Utente:Raoli/Bosch

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Citato in Willian Dello Russo (a cura di), Bosch – I geni dell'arte, Mondadori Electa, Milano, 2008. ISBN 978-88-370-6431-0

Chi potrà mai lodare abbastanza le meravigliose e stupefacenti fanta¬sticherie che Jeronimus Bos ge¬nerò con la sua mente ed espresse con i pennelli, nella fantasia pullu-lante di fantasmi e mostri infernali, dall'aspetto nient'affatto piacevole da guardarsi, in una profusione di creature spaventose e terribili? Egli nacque a 's-Hertogenbosch; non sono stato in grado, tuttavia, di scoprire in quale periodo sia vissu¬to e morto; so soltanto che ciò av¬venne moltissimi anni addietro.

Karel van Mander

Het Schilder-Boeck, 1604


Da poco tempo ho scoperto un al¬tro genere di pittura, che si chia¬ma "grillo". Il nome gli venne dato da Antifilo, avendo dipinto un uomo che chiamò "Grillo" per scherzo; e da allora un tale genere di pittura venne detto "grillo". Antifilo, che era nato in Egitto, lo aveva impa-rato da Ctesidemo, e mi è sembra¬to quello che il nostro tempo tanto elogia nel Bosch, o Bosco come lo chiamiamo noi, che appariva sem¬pre così strano, perché dipingeva personaggi bizzarri e atteggia¬menti curiosi.

Felipe de Guevara

Comentarios de la pintura, 1560 circa


L'arte di Bosch è l'arte della de¬nuncia dell'artificio; la denuncia dell'artificio demoniaco: lo docu¬mentano l'Inferno musicale del grande trittico del Prado, la Messa sacrilega del trittico di Lisbona (tragica storia del male nel mon¬do], i boschi incantati, i pesci vo¬lanti, i fiori strani che sconcertano con i colori e le forme. La natura offre un fiore meraviglioso; ma il paradiso dell'artificio (il satanico) crolla se il fiore sarà colto. E' per giungere al crollo che il fiore si manifesta. Esistono due crolli possibili: quello satanico (l'ingan¬no eternizzato: la dannazione), e quello angelico (il disinganno, che solo attraverso la Grazia si può conseguire). Due abissi: quello della negazione senza limiti e quello dell'affermazione assoluta. Da qui la lotta apologetica che il pittore-teologo intraprende. [...] Questo il geroglifico di Bosch. La denuncia della magia, dell'artificio maligno. Di quella magia e di quei sortilegi che le sette più varie an¬davano diffondendo nelle Fiandre, in Olanda e nel Brabante, verso la fine del XV secolo, e che ancora nel Cinquecento dominavano in molte città del Nord. Solo la Gra¬zia permette di cogliere il fiore delta caduta dell'illusione. Bosch si trova nel momento criti¬co della pre-Riforma; il suo pessi¬mismo lo dimostra, ma della sua ortodossia non abbiamo motivo di dubitare: non sola fide (soltanto con la Grazia) contro la magia del male, ma con la preghiera. Le opere sono necessarie anche se fides meritoria est.

Enrico Castelli

Il demoniaco nell'arte, 1952


In Bosch l'elemento psicologico [...] rimane più controllato e sottomes¬so alla più ampia e architettonica impostazione del dipinto; per cui raramente la scenetta aneddotica prende il sopravvento; e anche in apparenza quando questo accade (come nell'Estrazione della pietra della follia o nel Prestigiatore] è invece un significato ammonitore e quasi sempre metaforico che dob¬biamo rintracciare sotto il quadro "di genere". Per contro i seguaci del maestro prenderanno a presti¬to dalle sue opere solo quel lato estrinseco che in lui adombra più vaste profondità di pensiero. [...] Per quanto invece si riferisce al¬l'attribuzione di "artista demonia¬co" data a Bosch con tanta fre¬quenza, un errore di molti critici - soprattutto dei primi suoi storici - è quello di ritenere che solo scene infernali, allegorie sataniche, tor¬ture e supplizi formino il nocciolo della sua arte. Sarebbe un fargli torto gravissimo, non dare l'impor¬tanza dovuta a tutto quel vasto set¬tore della sua produzione dove nul¬la, o ben poco, di satanico, affiora, e dove è l'elemento "pittura" e non l'elemento "racconto", che dice la sua vera parola. Se infatti le scene fantastico-diaboliche sono quelle che hanno portato più rinomanza al maestro, non bisogna dimenti¬care che molte sue opere sono esclusivamente religiose; anzi d'u¬na religiosità compenetrata di poe¬sia e di lirismo.

