Whitley Strieber

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Louis Whitley Strieber (1945 — vivente), scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Billy[modifica]

Apparve all'improvviso, straordinario nella sua perfezione. Un attimo dopo era scomparso tra la folla. Barton lo seguì con lo sguardo, ma non per molto. La gente si accorgeva, quando fissavi i bambini. Continuò a camminare.
Non appena si sentì al sicuro, si voltò e raggiunse il ragazzo.
Non aveva nessuna intenzione di lasciarsi trascinare ancora una volta dal suo entusiasmo. Un altro errore sarebbe stato troppo da sopportare.

Fuoco impuro[modifica]

Fu la risata a spingerla a correre, più dell'oscurità, più dello scivolare di quell'ombra.
L'aria le sfiorò il viso come seta fredda. Lei udì la cadenza affannosa dei propri piedi sul selciato, sentì il vento gelido riempirle i polmoni. Il passo pesante alle sue spalle la costringeva a proseguire. Era consapevole di perdere terreno e, naturalmente, di essere stata una maledetta stupida: avrebbe dovuto chiamare un taxi.

L'ombra del gatto[modifica]

La Stone Mountain è l'unica cima veramente selvaggia della catena dei Peconic. Le sue creste grigie e frastagliate si estendono per circa cinque chilometri in quella catena per il resto assai dolce. È così scoscesa e traditrice che anche gli scalatori più esperti la evitano, perché offre un destino anche troppo certo. L'Appalachian Trail, dato che come si sa la vecchia Stone Mountain ha ridotto a brandelli parecchie paia di pantaloni, la costeggia e passa attraverso la periferia della cittadina di Maywell, circondata da frutteti e rannicchiata sotto la montagna come un israelita ai piedi del faraone.

Majestic[modifica]

La mia disgrazia è stata quel colpo di fortuna.
Se avessi avuto buonsenso, avrei lasciato perdere questa storia. È lo scoop del secolo, ma mi ha rovinato la carriera, questo è certo. E dire che stavo per fare il salto dal deprimente settimanale di provincia a un semiufficiale quotidiano di città. Ora i miei articoli non compariranno mai sul Washington Post. Non entrerò mai nei mitici saloni del New York Times, se non per portare i panini a qualcuno.
E allora, che cos'è che mi ha rovinato?
Stavo cercando un pesce d'aprile per il mio giornale – anzi, il mio ex giornale – l'Express di Bethesda. La nostra intenzione era farci una bella risata su un'evidente assurdità, a cui crede una buona metà della popolazione.
Non mi hanno licenziato perché non sono riuscito a mettere insieme la storia. Non è andata così. Sono stato messo alla porta perché quello che ho scoperto era tutto vero. Il mio direttore ha considerato una presa in giro nei suoi confronti quello che ho scritto.
E la cosa non l'ha divertito.

Wolfen[modifica]

A Brooklyn le auto abbandonate vengono depositate nel recinto automobili di Fountain Avenue, adiacente alla discarica. Il recinto e la discarica occupano un'area che sulle carte topografiche è segnalata con il nome di "Parco del ruscello e della fonte". Ma non c'è nessuna fonte, nessun ruscello e nessun parco.
Di solito nel recinto regna il silenzio, disturbato solo da qualche zuffa tra i branchi di cani randagi che vagano da queste parti, o magari dalle grida dei gabbiani che volteggiano sopra i mucchi di rifiuti maleodoranti della discarica lì accanto.

Bibliografia[modifica]

  • Whitley Strieber, Billy, traduzione di Luigi Schenoni, Sperling & Kupfer, 1995. ISBN 8820019531
  • Whitley Strieber, Fuoco impuro, traduzione di Daniela Arduin, Sperling & Kupfer, 1994. ISBN 8820017423
  • Whitley Strieber, L'ombra del gatto, traduzione di Luigi Schenoni, Sperling Paperback, 1994. ISBN 8878243906
  • Whitley Strieber, Majestic, traduzione di Bruno Amato, Rizzoli, 1991. ISBN 8817677922
  • Whitley Strieber, Wolfen, traduzione di Valeria Galassi, Armenia, 1991. ISBN 8834404734

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