François Rabelais

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François Rabelais

François Rabelais (1494 – 1553), umanista e scrittore francese.

Attribuite[modifica]

Je vais quérir un grand peut-être.[1]
Tirez le rideau, la farce est jouée.[2]

Gargantua e Pantagruele[modifica]

Incipit[modifica]

Mario Bonfantini[modifica]

Per la piena conoscenza della genealogia e antichità donde pervenne a noi Gargantua, io vi rimando alla Gran Cronaca Pantgruelina. Nella quale voi troverete più per disteso come i giganti nacquero in questo mondo, e come da essi, in linea retta, discese Gargantua, padre di Pantagruele.
[François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, traduzione di Mario Bonfantini, Einaudi, 1965]

Augusto Frassineti[modifica]

Genealogia e antichità di Gargantua

Per aver cognizione della genealogia e dell'antichità donde discese a noi Gargantua, vi rimando alla grande cronica Pantagruelina. In essa apprenderete più per disteso come fu che a questo mondo nacquero i giganti e come da loro, per discendenza diretta, si generasse Gargantua padre di Pantagruele. Né s'increscerà se io per il momento me ne discarico, sebben la cosa sia di tal natura che quante più volte venisse ricordata tanto più tornerebbe gradita alle vostre Signorie: come del resto ne certifica l'autorità di Platone nel Filebo e nel Gorgia, e di Flacco altresì, che afferma esservi certe cose (tal quale è questa senza dubbio veruno) tanto più dilettevoli quanto più spesso ridette.
[Francois Rabelais, Gargantua e Pantagruele, traduzione di Augusto Frassineti, BUR Classici, 2000. ISBN 8817165050]

Gildo Passini[modifica]

Della genealogia e antichità di Gargantua.

Per conoscere la genealogia e antichità dalla quale è disceso Gargantua, vi rimando alla grande Cronaca Pantagruelina. Da quella apprenderete per disteso come i giganti nacquero in questo mondo e come per linea diretta da loro uscì Gargantua padre di Pantagruele; e non vi dispiaccia che ora me ne dispensi benché la cosa sia tale che quanto più fosse ricordata e tanto più piacerebbe alle signorie vostre, come assicura l'autorità di Platone (Philebo e Gorgia) e di Flacco, il quale dice esservi alcuni argomenti (come questo senza dubbio) che più dilettano quanto più di frequente ripetuti.
[François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, traduzione di Gildo Passini, Formiggini editore, Roma, 1925]

Citazioni[modifica]

  • Che se la sete non è presente, bevo per la sete futura. (libro primo, cap. V; 1925)
  • L'appetito vien mangiando, diceva Angest di Mans, ma la sete se ne va bevendo. (libro primo, cap. V; 1925)
  • Come potrei governare altrui, io che non saprei governare me stesso? (libro primo, cap. LII; 1925)
  • La più vera perdita di tempo che conoscesse era contare le ore. (libro primo, cap. LII)
  • Nelle loro regole c'era solo una frase: fai quello che ti pare. (libro primo, cap. LVII)
  • Scienza senza coscienza non è che rovina dell'anima! (libro secondo, cap. VIII)
  • Fa di non aver ricevuto invano le grazie che Dio t'ha dato. (libro secondo, cap. VIII; 1925)
  • Mancanza di denari, malattia senza pari. (libro secondo, cap. XVI)
  • Non riesce a esser debitore chiunque voglia, non riesce a far creditori chiunque voglia. (libro terzo, cap. III; 1925)
  • Colle corna varrai di più, peccatore. (libro terzo, cap. XXVIII; 1925)
  • Le corna sono appannaggio naturale del matrimonio. Come l'ombra segue il corpo, così le corna seguono gli ammogliati. E quando voi udrete dire di qualcuno queste due parole: è ammogliato, se voi affermate: dunque è, o è stato, o sarà, o può esser becco, voi non passerete per inesperto nell'architettura delle conseguenze naturali. (libro terzo, cap. XXXII; 1925)
  • E facilmente la figlia batte le orme della madre. (III, 41)
Et sequitur leviter filia matris iter.
  • Amici, voi noterete che al mondo vi sono assai più coglioni che uomini; ricordatevene! (libro quinto, cap. VIII; 1925)
Ami, vous noterez que par le monde y a beaucoup plus de couillons que d'hommes, et de ce vous souvienne.

Explicit[modifica]

In fine volgemmo al porto dove ci attendevano le nostre navi; e vi giungemmo attraversando una terra piena di ogni delizia, piacevole, temperata più di Tempe in Tessaglia, più salubre di quella parte d'Egitto che guarda verso la Libia, irrigua e verdeggiante più di Temiscira, più fertile delle pendici del monte Tauro verso Aquilone, più dell'isola iperborea nel mare Giudaico, più che Caliga sui monti Caspici: fragrante, serena ed amabile quanto la terra di Turenna.
[Francois Rabelais, Gargantua e Pantagruele, traduzione di Augusto Frassineti, BUR Classici, 2000. ISBN 8817165050]

Note[modifica]

  1. Anche "Je m'en vay chercher un grand peut-être"; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921.
  2. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?: tesoro di citazioni italiane e straniere, di origine letteraria e storica, ordinate e annotate, Hoepli Editore, 1904, p.264. ISBN 8820300923.

Bibliografia[modifica]

  • François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, traduzione di Gildo Passini, Formiggini editore, Roma, 1925.
  • François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, traduzione di Mario Bonfantini, Einaudi, 1965.
  • Francois Rabelais, Gargantua e Pantagruele (La vie très horrifique du Grand Gargantua, père de Pantagruel), traduzione di Augusto Frassineti, BUR Classici, 2000. ISBN 8817165050

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Opere[modifica]