Stefania Nardini

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Stefania Nardini nel 2021

Stefania Nardini (1959 – vivente), scrittrice e giornalista italiana.

La combattente di Stefania Nardini

Intervista di Marina Bisogno, lindiependente.it, 21 luglio 2021.

  • [Nel romanzo [La combattente] aleggia la nostalgia per un periodo storico – gli anni Sessanta e Settanta – caratterizzato da cambiamenti sociali, battaglie politiche e soprattutto da partecipazione e coinvolgimento. Secondo lei dove è finita quella voglia di essere parte di un cambiamento? Perché si è miseramente svuotata?] È un argomento complesso dal quale bisognerebbe partire per capire la situazione di oggi. Gli anni Settanta sono stati anni straordinari. Basti pensare alle grandi conquiste di civiltà: dalla riforma psichiatrica alla legge per il divorzio. Conquiste per le quali la società civile, le organizzazioni politiche si sono battute. La strada era il terreno di protesta, a differenza di oggi che sono le aule dei tribunali. Purtroppo è accaduto che quel grande rinascimento ha finito per essere definito come gli "anni di piombo". E di peggio non poteva accadere. Purtroppo, al di là delle grandi conquiste sociali, si era creata una frattura tra politica istituzionale e un nuovo proletariato che rivendicava un modello anti democristiano. E ciò accadeva in pieno "compromesso storico". La base della sinistra si andava sfrangiando e questo partorì quelli che vennero definiti "i compagni che sbagliano". Era vero che sbagliavano usando la lotta armata, ma dietro questo fenomeno estremo si celava una lacerazione della sinistra che non fu mai affrontata. Mentre il terrorismo di destra imperversava raggiungendo l'apice con la strage di Bologna in cui persero la vita 85 innocenti.
  • [Cosa stava accadendo nel nostro paese?] Il clima di emotività, comprensibilissimo, ha finito con l'inghiottire un'analisi e un'elaborazione politica. Ha vinto la paura, il dolore. E la storia non è ancora stata scritta. Creando il binomio anni Settanta – anni di piombo.  Il che mi sembra riduttivo.
  • [Il suo è un libro che scandaglia anche il dolore, la disperazione per la morte di chi si ama. Secondo lei occorre coraggio oggi, nell'epoca dei social, dei sorrisi e dei successi da ostentare, per raccontare la sofferenza emotiva?] La sofferenza emotiva ha acquisito sembianze nuove legate appunto all'esternalizzazione del dolore come materia di comunicazione. Il che non aiuta a uscire dal dolore, tantomeno a capirlo o a decifrarlo. Raccontare la sofferenza emotiva è un mezzo per capirla, per attraversarla come fosse un fiume in piena, per uscirne. Altrimenti il rischio è creare zone d'ombra che certamente non contribuiscono al benessere, alla felicità.
  • [Nel romanzo i luoghi sono protagonisti. Angelita è romana ma è attratta da Marsiglia e da Napoli, luoghi irregolari, decadenti e bellissimi. Che cosa cerca in queste città di mare la sua protagonista?] Il Mediterraneo. Un'antica cultura che ha la capacità di rinnovarsi come le onde del mare. Napoli e Marsiglia sono due città che soffrono, che vivono, che si appassionano.

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