Marion Zimmer Bradley

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Marion Zimmer Bradley (1930 – 1999), scrittrice e glottoteta statunitense. Ha inoltre utilizzato gli pseudonimi Miriam Gardner, Lee Chapman, Morgan Ives, e John Dexter.

  • Lontano, molto lontano, da qualche parte al centro della galassia e a quattromila anni nel futuro, c'è un mondo con un grande sole rosso e quattro lune. Volete venire laggiù a giocare con me?[1]
  • Darkover è l'essenza, la quintessenza, del mio più personale e amato lavoro... (dalla quarta di copertina di The Fall of Neskaya)

L'alba di Avalon[modifica]

Incipit[modifica]

PARLA MORGANA: Il popolo di Avalon porta i suoi crucci, grandi e piccoli, alla sua Signora. Stamane i druidi sono venuti a dirmi che c'è stata una frana nel passaggio che dal loro Tempio conduce alla stanza che contiene la Pietra Omphalos e non sanno come ripararlo. Sono rimasti in pochi, ora, e quasi tutti sono vecchi; molti di coloro che avrebbero potuto rinnovare l'Ordine sono stati uccisi nelle guerre con i sassoni o hanno seguito i monaci che accudiscono la cappella cristiana che si trova sull'altra Avalon.

Citazioni[modifica]

  • Qualunque cosa accada, ricorda che, finché il mio cuore batterà, sarà tuo. (da La Sacerdotessa di Avalon)
  • La Madre riposa ma presto si desterà. Per raccogliere le erbe, per cuocere il pane. Per trarre nuova vita dal grembo della Terra. E la ruota gira...
  • Ogni stagione è legata all'altra, incontri e addii formano il cerchio, il sacro centro è la nostra armatura, dove tutto cambia, tutto è eguale.

La signora delle Tempeste[modifica]

Incipit[modifica]

Nel tuono c'era qualcosa di innaturale.
Donal non avrebbe saputo esprimerlo in modo diverso: Qualcosa di innaturale. Era piena estate nelle montagne chiamate gli Hellers, e in quella stagione non si prevedevano tempeste, a parte le tormente di neve che velavano le cime lontane, al di sopra della zona degli alberi; solo nelle colline ai loro piedi, qualche raro e violento temporale percuoteva le valli, lasciando sulla scia dei suoi lampi molti tronchi spezzati e talvolta un incendio.

Citazioni[modifica]

  • Nuda è la schiena di chi non ha fratelli. (pag. 81)
  • Saremo come la lepre che può solo restare nella trappola o saltare nella casseruola. (pag. 94)
  • È legittimo dare monete false ai ladri e risposte false a chi rivolge domande indiscrete. (pag. 95)
  • I pesi degli altri non affaticano le spalle. (pag. 147)
  • Un uovo non può combattere contro una pietra. (pag. 153)
  • Quando i parenti lottano, gli estranei allargano il divario. (pag. 161)
  • Il mondo va come vuole, e non come vorremmo farlo andare noi. (pag. 202)

La spada di Aldones[modifica]

Incipit[modifica]

Volavamo più veloci della notte.

Quando la Croce del Sud era atterrata su Darkover, sul campo di atterraggio di New Chicago era ancora buio, e io, non appena sceso dall'astronave, mi ero subito imbarcato sull'aereo navetta che doveva portarmi a Thendara. Ora, volando verso la linea dell'alba, l'aria davanti all'aereo cominciava a rischiararsi alle prime luci dell'aurora.

Citazioni[modifica]

  • La danza [...] costituisce una parte integrante di ogni cultura umana. È un'attività di gruppo che ha analogie funzionali sociali con i movimenti di gruppo degli uccelli e delle scimmie antropoidi, e che come questi svolge una funzione nelle cerimonie di accoppiamento e di scelta del partner.

[Marion Zimmer Bradley, La Spada di Aldones, traduzione di Riccardo Valla, Tea, 1994]

La Torre Proibita[modifica]

Incipit[modifica]

Damon Ridenow cavalcava attraverso un territorio purificato.
Per gran parte dell'anno, il grande altopiano delle Colline di Kilghard era rimasto sotto l'influenza malefica degli uomini-felini. Le messi intristivano nei campi, sotto l'oscurità innaturale che cancellava la luce del sole; la povera gente della zona stava rintanata nelle case, senza osare avventurarsi nella campagna devastata.

Citazioni[modifica]

  • Il mondo va come vuole e non come vorremmo tu ed io. (pag. 32)
  • Nessuna scelta è priva di rimpianti. (pag. 33)
  • Chi sceglie un utensile inadatto a un compito, non deve lamentarsi se poi quello taglia la mano che l'impugna. (pag. 314)

Le luci di Atlantide[modifica]

Incipit[modifica]

Uno scalpiccio di sandali sul pavimento di pietra distolse l'attenzione di Rajasta, Sacerdote della Luce, dalla pergamena srotolata sulle sue ginocchia. Di solito a quell'ora la biblioteca del Tempio era deserta, e Rajasta aveva finito per considerare un suo personale privilegio poter studiare lì ogni giorno indisturbato. Corrugò appena la fronte – non d'irritazione, che la collera non gli era concessa –, ma in segno di fastidio per il disturbo arrecato alla sua concentrazione.

