Luigi Veronelli

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Luigi Veronelli (1926 – 2004), enologo, cuoco e gastronomo italiano.

  • Disprezzo e odio le industrie che – determinate per costituzione al solo profitto – si sono appropriate di quell'impossibile, per loro, denominazione. (da EV, n.° 60, 2001)
  • Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino d'industria.[1] (da A noi il Barolo piace eccelso, La Stampa, 25 aprile 1997, p. 71)
  • Il vino è il canto della terra verso il cielo. (dall'intervista Il nettare della libertà, il manifesto, 1° dicembre 2004)
  • La patria è ciò che si conosce e si capisce. (da Perché trascuriamo l'agricoltura?, Carta, n.° 11, 21-22 marzo 2002)
  • Sono un anarchico angelo di Chagall. (da EV, n.° 52, 2000)
  • Sono un combattente che non può e non deve dare segni di stanchezza e di resa. Gli avversari – ci sono sempre – amo guardarli dritti, negli occhi, così che credano io c'entri dentro e veda – illuminante – la loro meschineria, l'arretratezza, la cecità morale, le colpe. (da EV, n.° 53, 2000)
  • Una pioggia di coloratissime farfalle. Non eran cibo, erano angeli che tornavano suso in cielo. (da EV, n.° 57, 2001)

Indice

[modifica] Campania

[modifica] Incipit

Lettera aperta a Mario Stefanile
Caro Mario
lettera e non introduzione. Scrivo a te, timoroso del giudizio, come ad ogni amico campano.
Timoroso (forse – amo la fazione, non ho pregiudizio – la prima volta) del vostro amore che, senza misure, ha il pregio di millenaria giovinezza.
Strade ne ho corse tante, battuto borghi e vigneti, bevuto vini, assaporato cibi, concupito femmine e chiese, palazzi, luoghi. Mai avevo, così immediato, subìto il fascino di gente e «cose». Mai delirato sùbito per la bellezza esecrata l'idiozia.
Maggiaiuola la «mia» guida alla «tua» terra, avrei voluto ricordare solo antico canto:
song' asciute 'i rose 'e maggio
song' asciute 'i primmavera. [...]
Ti ho visto attento al bicchiere, pronto a cogliere di vino fortunato intime le suggestioni; lo ami, ne ascolti l'anima.
Gridala, falla gridare sui giornali, l'anima sconosciuta del Fiano di Lapio, dell'Olivella di Carbonara, del Conca, del'Aglianico di Castelpoto, dell'Ogliastro, della Barbera e del Moscato d'Acquara, dei cento e cento altri solo vogliosi d'essere scoperti e goduti.
Denunciala la turpe legge che mette fuori giuoco quel mio vino allegro, giovane, brioso, l'Asprino; vino minorenne, vino femmina, lo baci, la baci, ci perdi la testa.

[modifica] Citazioni

  • Làpio (Avellino)
    Dai vignaiuoli, vini bianchi e rossi capaci, se bene vinificati, di cru. Son queste, terre di netta vocazione; assaggiane, o bianco o rosso, da uvaggi e da vitigno, il vino; netto lo senti il desiderio di selezioni migliori e di cure, quasi a volontà di sottrarsi ad anonime botti. Superbo fra tutti il Fiano, un vino bianco – se avrà leggi severe e vignaiuoli coscienti – di eccezionale avvenire (mi esalta quel marcato sentore di nocciola tostata). (p. 110)
  • Paolisi (Benevento)
    Qualche vecchio declama ancora le rusticane poesie di Matteo Gaglione; di corposa vivacità meriterebbero «raccolta». (p. 158)
  • Piedimonte d'Alife (Caserta)
    Nelle pasticcerie hanno meritata fama le pietre del Torano. (p. 163)

[modifica] Note

  1. Questo concetto è espresso in un articolo del 1956.

[modifica] Bibliografia

  • Luigi Veronelli, Campania, Aldo Garzanti Editore, maggio 1969.

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