Tutto è cominciato intorno al 1933: prime avvisaglie di guerra. Se fossero stati i cinesi o gli anabattisti a volerla, Céline li avrebbe trattati con la stessa virulenza, senza preoccuparsi di prudenti eufemismi. (p. 73)
  • Il volto sempre più scavato, disfatto dalla sofferenza. L'occhio sinistro socchiuso, l'espressione nobile e prostrata, la calma del martire che dosa le ultime risorse. L'occhio destro spalancato, bruciante, pungente, duro... Qualcosa di canzonatorio, beffardo, plebeo: da osservatore scafato, da monello parigino... mentre nell'occhio sinistro vive il galantuomo stravolto dal dolore, colui che ha voluto dire al prossimo suo cose utili e urgenti; e l'hanno fatto a pezzi, senza un perché. (p. 82)

Explicit[modifica]

Céline il bambino, lo scemo del villaggio, il mostro, il brontosauro fossile. L'imbrattacarte con gli occhiali cerchiati di ferro sul naso e la penna sapiente che corre, dove crepita una scintilla luminosa... Povero Céline! Caro Céline!!

Voci correlate[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Robert Poulet, Il mio amico Céline, traduzione di Massimo Raffaelli, Elliot, Roma, 2011. ISBN 978-88-6192-237-2

Altri progetti[modifica]