Citazioni[modifica]

  • È opinione corrente che il Bene tenda all'accrescimento e all'autoconservazione, mentre il Male tenda ad autodistruggersi. Ma forse c'è una pecca nelle nostre ipotesi perché, se il Bene crescesse fino ad eliminare il Male, ciò non costituirebbe di per sé un male? Ciascuno di noi nasce con un patrimonio di conoscenze che ignora di possedere… Il corpo umano – fatto di carne e di sangue, nutrito dalle piante e dai loro frutti e dalla carne dei loro animali – non è una dimora adatta allo spirito eterno che lo anima, e perciò deve morire. Ma fidiamo che un giorno, in un futuro, riceveremo un altro corpo, un corpo più durevole delle rocce, un corpo immortale… Ogni nuova conoscenza accende una scintilla, e la scintilla accende un fuoco; e la luce delle fiamme rivela entità ignote che si muovono nell'oscurità... Le Tenebre possono insegnarci cose che la Luce non ha mai visto, e mai riuscirà a vedere...
  • In principio, quando l'universo fu creato dal nulla, subito si sbriciolò per mancanza di coesione. Simili a migliaia di minuscoli tasselli, in apparenza privi di ogni scopo e significato, tutti i pezzi erano identici per forma e dimensione, pur differendo nel colore e nella struttura. Noi non abbiamo la minima idea di quale fosse il mosaico originale, nessuna traccia o disegno a guidarci… Non possiamo sapere a cosa somiglierà… No, finché l'ultimo tassello non sarà rimesso al suo posto… Tre strumenti abbiamo a disposizione per completare quest'opera: totale non interferenza, controllo di ogni singolo atto, alternanza di poteri fino al raggiungimento di un equilibrio soddisfacente. Nessuno dei tre metodi, può avere successo senza il concorso degli altri due; questo dobbiamo accettarlo come un principio basilare, altrimenti non potremmo spiegarci gli eventi è passati... Il problema è tuttora irrisolto; ma noi procediamo per gradi. Un progresso è seguito da una battuta d'arresto e dalla perdita di qualcosa, che sarà poi riconquistata e perfezionata nella nuova ondata di progresso. La differenza tra il mosaico e l'Universo è che un mosaico è un disegno statico, immobile: la raffigurazione della Morte. Noi non tendiamo ad un tempo in cui tutto sarà immoto, ma ad un tempo in cui tutto sarà in movimento armonico col tutto: roccia pianta pesce uccello animale e uomo. Non è mai stato, né mai sarà un compito facile. Ma la via costruita nella speranza risulta più agevole al viandante di quella tracciata nella disperazione, anche se entrambe conducono alla stessa meta.
  • Ogni evento non è che la conseguenza di cause ad esso precedenti, chiaramente viste ma non percepite in maniera distinta. Quando la corda vibra anche l'ascoltatore più ignaro sa che culminerà nella nota-chiave, pur non sapendo in che modo la successione delle strofe condurrà all'accordo conclusivo. La legge del karma è la forza che conduce tutti gli accordi alla nota-chiave, come la forza di un sassolino increspa le acque dello stagno, finché l'ondata di marea sommerge il continente molto dopo che la pietra è affondata, scomparsa ormai alla vista, dimenticata.
  • Se un rotolo di pergamena è latore di cattive notizie, è della pergamena la colpa o di quello che vi è scritto? E se il rotolo porta invece buone nuove, in che differisce dall'altro? Simili ad una lavagna vuota iniziamo a vivere e, benché non sia nostra la calligrafia che gradualmente appare sull'ardesia, sarà il nostro modo di giudicare lo scritto a decidere quel che siamo e quel che diverremo. Allo stesso modo, l'opera nostra sarà giudicata dall'uso che altri ne faranno… Da ciò dunque deriva la domanda: come possiamo mantenerne il controllo allorché essa non è più nelle nostre mani, ma in quelle di chi non possiamo controllare? Secondo gli insegnamenti della Casta Sacerdotale, se, eseguendo i nostri compiti siamo animati dal desiderio e dalla brama di contribuire al miglioramento dell'umanità e del mondo, allora la nostra opera sarà benedetta, e minori saranno le probabilità che venga usata a fini distruttivi. Indubbiamente in questo c'è del vero, ma ridurre non significa prevenire...
  • Stanche di un'esistenza puramente minerale, le piante furono le prime a ribellarsi; ma i piaceri di una pianta sono limitati al numero dei modi in cui essa può eludere le leggi del mondo minerale… Esistono minerali velenosi capaci di uccidere piante o animali o esseri umani. Esistono piante velenose capaci di uccidere animali o esseri umani. Esistono animali velenosi capaci di uccidere gli esseri umani. L'uomo però è incapace di proseguire questa catena mortale perché, pur essendo capace di uccidere altre creature, non ha mai scoperto come avvelenare gli Dei.