Gillo Dorfles

Bosch, 1953


Nello studio delle opere di Bosch non si deve mai dimenticare che i suoi contemporanei lo apprezzarono e lo considerarono perfetta¬mente ortodosso: degno di figura¬re sugli altari delle grandi catte¬drali e delle cappelle private. Ed è questo un dato che, anche ammettendo un notevole grado di superficialità e di distrazione fra gli uomini del suo tempo, resta estremamente significativo a so¬stegno della sostanziale ortodos¬sia di Hieronymus Bosch. Quali che siano i punti di riferi¬mento (xilografie, incisioni e mi¬niature di altri autori fors'anche italiani) e le innovazioni e le abilità tecniche di Bosch, un dato è certo e documentato: Bosch, nonostan¬te le sue invenzioni mostruose o, forse, anche per questo suo im¬mergersi e quasi danzare nel mondo del demoniaco e dell'oc¬culto, piacque. E piace ancora: forse perché in lui ci sono un'armonia e un equilibrio tutt'altro che demoniaci; forse perché nell'inconscio di ognuno serpeggia l'inconfessato sospetto che egli sia, quasi sempre, un pit¬tore disperatamente e sottilmente verista. Certamente piacque e piace per-ché in ogni minimo particolare traspare, lucente e incoercibile, la scintilla di una genialità unica che è rimasta isolata nei secoli a di¬spetto dei molti imitatori.

Mario Bussagli

Bosch, 1988


Inserire Bosch nel momento critico in cui dipinse è fin troppo facile, da¬to il carattere della sua poetica; ma certo a giustificare il "meraviglioso" dispiegarsi delle sue invenzioni in-tellettuali e delle sue arditezze for¬mali non è sufficiente l'immediato richiamo alla storia e alla cultura del suo tempo, e occorre invece in¬dividuare in lui un momento di recu¬pero di una ben più antica sapienza letteraria e di un moralismo severo, nutrito di angosce irrazionali, tipici del mondo medievale nordico. Que¬sto moralismo, queste letture, co-noscevano però al tempo di Bosch un vigoroso revival. [...] Tuttavia è forse il mondo della sapienza e del¬la follia popolare, il mondo dei detti, dei proverbi, dei motti di spirito e della creatività folclorica il filtro at¬traverso il quale la cultura religiosa si riversa nelle sue opere. [...] Per spiegare il mondo apparente¬mente del tutto onirico e fantastico di Bosch è quindi necessario fare ri¬corso a un certo clima religioso, re¬pressivo, di "caccia alle streghe" sebbene ante litteram, perché il peggio doveva ancora avverarsi con la Riforma. Ma occorre richiamare anche tutte quelle forme di cultura, da quella popolare a quella intellet-tualizzata (teatro, allestimento di fe¬ste, letteratura allegorica, proces¬sioni] che solo raramente traspaio¬no nella pittura e mai in maniera così netta e tangibile. È anche opportuno fare ricorso al mondo del¬l'alchimia, del quale Bosch rivela frequentazioni molto ravvicinate e a quello dell'occultismo dei taroc¬chi. Ma soprattutto, e in particolare negli ultimi anni, un importante fi¬lone della critica ha riscoperto e approfondito i legami fra la voca¬zione moralistica di Bosch e le te¬matiche tipiche del Rinascimento nordico, che propongono una conti¬nua dialettica fra saviezza e follia. [...] In questa prospettiva, la follia e il travestitismo, individuati come elementi portanti di quella lunga stagione di trasgressioni rappre¬sentata dal Carnevale, costituisco¬no pure il ponte fra la cultura me¬dievale e questo ombroso primo Rinascimento. Il che, in Bosch, corrisponde anche dal punto di vi¬sta formale. Infatti la sua pittura in quanto tale e la sua maturazione stilistica non sono affatto discoste dalla cultura figurativa immediata¬mente precedente e contempora¬nea, e le soluzioni compositive a cui giunge trovano una giusta col¬locazione nella problematica for-male e soprattutto spaziale dei suoi anni.

Caterina Limentani Virdis

Le delizie dell'inferno, 1992


Con lui i peccati (sia i peccati com¬messi che quelli di omissione] e la sofferenza umana (come punizione o come espiazione da parte del Re¬dentore) cominciarono a essere rappresentati in una maniera del tutto indipendente dalle descrizioni bibliche e dalla letteratura apoca¬littica. In particolare, l'Apocalissi e il Giudizio universale furono pre¬sentati in maniera completamente diversa da quella prevalente nel medioevo. La somministrazione dei compensi e delle punizioni, che prima di Bosch era stata un'imma-gine edificante da contemplarsi con rassegnazione e pietà, divenne ora una rappresentazione moraliz¬zante aperta all'interpretazione personale dell'osservatore. Non è più soltanto rappresentata la corri¬spondenza tra il castigo e della tra¬sgressione dei comandi di Dio e dei principi della vita giusta, ma abbia¬mo scene che ci fanno vedere il male commesso dagli uomini nella loro vita quotidiana, reso in modo ancora più evidente in relazione al¬le sofferenze di Cristo. In seguito Bosch abbandonò questo realismo così diretto e cominciò a popolare il mondo delle sue immagini di figure demoniache, nulla di simile alle quali era mai stato visto. Bosch andò molto oltre la tradizione e giunse a una totale metamorfosi della rappresentazione degli spiriti maligni che poteva aver visto nelle xilografie contemporanee. Il diavo¬lo non aveva più semplicemente le forme di un animale grottescamente caricaturato, ma fu presen¬tato come un mostruoso ibrido di insetti, rettili, lembi di anatomia umana e ingranaggi. L'introduzione di queste immagini fantastiche fu sufficiente a elimi¬nare il contenuto cristiano tradizio¬nale dalla sua posizione di primo piano. La stirpe dei demoni conta¬minò tutto il reale e l'umano nei quadri di Bosch. Non che per questo l'artista ces¬sasse di essere cristiano, ma nella sua religiosità si introduce una ve¬na pungente di scetticismo. Il tema della trasgressione e del castigo ha ormai un legame molto tenue con l'aldilà, ed è fondamentalmente svolto sulla terra. Proprio per questo nei dipinti di Bosch tutto ciò che si riferisce alla terra sembra essere stato visitato da un cataclisma spaventoso. Gli uragani li attraversano seminando la distruzione, e la terra pacifica e intatta tutt'intorno non diminuisce l'orrore.

