Simon Scarrow

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Simon Scarrow

Simon Scarrow (1962 — vivente), scrittore britannico.

Incipit di alcune opere[modifica]

Saga Le aquile dell'impero[modifica]

Sotto l'aquila di Roma[modifica]

«Non va bene, signore, il bastardo è completamente bloccato.»
Il centurione si appoggiò al carro e fece una pausa per riprendere fiato. Attorno a lui una ventina di legionari sfiniti erano immersi fino alla vita nella melma maleodorante della palude. Dal ciglio della strada il generale seguiva i loro sforzi con crescente frustrazione. Sis tava imbarcando su una delle navi da evacuazione quando era giunta la notizia che il convoglio era uscito di strada. Aveva immediatamente preso uno dei pochi cavalli rimasti ed era tornato al galoppo, attraversando la palude, per esaminare la situazione in prima persona. Appesantito dall'ingombrante cassa poggiata sul pianale, il carro resisteva a ogni sforzo fatto per smuoverlo. Non vi erano altri aiuti poiché la retroguardia, avendo finito di caricare, si era già imbarcata. Solo il generale, quegli uomini e un esiguo reparto di ricognitori della cavalleria dividevano il carro dall'esercito di Caswollan che era alle calcagna degli ex invasori romani.
Il generale si lasciò sfuggire un'imprecazione e, dal vicino boschetto dove era stato legato, il suo cavallo alzò la testa allarmato. Il carro era ormai perso, era evidente, e la cassa era troppo pesante per portarla fino all'ultima nave che aspettava all'ancora. Per ragioni di sicurezza, la chiave era rimasta al quartier generale, ormai in mare aperto, e la cassa era stata costruita in modo da renderne impossibile l'apertura senza gli strumenti adatti.
«E adesso, signore?», chiese il centurione.
Il generale guardò fisso a lungo la cassa, in silenzio. Non c'era niente che potesse fare, davvero niente.

Roma alla conquista del mondo[modifica]

«Non mi va di puntare su quello alto», borbottò il centurione Macrone.
«Per quale motivo, signore?»
«Ma guardalo, Catone! È pelle e ossa. Non durerà a lungo contro l'avversario». Macrone indicò con un cenno del capo l'altro lato dell'arena improvvisata, dove un prigioniero tarchiato stava ricevendo uno scudo e una spada corta. L'uomo prese con riluttanza quelle armi sconosciute e adocchiò il suo avversario. Catone tornò a esaminare il Britanno alto e magro, vestito soltanto di un piccolo guardareni di pelle. Uno dei legionari addetti all'arena gli infilò in mano una lunga fuscina. Il Britanno la soppesò e regolò la presa per ottenere il massimo bilanciamento. Dava l'impressione di conoscere le proprie armi e si muoveva con una certa padronanza.

La spada di Roma[modifica]

Il bagliore dei lampi illuminò per un istante il tumulto delle onde attorno alla nave. La furia spumeggiante delle acque si immobilizzò quando le ombre dei marinai e del sartiame si stagliarono nette sul punte della trireme illuminato a giorno. Poi la luce svanì e l'oscurità inghiottì di nuovo la nave. Basse nel cielo incombevano enormi nuvole nere, fluttuanti sulle onde grigie spinte da nord. L'ora del tramonto era ancora lontana, ma l'equipaggio e i passeggeri terrorizzati ebbero l'impressione che il sole avesse ormai da tempo abbandonato la terra. Solo un'indistinta macchia grigio chiaro a ovest della linea dell'orizzonte ne indicava il passaggio. La flotta si era completamente sparpagliata e il prefetto, da poco designato al comando dello squadrone di triremi, imprecava violentemente. Tenendosi saldamente aggrappato con una mano a uno strallo, con l'altra si riparava gli occhi dagli spruzzi gelidi mentre scrutava la superficie spumeggiante delle onde.
Solo due navi della sua flottiglia erano ancora in vista: riapparvero come sagome scure e traballanti quando la sua ammiraglia venne sollevata sulla cresta di un'onda gigantesca. Le due imbarcazioni erano state sospinte lontano a oriente e, dietro di esse, doveva necessariamente trovarsi il resto della flotta, disperso nel mare in tempesta. Avrebbero ancora potuto farcela a guadagnare l'accesso al canale che conduceva nell'entroterra verso Rutupiae. La nave ammiraglia, invece, non aveva speranze di raggiungere la grande base di approvvigionamento che riforniva di armi e vettovaglie l'intero esercito romano. Era lì, in quella zona interna, al sicuro dell'accampamento invernale, che le legioni si preparavano per la ripresa della campagna di conquista della Britannia. Nonostante tutti gli sforzi degli uomini ai remi, la nave continuava a essere spinta alla deriva, e si allontanava sempre più da Rutupiae.