Le nebbie di Avalon[modifica]

Incipit[modifica]

PARLA MORGANA: Ai miei tempi sono stata chiamata in molti modi: sorella, amante, sacerdotessa, maga, regina. Ora, in verità, sono una maga e forse verrà un giorno in cui queste cose dovranno essere conosciute. Ma credo che saranno i cristiani a narrare l'ultima storia. Il mondo della Magia si allontana sempre di più dal mondo dove regna il Cristo. Non ho nulla contro di lui, ma solo contro i suoi preti che negano il potere della Grande Dea oppure l'avvolgono nella veste azzurra della Signora di Nazareth e affermano che era vergine. Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell'umanità?

Citazioni[modifica]

  • Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda.
  • Ma che cosa può sapere una vergine delle sofferenze dell'umanità?
  • Se il peccato è il prezzo del legame tra noi, vita dopo vita, allora peccherò con gioia per ritornare sempre a te, mia amata!

Incipit di alcune opere[modifica]

Attacco a Darkover[modifica]

Herm Aldaran si svegliò di soprassalto, madido di sudore e con il cuore che gli martellava nel petto. Boccheggiando in cerca d'aria, con la testa che gli pulsava, lottò per liberarsi delle coperte. Rimase seduto, battendo le palpebre nella luce fioca proveniente dal soggiorno del piccolo appartamento. Un saporaccio di ferro gli impastava la bocca riarsa e i piedi sembravano elementi estranei, scollegati dal suo corpo. Sull'ampio petto la camicia da notte era fradicia di sudore, ma una manica era ancora abbastanza asciutta perché vi si potesse asciugare la fronte. Si alzò, la stanza prese a roteare e lui fu quasi costretto a sedersi di nuovo.

Cuore di luce[modifica]

Amavo Colin MacLaren? È una domanda strana, ma immagino che sorga spontanea a chi conosce le nostre vicende e le ha a cuore. Certamente è stato l'unica costante della mia vita, ed è sopravvissuto ai cambiamenti di lavoro, di residenza e anche al mio amato Peter.
Il mio primo incontro con Colin avvenne quando ero poco più che adolescente; affrontavo per la prima volta da sola un mondo che dagli anni Sessanta ha subito tali e tanti cambiamenti da fare apparire quell'epoca come un paese straniero a un giovane di oggi. Era un mondo in cui le donne sapevano qual era il loro posto e vi restavano, nella maggior parte dei casi; un mondo in cui il progresso era inevitabile e ogni cambiamento era considerato con ottimismo.

Dark Satanic, la maledizione[modifica]

La targa sulla porta, in piccole lettere dorate, diceva JAMES C. MELFORD, DIRETTORE. La ragazza quasi graziosa alla reception sorrise, premette un tasto e mormorò: «Signor Melford? Può ricevere il signor Cannon per qualche minuto?» Ascoltò per un istante, poi il viso le si illuminò di un nuovo sorriso, appena più cordiale del precedente, mentre annunciava: «Si sieda, signor Cannon. Il signor Melford sarà da lei tra un momento».

Gli eredi di Hammerfell[modifica]

Sugli Hellers infuriava la tempesta: i lampi squarciavano ininterrottamente il cielo, il rombo del tuono echeggiava lungo le valli. Di tanto in tanto, fra le nubi spinte dal vento, comparivano macchie sfilacciate di cielo livido, ancora illuminate dagli ultimi raggi del sole rosso ed enorme; vicino alle cime appuntite dei più alti picchi, affiorava momentaneamente una falce di luna azzurrina.

I cacciatori della Luna Rossa[modifica]

Quel frammento di luce fisso nel cielo sembrava lì da lungo tempo.
Dane Marsh – in calzoni corti e con una camicia sbottonata sul torace abbronzato – se ne stava sdraiato sulla prua della Seadrift e guardava quel punto luminoso immobile. Il riflesso del sole sull'ala di un aereo pensò. Un segno di vita, il primo da giorni. Di vita umana, cioè... Però siamo fuori dalle rotte aeree abituali e lontani da quelle marittime. L'ultima nave l'ho vista diciannove giorni fa, una petroliera.
Si chiese se quello fosse davvero un jet.

I falconi di Narabedla[modifica]

Dagli alti picchi sopra di noi giunse il grido di un grosso rapace.
Mi voltai verso Andy, immerso fino alle ginocchia nell'acqua gelida accanto a me. «Ecco la tua aquila; probabilmente ha sentito l'odore del coguaro che abbiamo ucciso ieri.» Cominciai a riavvolgere la lenza, sapendo già quale sarebbe stata la prossima mossa di mio fratello. «Prendi la macchina fotografica, cercheremo di scattare una fotografia.»