Carl Linfert

Hieronymus Bosch, 1995


Sarebbe conclusione troppo ottimi¬stica credere che un giorno si tro¬verà una spiegazione plausibile a tutto questo pandemonio, ma gli aspetti enigmatici di Bosch sono stati sottolineati a tal punto che gli elementi perfettamente chiariti sono messi in disparte, in ombra. Bosch è un pittore, e un pittore fa dei quadri, certo, ma non sotto l'impulso di un sogno: ha lavorato per dei clienti. Tutte le sue opere sono state dipinte per una funzione e una destinazione ben determina¬te. Presa nel suo insieme, l'opera di Bosch è coerente, solo per quan¬tità i trittici (ed i frammenti di tritti¬ci] costituiscono più della metà della sua produzione. Per superfi¬cie dipinta, raggiungono probabil¬mente i tre quarti. Prima della sua morte nel 1516, negli antichi Paesi Bassi i trittici erano oggetto di cul¬to, culto della fede cattolica, sia ben chiaro. Bosch eretico? Focillon ha scritto nel 1938: "Sono le basi del Medioevo che si svuotano". Per Bosch il diavolo e l'inferno erano delle realtà. Alle soglie della Rifor¬ma la sua arte testimonia il grave conflitto che si annuncia. Ma dopo cinque secoli, il messaggio desti¬nato ai suoi contemporanei non ci tocca più. I riformatori - tosto tor¬turati e giustiziati come eretici - erano in qualche modo più cattolici del papa. Su tale sfondo l'opera di questo Savonarola pittorico diventa più accessibile. [...] Che si sia credenti o atei, cinque secoli ci separano dall'escatologia di Bosch. Ma la sua arte resta di una modernità commovente.

Roger H. Marijnissen

Bosch, 1995


La visione di Bosch è attraversata da varie tensioni, poiché egli attac¬ca ogni comportamento asociale, eppure sceglie come modello l'ere¬mita, una figura che si ritira dal mondo ed è quindi in se stessa marginale. Condanna la sciocchez¬za in tutte le sue forme, ma adotta un'estetica basata sui "capricci", ovvero sulla "stoltezza". Nei valori che sostiene e nell'arte che crea, egli sublima l'ossessione dell'esclusione e della follia. Getta all'Inferno intere fasce della popolazione, di preferenza i poveri e gli asociali, eppure il suo model¬lo del pentimento è un venditore ambulante misero e disprezzato. Impregna la sua opera di un tono fortemente moralistico, costante¬mente teso a trasmettere un mes¬saggio, ma allo stesso tempo codi¬fica le sue invenzioni in modo da creare un effetto globale che risul¬ta spesso ermetico: "il saggio par¬la per enigmi". Difende i valori della borghesia ur¬bana del suo tempo, ma lo fa in modo da far quasi sospettare il contrario. Bosch è forse l'unico artista che vi¬sualizza in tutte le sue sfaccettatu¬re la visione del mondo della prima borghesia urbana moderna. [...] Esempio unico, Bosch rielabora nella sua opera gli impulsi pschici ignorati dagli altri artisti del suo tempo. Questo scandagliare le profondità inferiori [...] e la relativa libertà delle sue scelte tematiche, rendono Bosch un artista che non appartiene più al Medioevo e che, ancora oggi, è molto più di un me¬ro testimone del passato.

Paul Vandenbroeck

Hieronymus Bosch: catalogo completo, 2001


Sebbene le scene di Bosch della Passione e dell'infanzia di Cristo siano molto diverse come tono, es¬se comunicano un messaggio simi¬le. Entrambe puntano all'umanità di Cristo; alla sua nascita, al suo diventare uomo e assumersi tutti gli inconvenienti del ruolo; e alla sua morte, tollerando l'ineffabile terrore e l'umiliazione del martirio. Considerati insieme, questi dipinti riflettono la credenza del valore dell'imitazione di Cristo, dal primo sentore di dolore alla sua nascita fino alla sofferenza e all'afflizione causata con la sua morte. Cristo è umano in questi dipinti, in¬sieme un uomo e un bambino, e ogni osservatore è spinto a emula¬re la sofferenza e la sopportazione della sua vita esemplare. Questo tema è ripetuto ed esteso nei dipinti di Bosch di santi, che fungono da intermediari tra l'os-servatore e Dio.

Laurinda Dixon

Bosch, 2003