Saturnio

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Citazioni sul saturnio o faunio, verso della poesia latina arcaica.

  • Ai tempo suo questo metro, se pure aveva un nome, non si chiamava SaturnioFaunio. Saturnio vuol dire «antico italico», e questo nome gli fu dato più tardi quando subentrò la metrica greca, in contrapposto a questa, e diventò il nome tecnico presso i seriori[1] grammatici. Fu detto, più raramente, anche faunio: e questo nome ha certamente origine da ciò, che Ennio scherniva il metro epico di Nevio colle parole:
    Scripsere alii rem | Versibus quos olim Faunei vatesque canebant.
    (Carlo Giussani)
  • Ma come era fatto il verso saturnio? Un grandissimo dissenso è sorto in tempi recenti, circa al modo di spiegare il verso saturnio; e la discussione è oggi viva più che mai e più che mai importante, perché s'è allargata a considerare tutta la questione dell'origine della ritmica moderna, da una parte, e della ritmica popolare anteriore o parallela alla metrica classica. [...]. La questione è se l'antico verso italico fosse un verso quantitativo, come i metri greci che gli succedettero, o fosse invece un verso accentuativo, come i nostri versi moderni. (Carlo Giussani)

Felice Ramorino[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • L'unica forma di verso comune a tutti i generi poetici della prisca età [romana] era il cosi detto saturnio o faunio, il verso delle canzoni campagnuole (Saturnus dio della seminagione) e dei vaticinii (Fauni divinità dei boschi, [...]). Era un rozzo metro basato in origine non già sulla quantità come l'esametro greco, ma su una più o men regolare successione di sillabe accentate e disaccentate, con frequente tendenza all'allitterazione.
  • Alla prisca poesia saturnia appartengono anche parecchie iscrizioni, alcune delle quali essendosi conservate incise sulla terra cotta o sulla pietra, sono preziose reliquie dell'antico latino nella sua forma genuina. Tra queste la più antica e un'iscrizioncella graffita su una tazza di terra cotta che fu scoperta a Roma nel 1880, ed è nota col titolo: «l'iscrizion di Dueno», perché vi si accenna a un Dueno fabbricator della tazza.
  • Erano pure in versi saturnii le iscrizioni, che secondo la testimonianza di alcuni grammatici, i generali trionfanti solevano apporre su una tabula che poi affiggevano in Campidoglio a ricordo di lor vittorie. Pur troppo una sola esiste di queste tabulae, ed e quella di Mummio[2], che non è di questi secoli, ma del settimo[3].

Note[modifica]

  1. Posteriori, di epoca successiva.
  2. Mummio (in latino: Mummius), commediografo romano del I secolo.
  3. Dalla fondazione di Roma.

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