Rosella Postorino

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Rosella Postorino (1978 – vivente), scrittrice italiana.

Citazioni di Rosella Postorino[modifica]

  • [Su San Biagio della Cima] Il paese è un tipico borgo dell'entroterra ponentino, con le case che si arrampicano sul declivio come profughi in cerca di salvezza, come i clandestini – ebrei poi nordafricani poi curdi poi slavi – che da sempre attraversano questo luogo di frontiera addossato alla Francia ma ancora riviera ligure, anzi Riviera dei Fiori, sfidando la notte di boschi e montagne insieme ai passeur, uomini che contrabbandano uomini, come il Varì di Vento largo. Strade smilze, appese, aggrovigliate, incoronate da archi e sigillate da volte, una vecchia macina di pietra a dare il benvenuto all'ingresso, di fronte al comune, e poi gradini su gradini, abitazioni pensili e case diroccate, la chiesa parrocchiale bianca rosa e arancione dei Santi Fabiano e Sebastiano a sovrastare la piazza, e lenzuola stese da una finestra di fronte ad allungare ombre sul sagrato, porte di legno chiuse con uno spago attorcigliato a un chiodo nel muro, odore di muffa e di cantine, odore di cibo, pareti affrescate da artisti locali e porticine scure dietro cui si muovono vite che nemmeno provo a figurarmi, nel deserto del pomeriggio estivo.[1]
  • In Svizzera, negli Stati Uniti respingevano gli ebrei che avrebbero voluto rifugiarsi lì perché non avevano lavoro, per motivi di "razza". Mi sembra di sentire quello che accade oggi. Parliamo di migranti come se fossero una massa indistinta. Sottovalutiamo le difficoltà di un esilio. Finché non recupereremo il valore di ogni singola vita umana, saremo in pericolo.[2]
  • Sono figlia di due fruttivendoli calabresi, emigrati in Liguria, con pochi libri in casa. Non era scritto nel mio destino che facessi parte del mondo delle lettere.[2]

Le assaggiatrici[modifica]

Incipit[modifica]

Entrammo una alla volta. Dopo ore di attesa, in piedi nel corridoio, avevamo bisogno di sederci. La stanza era grande, le pareti bianche. Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano già apparecchiato per noi. Ci fecero cenno di prendere posto.

Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia. Davanti a me, un piatto di ceramica bianca. Avevo fame.

Note[modifica]

  1. Da Il mondo verticale, in Marcello Fois (a cura di), Undici per la Liguria, Einaudi, Torino, 2015, pp. 32-33. ISBN 978-88-06-22668-8
  2. a b Da intervista di Annarita Briganti, Rosella Postorino: ho vinto il Campiello grazie alle donne, Rep.repubblica.it, 16 settembre 2018.

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