Silvio Benco

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search
Silvio Benco (1923)

Enea Silvio Benco (1874 – 1949), scrittore, giornalista e critico letterario italiano.

"Il Piccolo" di Trieste[modifica]

Incipit[modifica]

Nel 1881, quando uscì a Trieste il primo numero del Piccolo, nulla era più facile che iniziare la pubblicazione d'un giornale; nulla più difficile che continuarla di là dalla prima settimana. Il conto di tipografia da pagarsi la sera del sabato era per lo più lo scoglio che sbigottiva il navigante o lo perdeva. Si parla sempre di giornali che non fossero politici: ché a voler pubblicare un giornale quotidiano, il quale intendesse anche soltanto sfiorare la politica, era necessario, secondo le prudenti leggi austriache del tempo, il deposito di una grossa cauzione di 6000 fiorini. Dieci anni di governo liberale in Austria, dal 1869 al 1879, non avevano toccato per nulla questa barriera messa alla stampa. Adesso governavano a Vienna i conservatori, col conte Taaffe[1] alla testa, di buttar giù la barriera se ne parlava meno che mai.

Citazioni[modifica]

  • È noto il metodo del giornalismo irredentista. Sempre cercare di vedere il meglio di tutto quanto avveniva in Italia, sempre dir bene delle cose italiane, sempre divulgare l'ammirazione per i migliori uomini della Nazione; dall'altra parte cercar di parlare dell'Austria il meno possibile; se possibile, parlarne male; considerare con occhio severo e pessimista i conflitti risultanti dalla struttura eterogenea dell'impero, suggerire l'impressione che esso si reggesse soltanto a forza di soprusi iniqui e di rabberciamenti disperati; far sentire come alcunché di fatale il suo futuro dissolvimento. (pp. 92-93)
  • Sempre evitato per Francesco Giuseppe, quel «nostro Imperatore» che gli austriacanti avrebbero voluto mantenere in uso, e anche il semplice appellativo «l'Imperatore», preferendosi designarlo come un dignitario lontano, con la forma aulica S. M. l'Imperatore o anche S. M l'Imperatore d'Austria-Ungheria. Il Re d'Italia, invece, quanto più spesso si potesse, era chiamato semplicemente «il Re» oppure affettuosamente Re Umberto o Re Vittorio. Le sedute della Camera italiana erano riferite in lungo e largo come se vi si discutessero le leggi che riguardavano le popolazioni giuliane; quelle del Parlamento austriaco erano riferite invece diffusamente soltanto quando vi si udissero critiche micidiali e vi scoppiassero il tumulto babelico e lo scandalo. (p. 93)
  • [...] quando Benito Mussolini soggiornando a Trento, redattore del giornale di Cesare Battisti, imparava a conoscere la stampa degli irredenti, il futuro Primo Ministro scriveva all'attuale direttore politico del Piccolo, allora giovane alle prime armi, queste parole: «Se vuoi entrare nel giornalismo scrivi nel Piccolo di Trieste: è il solo giornale italiano che compensa puntualmente i suoi collaboratori». Parole che hanno quasi segnata la strada a chi le ricevette. (p. 109)
  • Questo, delle alte sfere di Roma, era anche l'ambiente naturale di Teodoro Mayer. Sembrerà cosa strana , ma è pur vero che il fondatore di un giornale[2], che dovette all'intuizione dell'anima popolare il primo slancio della sua straordinaria fortuna, non aveva personalmente le prerogative dell'uomo popolare. La mancanza assoluta del tono demagogico, il ponderato temperamento, il metodo analitico del pensiero, l'abitudine di trasmettere nella parola meglio la precisione tagliente del giudizio che il calore dei movimenti appassionati, non furono mai cose che avvincessero la folla ad un uomo. (p. 147)
  • L'incendio [della sede del Piccolo di Trieste nella notte del 23 maggio 1915], fin dal primo istante, fu vasto, veemente, e le fiamme grandeggiarono terribili. Due guardie a cavallo, lanciate a briglia sciolta, corsero al posto principale dei vigili al fuoco; intanto già altri, con telefonate, avevano dato l'allarme, e il carro dei vigili partiva. Chiamati da ogni parte, in una città invasa dal delirio del fuoco[3], quei militi già da alcune ore andavano compiendo prodigi di abnegazione e di valore. Ma in nessuno dei tanti posti dove furono chiamati a combattere con le fiamme, ebbero essi a sostenere una lotta così feroce con una canea d'ossessi come dinanzi al braciere ardente del Piccolo. Non anco erano entrati in Piazza Goldoni, e già il carro era attorniato da un gruppo di energumeni, che pretendevano farlo volgere indietro e per un quarto d'ora tenero fermi gli spegnitori con randellate e minacce. (p. 227)

Note[modifica]

  1. Eduard Franz Joseph von Taaffe (1833 – 1895).
  2. Nel 1881 Mayer aveva fondato Il Piccolo, quotidiano di Trieste.
  3. Quando si diffusero le prime notizie della dichiarazione di guerra italiana all'Impero austro-ungarico, i filo-austriaci diedero alle fiamme, oltre alla sede del quotidiano, anche altre associazioni filo-italiane.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]