Valentino Carrera

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Valentino Carrera (1834-1895), scrittore italiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Capitale e mano d'opera[modifica]

All'alzarsi del sipario suona una mezz'ora all'orologio a pendolo, ed entra dal fondo CARLOTTA con alcuni giornali che va a deporre sul tavolino a sinistra. EGISTO fuori di scena.
Carl. — Già le dieci e mezzo! (si leva in fretta lo scialle, lo butta sopra una seggiola in fondo e si pone a spolverare) Con quel giovine, non c'è che dire, il tempo passa presto! Sarà anche lui come gli altri; ma alla peggio ritorno al paese e mi sposo Ciapetto: tanto di servire sono ormai stucca!... Questa è tutt'altro che gente cattiva; ma bisogna stare tutto il giorno in cucina e non si desina mai all'istess'ora! Se non mi ricattassi sulla spesa, davvero li pianterei. Ne ho fatti sette dei padroni in un anno; ne farei otto: alla fin fine ci sono più padroni che servitori ora. Sarà già svegliato il cavaliere? (forte verso la sinistra) Signor cavaliere, sono le undici, sa?
Egisto (fuori di scena a sinistra). — Davvero? Vengo, vengo subito.
Carl. — Benedetto lui che almeno lascia tutti in pace!

Gli ultimi giorni di Goldoni[modifica]

All'alzarsi del sipario suonano le nove al pendolo: ANTONIO, col cappello alla Franklin in capo ed una mazza in mano, entra in iscena con premura dalla destra; quindi a suo tempo BATTISTINO dal fondo, pure con cappello e mazza che depone sulle seggiole.
Ant. (entrando). — Lo zio fa la sua toeletta e non esce di camera per un'altra mezz'ora... se venisse subito Battistino! (va a guardare al fondo) Sono già le nove! Oh! eccolo, finalmente! (Battistino) Ebbene?
Batt. — Buone nuove. Abbi pazienza se non ho potuto fare più presto; ma in questa benedetta Parigi non s'arriva mai!
Ant. — Dunque verranno?
Batt. — Meno la signora Desgrandes che è un pochino indisposta dalla paura e rimane nella sua tana di Passy, tutti!

La dedica[modifica]

In teatro; un teatro quale lo sogna chi abbia studiato la drammatica non meno dal palco scenico che dalla platea: elegante con semplicità, armonico, commodo per ogni verso, bene aerato e sempre in giusta temperatura; col pavimento delle corsie di platea, dei corridoi dei palchi e delle gallerie coperto di stuoie fitte; senza porte che cigolino o sbatacchino, coi servi puliti e zelanti, i siparisti astemî, la platea divisa dall'ambulatorio da doppie porte soppannate che impediscano di entrarvi tanto quella piccola corrente d'aria fredda che potrebbe ridurre allo zero il poco calore degli spettatori per la commedia, quanto le chiacchiere, spiritosissime del resto, fra le maschere che raccolgono i biglietti e la mutria dell'amministratore della Compagnia.

La quaderna di Nanni[modifica]

ORESTE in maniche di camicia che finisce di mangiare un po' di pane, e MARIA che gli rattoppa in fretta la giacchetta.
Maria. — Ma santa pazienza, come posso io ancora rammendarti la giacchetta, se non regge più il punto? (seguita a cucire).
Oreste. — L'ha bisogno di riforma. Mamma, stamattina non si mangia la minestra?
Maria. — Quando tornerai, se avrai venduto tutti i giornali.
Oreste. — Ma io non posso gridar forte, se ho lo stomaco vuoto.

Scarabocchio[modifica]

All'alzarsi del sipario CATERINA appare sul pianerottolo della scala, in abito di ricca campagnuola.
Cat. — Gaspare? (chinandosi verso il lettuccio, a voce meno alta) Dormite, Gasparino? (scende la scala) Mi pareva di aver sentito rumore... ma vedo che non è ancora arrivato. Inaffiamogli intanto quei poveri fiori che n'avranno bisogno... (va alla pila, vi attinge acqua con un ramaiuolo di ferro, e va ad inaffiare i fiori sulla finestra) Oh povera me, come glieli hanno conciati! Pieni di terriccio e di sassolini... E questo? Quasi svelto! E sì che c'è l'inferriata!.. Ma già per quei malestri ci vorrebbe altro che inferriate!... Io non so che gusto ci provino a fare tanti dispetti ad un povero disgraziato che non fa male a nessuno, anzi che farebbe molto bene, se lo potesse...

Un avvocato dell'avvenire[modifica]

LUIGIA e PROSPERA dal giardino.
Luig. (entrando in iscena con un fiore in mano). — Non temi che messo nei capelli questo fiore dia un po' troppo nell'occhio?
Prosp. — A chi? Tanto già non sarà il fiore che il cugino guarderà di più. (mette il fiore nei capelli di Luigia)
Luig. — Non ho fatto un po' di toeletta soltanto per il cugino.
Prosp. — Brava, che dei partiti come te non ce n'è mica molti, mentre di migliori del cugino...

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]