Salvatore Scarpitta

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Salvatore Scarpitta (1919 – 2007), artista statunitense naturalizzato italiano.

Citazioni di Salvatore Scarpitta[modifica]

Da Salvatore Scarpitta. Prendere la vita con velocità

Intervista di Giacinto Di Pietrantonio, Flash Art n. 161, 1991.


  • Se si parla di individualità le frontiere sono innumerevoli, come ritrovare i sogni d'infanzia, come le auto da corsa. Questa è la realtà che ho potuto ricominciare a costruire, un'America settentrionale al di fuori della cultura europea, un'America non basata su un'arte etnica, ma sulle popolazioni umane che non avevano conosciuto, nulla dell’enorme civiltà che avevamo qui, come quella dei pellerossa, ad esempio. Per me le cose che ho imparato da loro sono altrettanto precise che per uno che invece studia una pennellata di Monet.
  • La libertà me l'ha data l'Italia. Se non avessi avuto l'esperienza italiana non avrei potuto vedere l'America con occhi nuovi. È stato un peccato che artisti italiani siano venuti in America, portando dei lavori già fatti.
  • L'estetica avviene nel tentativo di esprimere il contenuto. La cultura umanistica presuppone che uno abbia i mezzi per poter piegare la forma a un contenuto nuovo. E in questo senso riesco ad andare avanti facendo dei quadri che per prima cosa sorprendono me. Sono arrivato al punto di dire che i quadri non sono stati fatti da me, ma da una osmosi di cui io sono uno strumento che trasmette certi rimasugli dell'esperienza delle corse, diventando catarsi che dà modo di fare il quadro ex novo e non per ripetizione. Quelle slitte non le ho mai cercate, vengono fuori dallo chassis di una macchina.
  • C'è ancora la voglia di amare gli altri, ma senza ideologia o sentimentalismi, come fatto etico. Nel cinema trovi il sentimentalismo, nel mio lavoro c'è un'architettura pellerossa costruita solo da un'etica delicata.
  • Questa unificazione [dell'Europa] è una cosa straordinaria per un'Europa più forte e più bella che mai, anche se posso sembrare troppo idealista. L'America deve rilanciarsi, perché non può vivere sulle sue glorie anche se sono vecchie di tre anni. Ciò è vero pure per l'Italia, dove non c'è un muro di Berlino, ma un muro invisibile che non lascia agli artisti italiani la libertà straordinaria che hanno e che si meritano per il loro lavoro; lavoro che, invece, dovrebbe essere appoggiato sempre più da tutte le forze economiche di questo paese. Per far ciò bisogna dire basta ai quadri di convenienza commerciale.

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