Luís de Camões

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da Luís Vaz de Camões)
Al 2014 le opere di un autore italiano morto prima del 1944 sono di pubblico dominio in Italia PD
Luís de Camões

Luís Vaz de Camões (pron. IPA /lu'iʃ vaʃ dɨ ka'mõj̃ʃ/; talvolta riportato come Camoens) (ca. 1524 – 1580), poeta portoghese.

Citazioni di Luís de Camões[modifica]

  • È un foco Amor, che ascoso tien l'ardore; | è ferita, che punge, e non si sente; | è un piacer, che tien l'alme discontente; | è acerbo duol, di cui non si ha dolore: || è un non voler, chè cio che vuole Amore; | è un andar solitario tra la gente; | è un godere con voglie non mai spente; | è un credersi felice ove si more: || è un suggettarsi i vincitori a i vinti; | è uno stare in prigion, perchè si vuole; | è un esser fidi a chi ci brama estinti. || Come mai de l'Amor si grande amico | è il core uman, chè senza lui si duole, | se Amore de gli amanti è si nemico?[1] (da Descrizion dell'Amore)

Incipit di I Lusiadi: poema[modifica]

Canto l'arme e i famosi cavalieri
Che sciolsero dal Tago armati legni,
E soldati magnanimi e nocchieri
Solcaro novi mar, fondaro regni,
E sott'astri d'incogniti emisferi,
Ciò che non era ardir d'umani ingegni,
Vinser nembi e procelle, e vider lieti
Correre l'aureo Gange in seno a Teti.
Né gli alti regi inonorati andranno.
Che per la fè di Cristo in campo usciti,
Dove regnava l'african tiranno
Casti costumi richiamaro e riti;
E quanti il patrio suolo ornato avranno,
O saggi in pace, o nelle imprese arditi,
Fian di robusti carmi altero segno,
Se venga al grande ardir pari l'ingegno
Taccia la fama intanto il greco Ulisse
E lui che pellegrino il Lazio tenne,
Sebben quei tante ondose vie s'aprisse,
Che de' venti stancate abbia le penne,
E questi a Roma i gran principj ordisse
Poiché d'ultrice dea l'ira sostenne;
Chè al lusitan valor, ch'io spargo in carte,
Cedon l'impero lor Nettuno e Marte.

Note[modifica]

  1. Riportata in Gianfrancesco Masdeu, Poesie di ventidue autori spagnuoli del Cinquecento, Tomo II (1786), p. 473.

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Camoens, I Lusiadi: poema, traduzione di A. Nervi, Edoardo Sonzogno editore, Milano, 1882.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]