La leggenda del pianista sull'oceano

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La leggenda del pianista sull'oceano

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Titolo originale La leggenda del pianista sull'oceano
Paese Italia
Anno 1998
Genere drammatico
Regia Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Attori
Note

La leggenda del pianista sull'oceano, film italiano del 1998 con Tim Roth, regia di Giuseppe Tornatore.

Frasi[modifica]

  • Me lo chiedo ancora se ho fatto bene ad abbandonare la sua città galleggiante e non lo dico solo per il lavoro. Il fatto è che un amico come quello, un amico vero, non lo incontri più se solo hai deciso di scendere a terra, se solo vuoi sentire qualcosa di solido sotto i piedi e se poi intorno a te non senti più la musica degli dei. Ma, come diceva lui, non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. (Max Tooney)
  • Quando non sai cos'è, allora è jazz! (Uomo a Max Tooney)
  • AMERICA! (Emigrante, vedendo la Statua della Libertà)
  • Da una nave si può anche scendere, ma dall'Oceano... (Max Tooney)
  • Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Perché perché perché perché perché... Ho l'impressione che sulla terra sprechiate troppo tempo a chiedervi troppi perché. D'inverno non vedete l'ora che arrivi l'estate. D'estate avete paura che torni l'inverno. Per questo non vi stancate mai di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Santa Rosalia! Miracolo! – Ma quale Santa Rosalia, la Madonna di Lourdes è! La Madonna di Lourdes! (La folla degli emigranti)
  • Non vi sto raccontando balle e non sono un matto, se vi dico che c'è un uomo a bordo del Virginian, Gesù Cristo, vuol dire che c'è un uomo a bordo del Virginian!! (Max Tooney)
  • Sapeva leggere Novecento, non i libri. Quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso. Lui leggeva e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava in quella immensa mappa che stava disegnandosi in testa. Il mondo magari non l'aveva visto mai, ma erano quasi trent'anni che il mondo passava su quella nave. Ed erano quasi trent'anni che lui su quella nave lo spiava. E gli rubava l'anima. (Max Tooney)
  • Ehi, Conn, qual è il problema, non sai andare sull'acqua? (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Quello che mi piace fare di più quando torno a Parigi è piazzarmi sotto la Torre Eiffel al tramonto, aspettare quelli che si buttano di sotto, e provare ad individuarne la nazionalità in base all'urlo che lanciano prima di sfracellarsi al suolo. (Max Tooney legge la frase, detta da Novecento al senatore americano Wilson in un'intervista)
  • Mio padre una volta mi ha detto di aver sentito la voce del mare. (La ragazza padovana)
  • Aveva la faccia di uno che non scherzava, uno che sapeva benissimo dove stava andando. Era come quando si sedeva al pianoforte e attaccava a suonare: non c'erano dubbi nelle sue mani, era come se i tasti aspettassero quelle note da sempre. Sembrava che inventasse lì per lì, ma da qualche parte, nella sua testa, quelle note erano scritte da sempre. Adesso so che quel giorno, Novecento aveva deciso di sedersi davanti alla tastiera della sua vita, per iniziare a suonare la sua musica più assurda e che su quella musica avrebbe ballato quel che rimaneva dei suoi anni. (Max Tooney)
  • Il mare urlava: Banda di cornuti, la vita è una cosa immensa, avete capito? Immensa. (Contadino friulano)
  • La voce. La voce è più che un urlo gigantesco, e ti dice che la vita è una cosa immensa e solo quando glie l'hai sentito dire sai veramente cosa fare per continuare a vivere. Posso rimanere anni qua sopra, ma il mare non mi dirà mai niente. Invece adesso scendo, vivo sulla terra per qualche anno, divento uno normale..come gli altri. Poi un giorno parto, arrivo su una costa qualsiasi, alzo gli occhi, guardo il mare.. e lo ascolterò gridare. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine...
    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
    Era tutto molto bello, su quella scaletta... e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema.
    Non è quello che vidi che mi fermò, Max
    È quello che non vidi.
    Puoi capirlo? Quello che non vidi... In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine.
    C'era tutto.
    Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
    Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
    Questo a me piace. In questo posso vivere.
    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai... Quella tastiera è infinita.
    Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
    Cristo, ma le vedevi le strade?
    Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voialtri laggiù a sceglierne una.
    A scegliere una donna. Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
    Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n'è.
    Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla...
    Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
    Io ho imparato a vivere in questo modo.
    La Terra... è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
    Non scenderò dalla nave.
    Al massimo, posso scendere dalla mia vita. In fin dei conti, è come se non fossi mai nato. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Uno come lui non fa la fine di uno qualsiasi, non è nel suo stile. (Max Tooney)
  • [Dopo aver terminato la sua esecuzione di Enduring Movement, Novecento prende la sigaretta e la appoggia alle corde del pianoforte che, arroventate, la accendono e si rivolge e Jelly Roll] Fumala tu, io non sono capace. (Novecento)
  • [Ultime parole] Ehi Max, sai però che musica con due mani destre! Se solo lassù riesco a trovare un pianoforte... (Novecento)

Dialoghi[modifica]