Il drago di bronzo[modifica]

«No, Rellin!»
Il grido lacerò il silenzio, e mi svegliai.
Mi sollevai a sedere, sbattei le palpebre e il dolore mi trafisse il cervello con la stessa violenza del grido. Mi sembrò che la mia testa fosse diventata enorme e se ne stesse posata in precario equilibrio sulle spalle. Mi affrettai a riappoggiare l'ingombrante appendice sul cuscino, poi socchiusi gli occhi.

Il ribelle di Thendara[modifica]

Anonima Distruttori non era il suo vero nome, e quegli uomini non la chiamavano così, quando ne parlavano ad alta voce. Ma il soprannome corrispondeva alla verità, e quegli uomini non potevano fare a meno di pensarlo, mentre passavano da un ascensore all'altro, nel lungo tragitto fino al piano più alto del grattacielo.
Gli uomini erano due: uno alto e uno basso di statura, ed entrambi avevano quel tipo di faccia che si guarda e si dimentica immediatamente. La faccia che dovrebbe avere ogni buon poliziotto, detective privato e agente segreto. I prodigi della chirurgia estetica venivano in genere utilizzati per rendere belle le persone; ma un osservatore attento avrebbe capito che il bisturi era stato usato anche su quei volti, per togliervi ogni traccia di individualità.

Il sapiente di Darkover[modifica]

Paul Harrell si destò, confuso e ancora semiaddormentato, con la convinzione di uscire da un'intera serie di incubi. Gli facevano male tutti i muscoli, nessuno eccettuato, e aveva un mal di testa monumentale. Ricordava vagamente un uomo con la sua stessa faccia e la sua stessa voce, che gli chiedeva:
«Maledizione, chi sei? Il diavolo?»

Il signore di Storn[modifica]

Barron radunò coscienziosamente tutto il suo equipaggiamento, le uniformi di ricambio, i ricordi dei pianeti dove era stato assegnato, e li infilò in una sacca di tela pesante. Tirò la lampo, strinse le cinghie, e per darsi un'aria decisa, quando ebbe terminato, disse a voce alta, senza parlare a nessuno in particolare: «Benissimo; anche questa è fatta. Adesso, possono andarsene al diavolo tutti quanti!»

L'erede[modifica]

Esili fili di nebbia grigia si rincorrevano in strada; sembrava che le nubi poggiassero sulla sommità delle Twin Peaks, e la torre della TV, simile a un imponente gigante che avanzava a grandi falcate come Orione, immerso nella foschia fino alle ginocchia, troneggiava sulle colline di San Francisco. Tracce di vapore bianco si infiltravano a tradimento nel giardino, un piccolo quadrato di prato costeggiato da foglie appuntite, verdi e grigie, di erbe aromatiche. Un limone, con i fiori dal profumo pungente e i frutti gialli annidati tra le lucide foglie verde scuro, cresceva addossato a un muro, e la mescolanza di aromi dolci e medicamentosi di fiori ed erbe entrava dalla finestra insieme alla nebbia.

L'erede di Hastur[modifica]

Quando i cavalieri giunsero al passo che portava giù verso Thendara, poterono spaziare con lo sguardo oltre la vecchia città, fino allo spazioporto terrestre. Enorme ed esteso, sgradevole e bizzarro ai loro occhi, si tendeva sotto di loro come una strana vegetazione. E tutto intorno lo cingevano, come una scabbia, gli edifici ammassati della Città Commerciale, sorta tra la vecchia Thendara e lo spazioporto.

L'esiliato di Darkover[modifica]

Leonie Hastur era morta.
La vecchia Sapiente che il popolo chiamava "la Strega dei Comyn" — la Guardiana della Torre di Arilinn, una lettrice del pensiero addestrata in tutti i poteri della scienza delle matrici di Darkover — era morta com'era sempre vissuta: sola, chiusa negli ultimi piani della sua Torre, e neppure la sua apprendista, Janine Leynier di Storn, avrebbe saputo dire il momento esatto in cui la morte era entrata tranquillamente nell'alto edificio bianco e se l'era portata via, per condurla forse in uno di quei mondi spirituali dove Leonie sapeva muoversi con la stessa familiarità con cui si muoveva nel giardino-serra dei suoi appartamenti.

L'esilio di Sharra[modifica]

Era la patria dei miei antenati.
Ma adesso sapevo che non sarebbe mai stata la mia patria.
Mi dolevano gli occhi mentre guardavo l'orizzonte dove sprofondava il sole... uno strano sole giallo e non rosso come dev'essere un sole, un sole abbagliante che mi feriva gli occhi. Ma ora, per un momento, poco prima del crepuscolo divenne all'improvviso rosso ed enorme, tramontando dietro il lago in un fulgore cremisi che mi riempiva il cuore di nostalgia... Rimasi a guardare fino a quando gli ultimi bagliori cremisi scomparvero, e sulla distesa del lago, pallida e argentea, la luna solitaria della Terra apparve in un'esile falce elegante.

