Differenze tra le versioni di "Carlo Alianello"

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==''L'eredità della Priora''==
 
===[[Incipit]]===
Guardò l'uomo che gli sorrideva ammiccando. Alto, grosso, con due spalle troppo larghe e un torso troppo lungo; il viso una macchia rossa tagliata da una dentatura bianca, come la fessura di un salvadanaio, all'insù. <br /> "Toh!" disse, "Max!" e involontariamente si dette una guardata attorno.
 
===Citazioni===
*Ma adesso è in chiesa e lì, nel tabernacolo, c'è Dio. Come una persona che aspetta e guarda chi parla... E Lui ha il mondo in mano, tutto. Anche il freddo, i fucili che sparano, Garibaldi e Vittorio Emmanuele. Pare tanto distante Dio che i nostri respiri non ci giungono e invece è qui, e non ci sono che due passi tra me e Lui, tre al massimo. E l'infinito in mezzo. Una pallottola che mi coglie, e anche l'infinito è scancellato e quei tre passi o due. Soli restiamo faccia a faccio, Dio e l'uomo che si chiamava Andrea Guarna. (Edizione Osanna Venosa, p. 64)
 
*Ma subito ogni voce si fuse in un grido solo che sormontò anche il canto delle suore, l'appello dei padri, il richiamo contro ogni ingiustizia e l'avvio a tutte le speranze, il grido della Santa Fede: "Viva Maria!" (Edizione Osanna Venosa, p. 84)
 
*Allora Gerardo prese quella piccola mano, bianca tuttavia e morbida, la tenne tra le sue e poi si chinò a baciarla. Un bacio corretto, cortese come quando, ufficiale di cavalleria, baciava la mano alle gentildonne napoletane. Lei capì. Tirò indietro la mano imbarazzata, incredula quasi: "Come?" disse lenta. "Tu, che si' nu signore, baci la mano a me, che sò na poeverapevera serva?" <br />"Bacio la mano alla principessa che è scesa da una carrozza tutta d'oro..." disse Gerardo. E lei piangendo e ridendo insieme l'abbracciò con disperato furore. (Edizione Osanna Venosa, p. 141)
 
*"Io," disse Isabella "ho conosciuto Mazzini. Un giorno venne in visita al nostro colleggio, proprio lui, Giuseppe Mazzini. Ero piccola... gli dissero il mio nome e mi fece una carezza sul capo. Era serio serio, nero nero e non rise mai. Ma io ne fui superba, pensate! M'ha accarezzata Mazzini!"<br /> "E poi?"<br /> "Poi niente..." <br />"VhaV'ha fatta diventare più buona, più paziente, più portata ad amare gli uomini quella carezza?" <br />"Al contrario!" disse con subita fierezza Isabellina. "M'ha fatta superbissima e odiatrice dei tiranni..." <br />"Ecco il punto" disse reciso Andrea. <br />"Quale?" <br />"Questo." (Edizione Osanna Venosa, p. 276)
 
*[[Carmine Crocco|Carmine Donatello Crocco]] fu un bellissimo uomo, alto, slanciato, con ventre magro e torso grande, amplissime le spalle, ladro, assassino, disertore dell'esercito borbonico, lancia spezzata dei liberali nell'insurrezione lucana, garibaldino e poi ancora disertore, assassino ancora, ladro sempre. Fu soprattutto il cafone armato che infuria, il motore e il banditore della rivoluzione contadina, piuttosto che della reazione borbonica. La sua è la rivolta del popolo magro contro la durezza dei piemontesi che han portato con loro tristi novità, tasse, sequestri, sfratti e fucilazioni. (Feltrinelli, p. 568)
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