Roma o morte[modifica]

«Fermi!», gridò il legato alzando un braccio.
La scorta a cavallo dietro di lui tirò le redini, e Vespasiano tese l'orecchio per afferrare il suono che aveva udito un momento prima. Non più coperto dal pesante rumore di zoccoli sull'accidentata pista nativa, il debole e aspro squillo dei corni di guerra britanni giunse dalla direzione di Calleva, distante alcune miglia. La vasta e caotica città era la capitale degli Atrebati, una delle poche tribù alleate di Roma, e per un attimo il legato si chiese se il comandante nemico, Carataco, avesse portato uno sfrontato attacco alle retrovie delle forze romane. Se Calleva era sotto attacco...
«Andiamo!»
Affondando i tacchi degli stivali nei fianchi del cavallo, Vespasiano si piegò sull'animale spronandolo su per il pendio. Gli uomini della scorta, una dozzina di esploratori della Seconda Legione, lo seguirono. Avevano il sacro dovere di proteggere il loro comandante.

Il gladiatore[modifica]

«Dovremmo raggiungere Matala alla prossima bordata», annunciò il capitano riparandosi gli occhi e guardando la costa cretese, baciata dal sole del tardo pomeriggio. Accanto a lui, sul ponte, si trovavano alcuni passeggeri: un senatore romano, sua figlia e due centurioni, tutti diretti a Roma. I quattro erano saliti a bordo a Cesarea, insieme all'ancella della figlia, una giovanissima giudea. Il capitano era orgoglioso del proprio vascello. La Horus era una vecchia nave proveniente da Alessandria, e un tempo faceva parte della flotta che trasportava granaglie a Roma da tutto il Mediterraneo. Nonostante i tanti anni di servizio, la nave era ancora robusta e teneva bene il mare; d'altra parte, il capitano era un uomo sicuro di sé, e aveva tutta l'esperienza necessaria per allontanarsi dalla costa, se necessario. Di conseguenza, una volta lasciato il porto di Cesarea, la Horus aveva puntato direttamente verso il largo, ed era giunta in vista della costa cretese dopo una navigazione di tre giorni.

La legione[modifica]

Il comandante della stazione di approvvigionamento navale di Epichos stava consumando il suo pasto del mattino quando l'optio responsabile del turno di guardia arrivò a fare rapporto. Dalle prime luci dell'alba aveva iniziato a cadere una pioggerella sottile – la prima precipitazione dopo lunghi mesi di siccità – e il mantello dell'optio era ricoperto di minuscole gocce simili a perline di vetro.
«Cosa c'è, Settimo?», chiese in maniera stringata il trierarco Filippo, inzuppando un grosso pezzo di pane nella piccola ciotola colma di garum che aveva davanti. Era sua abitudine fare un giro di controllo nella piccola fortificazione e poi rientrare nelle sue stanze per la colazione, senza più essere interrotto.
«Vengo a riferire l'avvistamento di una nave, signore. Si dirige verso di noi lungo la costa».
«Una nave, dici? Del resto questa è una delle vie marittime più affollate dell'impero». Filippo fece un profondo sospiro per tentare di contenere l'insofferenza. «E il classiario di vedetta ritiene forse che la cosa sia insolita?»
«È una nave da guerra, signore, e si sta dirigendo verso l'imboccatura della baia».

Bibliografia[modifica]

  • Simon Scarrow, Sotto l'aquila di Roma, traduzione di Rosa Prencipe, Newton Compton, 2009. ISBN 978-88-541-2657-2
  • Simon Scarrow, Roma alla conquista del mondo, traduzione di Annalisa Biasci e Milvia Faccia, Newton Compton, 2010. ISBN 978-88-541-2659-6
  • Simon Scarrow, La spada di Roma, traduzione di Roberto Lanzi, Newton Compton, 2011. ISBN 978-88-227-0703-1
  • Simon Scarrow, Roma o morte, traduzione di Milvia Faccia, Newton Compton, 2012. ISBN 978-88-541-3717-2
  • Simon Scarrow, Il gladiatore, traduzione di Roberto Lanzi e Lucia Mori, Newton Compton, 2010. ISBN 9788854117686
  • Simon Scarrow, La legione, traduzione di Roberto Lanzi, Newton Compton, 2011. ISBN 978-88-541-2970-2

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