La casa tra i mondi[modifica]

Cameron Fenton cominciava a innervosirsi. La stanza era bianchissima e asettica come quella di un ospedale, e c'era un vago ma pungente odore di disinfettanti e medicinali. I preparativi erano snervanti. Cameron non si aspettava che fosse proprio così... la stanza candida e sterile, i camici bianchi, il letto alto e rigido da ospedale. Il Dr. Garnock gli volgeva le spalle, e Fenton guardava con disagio verso la porta.
Avrebbe potuto alzarsi e andarsene in qualunque momento.
Perché diavolo mi sono ficcato in questa storia?
Curiosità, si rispose. Curiosità, la solita vecchia storia.

La catena spezzata[modifica]

A partire da questo giorno, io rinuncio al diritto di sposarmi se non come libera compagna. Nessun uomo mi legherà di catenas, e non vivrò nella casa di nessun uomo come barragana.
Giuro di essere pronta a difendermi con la forza se verrò attaccata con la forza, e di non rivolgermi a nessun uomo per chiedere protezione.
A partire da questo giorno, giuro che non sarò mai più conosciuta con il nome di un uomo, sia esso padre, tutore, amante o marito, ma semplicemente ed esclusivamente quale figlia di mia madre.

La città della magia[modifica]

Il messaggero era una donna e indossava abiti darkovani, ma non era nativa di Darkover, e non era abituata a trovarsi nelle strade di Thendara all'approssimarsi della notte. Si muoveva con timore che scendesse il buio e, per rassicurarsi, continuava a ripetersi quello che le avevano insegnato: nessuno molestava le donne che camminavano in fretta, con l'aria di chi sa dove andare. Per evitare brutti incontri, bisognava non fermarsi, non rallentare mai il passo.

La dama del giglio[modifica]

La Torre di Noth, di pietra, si ergeva solitaria, circondata da arbusti ormai morenti. La poca acqua che ancora restava nel fossato era coperta da un velo di schiuma stagnante, e un odore di morte si diffondeva nell'aria. La giovane attraversò di corsa il ponte levatoio, superò il cortile e il giardino e giunse così nella camera dell'Arcimaga: qui, dinanzi ai suoi occhi, l'anziana donna morì e il suo corpo si fece polvere. Mentre la fanciulla rimaneva immobile, sbigottita di fronte al prodigio, tutt'intorno a lei la Torre stessa si ridusse a un mucchio di polvere che venne spazzata via. Non rimase che il mantello bianco dell'Arcimaga...

La dama di Ardais[modifica]

Nella cappella di Castel Comyn regnava il silenzio; attorno a lei, solo i dipinti di Hastur, Cassilda e Camilla, ritratti nello stile antico: Camilla con le braccia piene dei frutti dell'estate; Cassilda con il fiorstellato in mano; Hastur, silenzioso e immobile di fronte alle due donne, indifferente quanto Gabriel sul suo feretro, davanti a lei. Il corpo era coperto da pesanti drappi di velluto nei colori degli Aillard, grigio e cremisi. Rohana in quel momento non riusciva a ricordare altro che gli abiti di seta degli stessi colori distesi sul suo letto da ragazza il giorno del loro matrimonio.

La donna del falco[modifica]

Romilda era talmente stanca da non riuscire a stare in piedi. Le scuderie erano buie: l'unica illuminazione era fornita da una lanterna accuratamente schermata che pendeva da una trave. Ma gli occhi del falco erano lucenti, indomiti e pieni di rabbia come sempre. No, si corresse la ragazza; non solo rabbia, ma terrore.
Ha paura. Non mi odia; è solo terrorizzato.

La lezione della locanda[modifica]

Hilary Castamir cavalcava a capo chino, il mantello strettamente avvolto attorno al corpo e il cappuccio calato a celarle il viso. Non si voltò per guardare un'ultima volta Arilinn.
Aveva fallito...
Mai dunque sarebbe stata conosciuta come Hilary di Arilinn, né sarebbe invecchiata servendo la più antica e prestigiosa delle Torri dei Sette Domimi; Custode di Arilinn, riverita, idolatrata. Mai più, ora. Lei aveva fallito, fallito...

La sacerdotessa di Avalon[modifica]

249 d.C.

Col tramonto, un vento disteso si era levato dal mare. Era la stagione in cui i contadini bruciavano le stoppie nei campi, ma nel cielo, dal quale il vento aveva spazzato la bruma, splendeva bianca la Via Lattea. Il Merlino di Britannia sedeva sulla Rupe della Sentinella, in cima al Tor, con gli occhi fissi sulle stelle. Anche se dominava il suo sguardo, la magnificenza del firmamento non assorbiva tutta la sua attenzione, perché l'udito era intento a cogliere ogni suono proveniente dalla dimora della Somma Sacerdotessa, sul pendio sottostante.

