Friedrich Schleiermacher

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Friedrich Schleiermacher

Friedrich Daniel Ernst Schleiermacher (1768 – 1834), filosofo e teologo tedesco.

Citazioni di Friedrich Schleiermacher[modifica]

  • [Su Spinoza] Il nobile spirito del mondo lo compenetrava, l'Infinito era il suo inizio e la sua fine, l'Universo il suo amore unico ed eterno; in santa innocenza e profonda umiltà egli si specchiava nel mondo eterno, e si rendeva conto che egli stesso ne era lo specchio più amabile; era pieno di religione e pieno di Spirito Santo.[1]
  • L'essenza della vera pietà è questa: avere coscienza di dipendere assolutamente da Dio o, il che è la stessa cosa, di essere in rapporto con Dio.[2]
  • Le dottrine cristiane sono racconti delle emozioni religiose cristiane tradotte in parole.[3]

Sull'università[modifica]

Incipit[modifica]

Quasi tutti ammettono che gli uomini devono possedere non soltanto una grande varietà di conoscenze, ma una scienza vera e propria. Dovunque se ne ha l'intuizione, dovunque il desiderio.

Citazioni[modifica]

  • [...] se uno Stato includesse diverse lingue, inviterebbe tutti gli intellettuali compresi nel suo territorio ad unirsi subito, strettamente, per formare una totalità. Ma è chiaro che essi rappresenterebbero due partiti contrapposti; ogni lingua cercherebbe di strappare il favore del potere: non ci sarebbe sincera fratellanza che fra gli utenti di una stessa lingua. (cap. 1, p. 46)
  • Per lo meno sarebbe opportuno che questi Stati restino strettamente uniti: sarebbe una follia se ciascuno volesse possedere istituzioni scientifiche interamente per se stesso. (cap. 1, p. 47)
  • L'organizzazione è tanto più perfetta, quanto più questa ramificazione si estende e si raffina senza muovere all'unità vivente del tutto, e quanto più questa ultima non degenera in una vuota forma: così, in ogni individuo, la partecipazione ai progressi dell'insieme e la passione per una determinata specialità si fecondano reciprocamente, e non c'è, di conseguenza, nessuna difficoltà a mantenere, in seno all'accademia, la più stretta unione tra le diverse parti della scienza. (cap. 2, p. 58)
  • Si spiega così di come la permanenza all'università sia più breve di quella scolastica; non è che un periodo più lungo non sarebbe indispensabile per svolgere studi esaustivi, ma l'imparare ad apprendere può compiersi in tempi più brevi; a dire il vero, all'università non si vive che un momento, e non vi si compie che un solo atto: quello di risvegliare nell'uomo l'idea di conoscenza, la più elevata consapevolezza della ragione, come principio direttivo. (cap. 2, p. 62)
  • [...] il liceo non deve accogliere che un'elite di giovani e, similmente, non deve mandare all'università che un'ulteriore elite: ma poiché esso è solo preparatorio, e non è tenuto a scoprire le attitudini, non gli si può affidare il compito di decidere definitivamente sul grado di attitudine scientifica. (cap. 3, p. 74)
  • Tuttavia, la lezione ex cathedra dell'università, che ha come scopo fondamentale quello di far comprendere concetti, deve possedere certamente la natura del dialogo classico, anche se non ne ha la forma esteriore: di conseguenza, essa deve cercare di portare chiaramente alla luce, da una parte, l'interiorità degli ascoltatori che non possiedono, se non inconsciamente, l'idea da ridestare, e dall'altra, quella del professore, che possiede l'idea. (cap. 3, p. 81)
  • Non c'è nulla di più meschino. Un professore che ripete e fa ricopiare sempre il contenuto di uno stesso quaderno, scritto una volta per tutte, richiama fastidiosamente alla memoria il tempo in cui non esisteva ancora la stampa: il semplice fatto che un saggio dettasse in pubblico un suo manoscritto aveva già un enorme valore, e l'esposizione orale teneva luogo di lettura. (cap. 3 p. 83)
  • Se è meglio per la facoltà di filosofia conservare la sua unità anche formando dipartimenti concepiti in maniera elastica e del tutto provvisorio in funzione dei lavori da svolgere, e senza che questa unità cessi di essere l'essenziale, appare già chiaramente che lo sforzo generale dell'università deve anche essere quello di non abusare di rigide divisioni in branche particolari, tenendo, per es., ogni professore nei limiti della sua facoltà o, ancor peggio, confinandolo in seno a questa o in quella specialità. (cap. 4, p. 93)
  • È vero che molti acquistano così più conoscenze; ma dimentichiamo che l'acquisizione pura e semplice di conoscenze qualsiasi non è affatto il fine dell'università, che è, piuttosto, il sapere, e il compito non è quello di riempire la memoria, e neppure, semplicemente, di arricchire la ragione, ma piuttosto di risvegliare nei giovani, se è possibile, una vita completamente nuova, uno spirito superiore e veramente scientifico. (cap. 5, p. 110)
  • Non si dovrebbe fare a meno di consigli avveduti, e l'organizzazione dell'università offre abbastanza occasioni di dispensarne, ma la minima traccia di obbligo, la più leggera pressione di un'autorità superiore è pregiudizievole. (cap. 5, p. 112)
  • Coloro dunque che la natura ha destinato alla scienza sono certamente i membri più rispettabili ed autentici dell'università; tutto è organizzato per loro e deve riferirsi a loro, e non deve aver luogo nulla di ciò che sarebbe intrapreso contro i loro desideri. (cap. 5, p. 112)
  • Ma né lo Stato né il corpo scientifico hanno il diritto di limitare a nessuno la libertà che ciascuno ha e che essi garantiscono. (cap. 5, p. 114)
  • Se la moralità deve purificarsi e la coscienza chiarificarsi, i costumi le convenzioni ereditati non devono assolutamente essere immutabili, ma al contrario, riformabili, e devono anche effettivamente essere riformati. (cap. 5, p. 118)
  • Molto bene! Ma ammesso tutto ciò, esistono ancora due grandi mali legati a questa libertà, che suscitano lamentele e che sarebbe ingiusto passare completamente sotto silenzio. Il primo è che gli studenti inglobano tutto ciò che non è qualcosa di studentesco in un'unica, massiccia antitesi per respingerlo in blocco sotto il nome di filisteismo, e che essi si permettono contro ciò tutti gli insulti, in quanto questi non cadono evidentemente sotto i colpi della legge. Ma se pensano di essere i soli a possedere il principio di formazione e che al di fuori di essi non c'è che una massa miserabile, questa è un'arroganza che deve essere soppressa, in quanto naturale conseguenza di un isolamento troppo esasperato. (cap. 5, p. 121)

Explicit[modifica]

Le stesse università debbono preparare questo cambiamento della prassi attuale; debbono ridare vita alle loro forme gotiche, senza più giocare con i titoli che esse attribuiscono e senza ridurli a vuoti nomi.

Note[modifica]

  1. Da Sulla religione, in Scritti filosofici, a cura di Giovanni Moretto, UTET, Torino, 2013.
  2. Citato in AA.VV., Il libro delle religioni, traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 244. ISBN 9788858015810
  3. Citato in AA.VV., Il libro delle religioni, traduzione di Anna Carbone, Gribaudo, 2017, p. 245. ISBN 9788858015810

Bibliografia[modifica]

  • Friedrich Schleiermacher, Sull'università (Gelegentliche Gedanker uber Universitaten in deutschem Sinn), Città del Sole, Napoli, 1995. ISBN 88-86521-19-7

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