Roberto Cammarelle

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Roberto Cammarelle (1980 – vivente), ex pugile italiano.

Citazioni di Roberto Cammarelle[modifica]

  • Una Olimpiade è frutto di anni di lavoro. Non puoi pensare di essere il migliore un anno e andare alle Olimpiadi. Ci si deve qualificare e devi fare la gavetta. Io mi sono allenato quasi tutti i giorni, due sedute da 2 ore, per tutta la mia carriera.[1]
  • Lo sport è uno dei pochi se non l'unico mondo capace di unire le persone veramente. La disabilità è spesso nello sportivo un arricchimento della persona ed al tempo stesso lo sport arricchisce e migliora una persona disabile. Questi sportivi riescono a fare cose che i normodotati possono a malapena sognare.[1]
  • Non ho mai odiato i miei avversari, sul ring non sono mai salito per buttarli giù, anzi [...] nella categoria sono uno dei pochi che fa scherma pura, aiuto a perdere bene gli avversari, non spendo energie. I tornei sono lunghi e bisogna amministrarsi.[2]
  • La boxe resta uno sport di recupero, c'è tanta gente difficile, borderline: alcuni ne escono fuori, altri no. Torno al discorso di prima. La boxe in Italia non dà da mangiare, per campare bisogna anche lavorare e chi non lavora fa altro...[2]
  • Nessuna dieta rigida, sennò mica facevo il supermassimo. Sono goloso, l'unico con cui faccio a cazzotti è il nutrizionista.[2]
  • [Sull'apertura dei Giochi Olimpici ai pugili professionisti] Al massimo ai Giochi potrebbe andare un professionista poco affermato. Ma che Pacquiao o Mayweather vadano a combattere sui tre round ve lo scordate.[2]
  • [Sulle sue apparizioni televisive] Ho sempre pensato solo alla mia storia sportiva: il personaggio Cammarelle mi interessa poco, l'atleta possiamo raccontarlo.[2]
  • Devo dire intanto che da un punto di vista tecnico non mi piaceva il modo di combattere nel professionismo. Uno show dove vince il pugile che rimane in piedi. Poi da un punto di vista economico non c'era la possibilità di avere un procuratore che ti facesse guadagnare abbastanza nel professionismo. Dovevi andare in Germania o negli Stati Uniti. Oppure tentare il Mondiale come De Carolis, che però non ha preso una grande borsa.[3]
  • In Italia bisognerebbe puntare più sul campione, meno sul personaggio. Mettere in risalto le sue doti tecniche. Nel mondo bisognerebbe evitare che il pugilato si frazioni in tante sigle, come sta succedendo anche al dilettantismo.[3]
  • Il pugilato arricchisce, forma, fa diventare uomo, cementa il corpo e la mente con ore e ore di allenamento. Sul ring non si va solo per dare pugni. C'è un modo di combattere, uno stile, una tecnica. È la noble art.[3]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Roberto Cammarelle, leggenda italiana oltre la boxe, Tag24.it, 12 gennaio 2016.
  2. a b c d e Dall'intervista di Luigi Panella, Pugilato, Cammarelle dice basta: "Mai odiato nessuno, ma adoravo Tyson", La Repubblica.it, 29 aprile 2016.
  3. a b c Dall'intervista Roberto Cammarelle/ Il mio addio alla boxe: il pugile si racconta (esclusiva), Ilsussidiario.net, 29 aprile 2016.

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