La signora di Avalon[modifica]

PARLA LA REGINA DEI FAERIE:

Nel mondo della razza umana le maree del potere stanno cambiando. Per me le stagioni degli uomini arrivano e passano nell'arco di pochi istanti, ma a volte qualcosa in esse attrae la mia attenzione.
I mortali affermano che nel mondo dei Faerie non cambia mai nulla, ma non è così. Ci sono luoghi dove i mondi sono vicini fra loro come le pieghe di una coperta, e uno di essi è il luogo che gli uomini chiamano Avalon. Quando le madri della razza umana sono giunte per la prima volta in queste terre, il mio popolo, che non aveva mai avuto un corpo, si è dato una forma a loro somiglianza; esse hanno eretto le loro case su pali al limitare del lago e cacciato nelle paludi, e noi abbiamo camminato e giocato con loro, perché quello era il mattino del mondo.

La spada del caos[modifica]

I pensieri sono cose. Qualunque pensiero che agiti l'etere, muove tutti gli atomi e l'impronta di quel pensiero lascia una traccia eterna nel tessuto dell'universo. Tutto ciò che desideriamo con sincerità nel nostro cuore, si imprime nel tempo e nello spazio con tanta forza, che senza fallo si avvererà. Perciò, fratelli miei, fate attenzione a ciò che implorate, perché inevitabilmente lo avrete e non potrete sfuggirvi né con il tempo né per tutta l'eternità.
Da Il Libro delle Afflizioni Monastero di Nevarsin

La spada incantata[modifica]

Aveva seguito un sogno che lo aveva portato lì a morire. Cosciente per metà, giaceva sulle rocce e sul muschio sottile del crepaccio montano: nel suo stato di torpore, gli sembrava che la ragazza vista in quel sogno precedente gli stesse di fronte. Dovresti ridere, disse Andrew Carr al volto immaginario di lei. Se non fosse per te avrei ormai attraversato metà della galassia.
Non starei disteso qui mezzo morto su un grumo di polvere congelato, al limite del nulla.

La torcia[modifica]

La pioggia era caduta per tutto il giorno, ora battente, ora ridotta a sprazzi, ma senza cessare mai del tutto. Le donne avevano portato in casa le rocche e i fusi per filare accanto ai focolari, e i bambini stavano acquattati sotto i tetti sporgenti del cortile, e si avventuravano allo scoperto per pochi istanti tra un'acquata e l'altra per sguazzare nelle pozzanghere e lasciare tracce di fango all'interno dell'abitazione. Prima di sera, la più vecchia tra le donne sedute accanto al fuoco cominciava a pensare che sarebbe impazzita per le grida e gli spruzzi, per le cariche dei minuscoli eserciti, il fragore delle spade di legno sugli scudi di legno, i rumori dei giocattoli rotti e i litigi conseguenti, il passaggio di consegne da un comandante all'altro, le urla dei «morenti» e dei «feriti» che venivano esclusi dal gioco.

Le foreste di Darkover[modifica]

Quando mi svegliai, pensando di essere solo, ero sdraiato su un divano di pelle in una stanza bianca e spoglia con enormi finestre che alternavano vetri trasparenti a vetri opachi, dietro i quali il profilo delle montagne con le cime innevate diventava un'ombra pallida dai tenui riflessi metallici, glaciali.
La memoria e l'abitudine diedero un nome a tutto ciò che mi circondava: l'ufficio spoglio, il bagliore aranciato del grande sole, le montagne in lontananza. Ma dietro una lucida scrivania di vetro era seduto un uomo che mi guardava fissamente... e quell'uomo io non lo avevo mai visto prima.

Le querce di Albion[modifica]

Un vento freddo investiva le torce e trasformava le fiamme in code ardenti. La luce irosa brillava sulle acque buie dello stretto e sugli scudi dei legionari che attendevano sull'altra sponda. La Sacerdotessa tossiva per il fumo e la nebbia marina che le penetravano nelle narici e ascoltava i clangori del campo latino che echeggiavano attraverso le acque mentre il comandante romano arringava i suoi uomini. I druidi salmodiavano in risposta, invocando la collera dei cieli, e i tuoni squassavano l'aria.

Magia di luce[modifica]

La casa si chiamava Greyangels. Era stata costruita nell'ultimo periodo della dominazione coloniale e aggiunte successive erano state apportate alla sua struttura nei primi anni di vita della nuova nazione. Vecchi frutteti la circondavano ancora, traccia del suo passato di fattoria; gli alberi centenari avevano perso la capacità di fruttificare ma non quella di produrre un trionfo di fiori all'arrivo di ogni primavera. I giorni in cui la casa dominava su vaste distese di granoturco, campi di zucche e meli accuratamente potati erano terminati da tempo. Ormai restava solo l'edificio.

