Virginia Andrews

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Cleo Virginia Andrews (1923 – 1986), conosciuta come V. C. Andrews o Virginia C. Andrews, scrittrice statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Fiori senza sole[modifica]

È proprio giusto tingere la speranza di oro; oro come il sole che raramente vediamo. E ora, mentre mi accingo a copiare dai vecchi diari tanto a lungo serbati, un titolo mi sgorga come per incanto: Apri la finestra e goditi il sole. Eppure esito a dare questo titolo alla nostra storia, poiché penso a noi più come a fiori in soffitta. Fiori di carta. Nati con sì vividi colori e tristemente appassiti, spenti in quelle lunghe, tetre, tediose e opprimenti giornate durante le quali siamo stati privati della speranza e tenuti prigionieri. Per ingordigia. Eppure mai, non una sola volta, abbiamo colorato d'oro i nostri germogli di carta.

Petali di tenebra[modifica]

Finalmente liberi!
Com'eravamo giovani il giorno in cui scappammo. Come avremmo dovuto sentirci vivi, scoppiare di vita, finalmente liberi da un posto così macabro, solitario, soffocante. Come avremmo dovuto essere contenti, da sembrare patetici, su quel pullman che ansimava verso il Sud. Ma se eravamo felici, non lo davamo a vedere. Sedevamo tutti e tre pallidi, silenziosi, gli occhi fissi al finestrino, terrorizzati da tutto quello che vedevamo.
Liberi. Esisteva una parola più meravigliosa? No, anche se le fredde e ossute mani della morte ci avessero raggiunti e riportati indietro, anche se non ci fosse stato un dio lassù, da qualche parte, o forse laggiù, su quel bus, a viaggiare con noi e a badare a noi. Almeno una volta dovevamo credere in qualcuno, nella vita.

Ruby[modifica]

Durante i miei primi quindici anni di vita, la mia nascita e gli eventi che la precedettero erano sempre rimasti avvolti nel più oscuro mistero; un mistero paragonabile solamente a quello del numero di stelle che brillavano nel cielo illuminando il bayou — come viene definita dalle nostre parti la zona dei laghi paludosi formatisi nei meandri dei bracci secondari del fiume — o a quello del nascondiglio in cui si celavano i pesci che mio nonno cercava invano di catturare per guadagnarsi da vivere. L'unica idea che mi ero fatta di mia madre era ispirata alle storie raccontatemi da Grandmere Catherine e da Grandpere Jack, e da alcune fotografie ormai sbiadite dal tempo, poste in cornici di peltro. A lungo mi ero sentita colpevole per la sua morte, specie quando mi ritrovavo dinanzi alla semplice pietra tombale in cui si leggeva:

Gabrielle Landry
nata il 1° maggio 1927
morta il 27 ottobre 1947

perché la data della sua morte e quella della mia nascita coincidevano.

Bibliografia[modifica]

  • Virginia C. Andrews, Fiori senza sole, traduzione di Mariagrazia Prestini, Sonzogno, 1986.
  • Virginia Andrews, Petali di tenebra (Petals on the Wind), traduzione di Massimo Parizzi, Edizione CDE, Milano, 1987.
  • Virginia C. Andrews, Ruby, traduzione di Cristina Pradella, Euroclub, 1995.

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