  • Novecento bambino: Che cos'è una mamma, Danny?
    Danny Boodman: Una mamma? Be', una mamma è un cavallo.
    Novecento bambino: Un cavallo?
    Danny Boodman: Un cavallo da corsa. Anzi, sai che ti dico? Le mamme sono dei purosangue, i migliori cavalli da corsa del mondo. Se punti su una mamma vinci sempre.
  • [Novecento bambino, nascosto sul Virginian dalla morte di Danny Boodman, è stato ritrovato a suonare il pianoforte in prima classe con eccezionale bravura, a notte tarda]
    Max[voce narrante]: C'erano molte domande che il capitano Smith avrebbe voluto fare, ad esempio "ma dove cazzo hai imparato a suonare il pianoforte" oppure "in quale maledetto buco della nave ti eri nascosto" o ancora "da dove Cristo la stai prendendo questa musica che ti entra nelle vene senza che nemmeno te ne accorgi", ma era un uomo in divisa e disse solamente:
    Capitano: Novecento, tutto questo è assolutamente contrario al regolamento...
    Novecento bambino: In culo il regolamento!
  • Novecento: Dimmi un po', hai bambini tu?
    [Max, aggrappato al pianoforte che scivola nella sala da ballo di prima classe durante la tempesta, scuote la testa]
    Novecento: Oh, merda, ti rinchiuderanno in un orfanotrofio prima o poi!
    Max:...È pazzo. [Sempre aggrappato al pianoforte che scivola nella sala da ballo di prima classe durante la tempesta, mentra il lampadario cade e si ferma poco sopra di loro, urla] Mamma!
    Novecento: [Tranquillissimo] Vedo però che ti intendi di cavalli.
    Max: Eh? Solo un po'.
  • Max: Che cosa hai fatto per tutti questi anni?
    Novecento: Ho suonato.
  • Novecento: Lei è quello che ha inventato il jazz, vero?
    Jelly Roll Morton: Già, così dicono. E tu sei quello che sa suonare solo se ha l'oceano sotto il culo, vero?
    Novecento: Be', questo lo dico io.
  • [Durante il duello tra Jelly Roll Morton e Novecento, mentre il primo suona]
    Novecento: Ehi, Max, dammi una sigaretta.
    Max: Tu non stai bene, te lo dico io!
    Novecento: Tu dammi una sigaretta.
    Max: Non hai mai fumato! Ma che ti succede? Tu suoneresti meglio di quel coglione anche con una mano sola! Svegliati!
    Novecento[Mentre tutti applaudono Jelly Roll, che ha finito di suonare]: Allora, questa sigaretta?
    Max: Ci toccherà spalare carbone per almeno cent'anni, e la sola cosa che sai dire è...
    Novecento: Dammi questa cazzo di sigaretta.
  • [Dopo aver sentito la registrazione]
    Novecento La mia musica non andrà dove non ci sono io.
    Discografico: Abbiamo un contratto. Non può tornare indietro.
    Novecento: Io torno sempre indietro.
  • Max: Finché una serata di primavera, fra Genova e New York, proprio in mezzo all'oceano, cadde il quadro.
    Venditore: Come sarebbe a dire "cadde il quadro"?
    Max: Nonno, non te lo sei mai chiesto perché cadono i quadri?
    Venditore: No, veramente.
    Max: A me m'ha sempre colpito tutta questa faccenda dei quadri.
    Venditore: Ma che cazzo c'entra il quadro!
    Max: C'entra! Perché a Novecento quella famosa notte andò come va per i quadri: stanno su per anni, e poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, però loro a un certo punto FRAN, cadono lo stesso. Nel più assoluto silenzio con tutto immobile intorno, non una mosca che vola e loro FRAN! Non c'è una ragione, perché proprio in quell'istante? Non si sa. FRAN! Cos'è che succede ad un chiodo per farlo decidere che proprio non ne può più? C'ha una anima anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, il chiodo? Erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere da anni, poi hanno deciso un data, un ora, un minuto, un istante preciso? O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato! "Guarda, io mollo tutto fra 7 anni". "Per me va bene". "Allora intesi, per il 13 maggio". "Ok". "A mezzogiorno". "Facciamo a mezzogiorno e tre quarti". "D'accordo, allora buonanotte". Sette anni dopo, il 13 maggio, a mezzogiorno e tre quarti... FRAN! È impossibile da capire, è una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, sennò esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e scopri che non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi "Io devo andarmene da qui". Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando una sera in mezzo all'oceano Novecento alzò lo sguardo dal piatto, mi guardò negli occhi e...
    Novecento: [Nel passato] Domani a New York scenderò da questa nave.
    Max: [Di nuovo al venditore] FRAN!
  • Novecento: Devo vedere una cosa laggiù.
    Max: Cosa?
    Novecento: Il mare.
    Max: GULP [Rumore prodotto dal boccone che stava mangiando che, per lo stupore, va di traverso]. Il mare?
    Novecento: Il mare.
    Max: Mi prendi per il culo? Sono trentadue anni che lo vedi, il mare.
    Novecento: Da qui. Io voglio vederlo da là, non è la stessa cosa.
  • Passeggero napoletano: A-aa-a-a...
    Altro passeggero: L'America!!
    Passeggero napoletano: Mannaggia 'a miseria, 'o vulevo dicere je 'o vulevo dicere, mannaggia. (Mannaggia la miseria, volevo dirlo io volevo dirlo, mannaggia).

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