Naufragio sulla terra di Darkover[modifica]

Il carrello di atterraggio era quasi l'ultima delle loro preoccupazioni, ma rendeva seriamente problematico l'entrare e l'uscire. La grande astronave giaceva inclinata in un angolo di quarantacinque gradi, con le scalette di uscita e gli scivoli che non arrivavano fino al terreno e gli sportelli che non portavano da nessuna parte. Non avevano ancora valutato tutti i danni, non del tutto, ma si stimava che metà degli alloggi dell'equipaggio e tre quarti delle sezioni per passeggeri fossero inabitabili.

Ritorno a Darkover[modifica]

La prima considerazione del giovane Larry Montray, nel mettere piede sul mondo di Darkover, fu che non sembrava affatto un pianeta straniero.
Nell'avviarsi verso la lunga scala mobile che portava a terra i passeggeri della grande astronave, Larry cominciò a provare una grande delusione. Darkover. Un mondo che era stato scoperto dall'uomo parecchi millenni prima, ai primordi della grande espansione coloniale, ma di cui, in seguito, si erano perse le tracce, finché non era stato riscoperto nei passati decenni.

Spirito di luce[modifica]

30 aprile 1969, Shadowkill, stato di New York

Il temporale primaverile, piuttosto anomalo, infieriva sulla vecchia casa con violenza crescente, quasi intendesse partecipare a ciò che accadeva all'interno. I bagliori improvvisi dei fulmini colpivano le sagome nella stanza con un'intensità che ne metteva in risalto i contorni, come se dovessero illuminare la scena per il bisturi di un diabolico chirurgo.

Tenebra di luce[modifica]

Il potere della Sorgente aumentava intorno a lei, nonostante le spesse mura di pietra che lo avviluppavano. Era tardi, e la montagna sarebbe stata inondata dalla luce lunare se non si fosse scatenato il temporale estivo che stava salendo dal Watchman's Gap, la Gola del Guardiano.
Attie imprecò sottovoce e scosse le porte chiuse a chiave del sanatorio. Come osava Quentin avvicinarsi alla Sorgente e pensare che lei non se ne sarebbe accorta? Certo, poteva perdonargli molte cose, ma non questa. La Sorgente era sua.

Tutto, tranne la libertà[modifica]

«Guarda» esclamò Jaelle sporgendosi dal balcone, «credo che stia arrivando.»
Dama Rohana Ardais, il corpo e il passo appesantiti dalla gravidanza avanzata, si avvicinò alla figlia adottiva e si appoggiò alla balaustra, chinandosi per scrutare oltre le cime degli alberi, al di là della curva della strada che conduceva a Castel Ardais.

Universo senza fine[modifica]

I pianeti sono fatti per essere lasciati.
È un vecchio detto degli Esploratori. Ma prima non ci avevo mai creduto, non avevo mai compreso veramente il suo significato.
«Mai più.» Non capisci mai cosa significhi davvero «mai.» È una parola che si usa un sacco di volte, ma significa... significa mai. MAI. Non in tutti i milioni di miliardi di trilioni di...
Calmati, maledizione!

Witch Hill[modifica]

Cominciò a piovere proprio quando la limousine delle pompe funebri uscì dal cimitero, e durante tutto il tragitto verso la città le gocce che si abbattevano con violenza sull'auto e il regolare fruscio dei tergicristalli punteggiarono le mie cupe riflessioni. Una settimana fa eravamo in quattro. Quattro Latimer. Mia madre – Janet Latimer –, fragile e spesso malata, per cui avevo rinunciato all'appassionante attività alla scuola d'arte ed ero tornata a casa a occuparmi di lei; la mamma era stata piena di vita e adorabile, e meritava tutte le attenzioni necessarie per risparmiare al suo cuore delicato ogni sforzo.

Bibliografia[modifica]

