Roberta Mattei

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Roberta Mattei (1983 – vivente), attrice italiana.

«Se non c'è emozione non c'è pensieri»

Intervista di Noemi Chianese, pathosmagazine.it, 14 ottobre 2020.

  • La mia passione per il teatro nasce con le commedie di Eduardo De Filippo. I miei genitori registravano le puntate di Palcoscenico. Le vedevo con la stessa frequenza con cui un bambino rivede i cartoni animati. Ricordo che guardando recitare Eduardo e la sua compagnia, pensavo: "Anche io voglio avere una compagnia, anche io voglio recitare quelle storie, girare l’Italia, come le vecchie compagnie di commedie dell’arte". Credo che qualcuno da qualche parte abbia ascoltato i miei desideri nascosti. Così, un bel giorno, nel mio quartiere un giovane volenteroso, Flavio Albanese, decise di avviare il primo laboratorio teatrale a Spinaceto. Un teatro, che era un garage. Un posto grande, umido, un buco nero, dal quale emergeva, grazie alle luci, la zona dove agivamo, il palco. Disciplina ferrea, resistenza e la possibilità di apprendere in maniera diversa dalla didattica scolastica. Insomma, lì tutto mi sembrava comprensibile. Ne sono stata travolta: facevo teatro perché mi faceva stare bene. Ma la passione la sento più forte ora.
  • Il teatro mi ha formata come attrice, ma soprattutto come essere umano. Ti costringe a superare dei limiti perché è impietoso. Ricordo che il mio insegnante ripeteva: "un attore che attraversa un palco si nota se ha una presenza". La presenza è dettata dalla sua energia. Questa energia, unita alla tecnica, puoi gestirla in base al mezzo con cui ti relazioni. Quindi la prima volta che ho dovuto relazionarmi con la macchina da presa ho capito che dovevo usare quell'energia in maniera diversa. Ridurla, scoprirla: doveva essere leggibile dai miei occhi. La macchina da presa è invadente, implacabile, svelatrice. Se non c'è emozione, non c’è pensiero. Non la puoi ingannare (almeno secondo me). Mi pensavo come un ago, o meglio come un filo di luce sottile che doveva entrare in un occhio per cadere dentro l'osservatore.
  • Il cinema ha un suo linguaggio che l'attore deve conoscere e studiare. Volevo capire quali fossero le differenze e la possibilità di lavorare me le ha fatte scoprire. Quindi la curiosità mi ha portato a indagare anche il cinema e la televisione. Credo sia un processo naturale. Poi si capisce cosa ci appartiene di più e si decide.

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