Mario Stefanile

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Mario Stefanile (1910 – 1977), scrittore, critico e giornalista italiano.

  • La pittura di Sara Giusti rappresenta un altro, felice incontro fra le ragioni sentimentali che muovono ad ambizioni di linguaggio e le ragioni intellettuali che dispongono all'arte. A un dato momento, nella vita di una creatura umana fin'allora lontana, ma soltanto in apparenza, dall'impegno di narrarsi e trasfigurarsi in un'espressione meno effimera e incerta e utilitaria della parola parlata o del gesto, scoppia come una irremediabile e perentoria necessità d'affidare al gioco di una lnea su un foglio, all'intreccio di due toni, al variare di un colore fondamentale la vocazione di essere sulla terra qualcuno che porta un piccolo o un grande messaggio. Nasce la pittura, cioè, come poesia: anche se a farla, poi, si debba rischiare e sopportare il titolo di dilettante che, come si sa, talvolta è titolo d'alta novità. (dalla prefazione a Mostra di dipinti di Sara Giusti, Napoli 1950)

Citazioni su Mario Stefanile[modifica]

  • Lettera aperta a Mario Stefanile
    Caro Mario
    lettera e non introduzione. Scrivo a te, timoroso del giudizio, come ad ogni amico campano.
    Timoroso (forse – amo la fazione, non ho pregiudizio – la prima volta) del vostro amore che, senza misure, ha il pregio di millenaria giovinezza.
    Strade ne ho corse tante, battuto borghi e vigneti, bevuto vini, assaporato cibi, concupito femmine e chiese, palazzi, luoghi. Mai avevo, così immediato, subìto il fascino di gente e «cose». Mai delirato sùbito per la bellezza esecrata l'idiozia.
    Maggiaiuola la «mia» guida alla «tua» terra, avrei voluto ricordare solo antico canto:
    song' asciute 'i rose 'e maggio
    song' asciute 'i primmavera. [...]
    Ti ho visto attento al bicchiere, pronto a cogliere di vino fortunato intime le suggestioni; lo ami, ne ascolti l'anima.
    Gridala, falla gridare sui giornali, l'anima sconosciuta del Fiano di Lapio, dell'Olivella di Carbonara, del Conca, del'Aglianico di Castelpoto, dell'Ogliastro, della Barbera e del Moscato d'Acquara, dei cento e cento altri solo vogliosi d'essere scoperti e goduti.
    Denunciala la turpe legge che mette fuori giuoco quel mio vino allegro, giovane, brioso, l'Asprino; vino minorenne, vino femmina, lo baci, la baci, ci perdi la testa.
    (Luigi Veronelli)