  • Marion Zimmer Bradley, Attacco a Darkover, traduzione di Maria Cristina Pietri, Longanesi, 2004. ISBN 8830419559
  • Marion Zimmer Bradley, Cuore di luce, traduzione di Maddalena Togliani, TEA, 2000. ISBN 8878182419
  • Marion Zimmer Bradley, Dark Satanic, la maledizione, traduzione di Maddalena Togliani, TEA, 2003. ISBN 8878182710
  • Marion Zimmer Bradley, Gli eredi di Hammerfell, traduzione di Riccardo Valla, Editori associati, 1992. ISBN 8878192856
  • Marion Zimmer Bradley & Paul Edwin Zimmer, I cacciatori della Luna Rossa, traduzione di Luigi Menghini, Salani, 1992. ISBN 8877822228
  • Marion Zimmer Bradley, I falconi di Narabedla, traduzione di Maria Cristina Pietri, Tea, 1995. ISBN 8878194891
  • Marion Zimmer Bradley, Il drago di bronzo, traduzione di Maria Benedetta di Castiglione, Salani, 1991. ISBN 8877821981
  • Marion Zimmer Bradley, Il ribelle di Thendara, traduzione di R. Valla, TEA, 1994. ISBN 8878194905
  • Marion Zimmer Bradley, Il sapiente di Darkover, traduzione di Riccardo Valla, Tea, 1991. ISBN 8878181582
  • Marion Zimmer Bradley, Il signore di Storn, traduzione di R. Valla, TEA, 2002. ISBN 8878193569
  • Marion Zimmer Bradley & Diana L. Paxson, L'Alba di Avalon, traduzione di Maria Cristina Pietri, 2005.
  • Marion Zimmer Bradley, L'erede, traduzione di Maddalena Togliani, Longanesi, 2004. ISBN 8830416169
  • Marion Zimmer Bradley, L'erede di Hastur, traduzione di Roberta Rambelli, Tea, 2002. ISBN 8850202709
  • Marion Zimmer Bradley, L'esiliato di Darkover, traduzione di Riccardo Valla, Tea, 1992. ISBN 8878193119
  • Marion Zimmer Bradley, L'esilio di Sharra, traduzione di Roberta Rambelli, Editrice Nord, 1983. ISBN 8842902713
  • Marion Zimmer Bradley, La casa tra i mondi, traduzione di Paola Gimigliano, Fanucci, 2002. ISBN 883470875X
  • Marion Zimmer Bradley, La catena spezzata, traduzione di Roberta Rambelli, Ed. Nord, 1981.
  • Marion Zimmer Bradley, La città della magia, traduzione di Riccardo Valla, TEA, 1991. ISBN 8878191590
  • Marion Zimmer Bradley, La dama di Ardais, traduzione di M. Cristina Pietri, in "I signori di Darkover", TEADue, 2006. ISBN 9788850209668
  • Marion Zimmer Bradley, La dama del giglio, traduzione di Maddalena Togliani Longanesi, 1998. ISBN 8830414786
  • Marion Zimmer Bradley, La donna del Falco, traduzione di Riccardo Valla, TEA, 1983. ISBN 8878186813
  • Marion Zimmer Bradley, La lezione della locanda, traduzione di M. Cristina Pietri, in "I signori di Darkover", TEADue, 2006. ISBN 9788850209668
  • Marion Zimmer Bradley & Diana L. Paxson, La Sacerdotessa di Avalon, traduzione di Maria Cristina Pietri, 2001.
  • Marion Zimmer Bradley, La spada del Caos, traduzione di M. Cristina Pietri, in "I cento regni di Darkover", Ed. Nord, 1993.
  • Marion Zimmer Bradley, La spada di Aldones, traduzione di Riccardo Valla, Tea, 1994. ISBN 8878193577
  • Marion Zimmer Bradley, La spada incantata, traduzione di Nicoletta Vallorani, Editrice Nord, 1987. ISBN 8842902837
  • Marion Zimmer Bradley, La signora delle Tempeste, traduzione di Riccardo Valla, 1989.
  • Marion Zimmer Bradley, La signora di Avalon, traduzione di Annarita Guarnieri, TEA, 2007. ISBN 8878185213
  • Marion Zimmer Bradley, La torcia, traduzione di Roberta Rambelli, Longanesi, 1987. ISBN 8878193267
  • Marion Zimmer Bradley, La Torre Proibita, traduzione di Roberta Rambelli, 1980.
  • Marion Zimmer Bradley, Le foreste di Darkover, traduzione di Maria Cristina Pietri, TEA, 1996. ISBN 8878198846
  • Marion Zimmer Bradley, Le luci di Atlantide, traduzione di Angela Ragusa, Tea, 1994. ISBN 8878195080
  • Marion Zimmer Bradley, Le nebbie di Avalon, traduzione di Roberta Rambelli, CDE, 1990.
  • Marion Zimmer Bradley, Le querce di Albion, traduzione di Roberta Rambelli, Superpocket, 1999. ISBN 884620087X
  • Marion Zimmer Bradley, Magia di luce, traduzione di Maddalena Togliani, Tea, 1998. ISBN 8878182400
  • Marion Zimmer Bradley, Naufragio sulla terra di Darkover, traduzione di Nicoletta Vallorani, Nord, 1991. ISBN 8842902837
  • Marion Zimmer Bradley, Ritorno a Darkover, traduzione di R. Valla, TEA, 1993. ISBN 8878193755
  • Marion Zimmer Bradley, Spirito di luce, traduzione di Maddalena Togliani, TEA, 2003. ISBN 8878182397
  • Marion Zimmer Bradley, Tenebra di luce, traduzione di Maddalena Togliani, Tea, 1999. ISBN 8878182427
  • Marion Zimmer Bradley, Tutto, tranne la libertà, traduzione di M. Cristina Pietri, in "I signori di Darkover", TEADue, 2006. ISBN 9788850209668
  • Marion Zimmer Bradley, Universo senza fine, traduzione di Carlo Borriello, Fanucci, 1996. ISBN 8834705270
  • Marion Zimmer Bradley, Witch Hill. La confessione di una strega, traduzione di Maddalena Togliani, TEA, 2001. ISBN 8878182702

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]

Note[modifica]

  1. La scopritrice di Darkover, FantasyMagazine, L. Azzolini