Emilio Pianezzola

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Emilio Pianezzola (1935 – vivente), latinista italiano.

  • Certo, Livio è storico artista, ma non si può, in base a questa formula, vedere in ogni mutamento rispetto al testo polibiano un mutamento fatto per fini esclusivamente stilistico-letterari. A volte la veste letteraria non è solo fine ma anche mezzo per valorizzare un fatto a danno di un altro, taciuto o piegato a illustrare un esempio di più alta moralità.
    Livio sottopone l'opera di Polibio – nelle parti, naturalmente, che gli sono fonte diretta – a un generale e minuto processo di elaborazione che, andando al di là della traduzione come trasposizione linguistica, rispecchia profondamente le diversità di storia, di civiltà e di cultura del mondo greco e di quello romano. Ogni vera traduzione – si dirà – comporta una tale trasformazione. (da Traduzione e ideologia: Livio interprete di Polibio, Pàtron, Bologna, 1969, pagg. 14 - 15)[1]
  • Livio rappresenta drammaticamente gli avvenimenti, e, come un regista, egli inquadra la scena e guida i personaggi, fa parlare le cose come fa parlare i personaggi mediante i discorsi. (da Traduzione e ideologia: Livio interprete di Polibio, Pàtron, Bologna, 1969, pag. 7)[2]
  • Livio guarda al passato per poter distoglier lo sguardo dai mali che la sua epoca ha vissuto: le guerre civili, certo; ma egli estende il suo pessimismo e il suo scetticismo anche all'età presente e ai remedia messi in atto dal nuovo regime. All'idealizzazione del passato si affiancano una visione tipicamente etica della storia e una palese finalità di fornire ai lettori, attraverso la rassegna degli uomini e delle virtù che costruirono la potenza romana, una storia esemplare per l'edificazione morale e civile, per la formazione etico-politica dei cittadini. (da Storia e testi della letteratura latina, pag. 636)

Note[modifica]

  1. Citato in Gian Biagio Conte, Emilio Pianezzola, Storia e testi della letteratura latina, vol. 2: La tarda repubblica e l'età di Augusto, Le Monnier, Firenze, 1999, pag. 813. ISBN 88-00-42019-2
  2. Citato in Vittorio Citti, Claudia Casali, Camillo Neri, Scrittori latini nel tempo, Zanichelli, Bologna, 2000, pag. 858. ISBN 978-88-08-09995-2

Bibliografia[modifica]